I cambiamenti climatici minacciano Taranto: l'isola di San Paolo presto non ci sarà più

Moltiplicati anche gli eventi estremi, come i tornado

Venerdì 26 Novembre 2021 di Massimiliano MARTUCCI
L'isola di San Paolo

L'isola di San Paolo presto non ci sarà più. E Taranto perderà diversi chilometri quadrati di costa, quando il mare si innalzerà. Non se, ma quando. Questa è la differenza sostanziale tra quanto si comunicava rispetto alla crisi climatica prima e oggi. Il «bla bla bla» di Glasgow dimostra che mentre i governi sono ancora concentrati in un braccio di ferro diplomatico, qui sui territori il clima modificato geneticamente dall'azione umana ha già mietuto delle vittime. Basta guardare con attenzione cosa dice su questo il rapporto sul clima di Legambiente: a Taranto, dal 2012 ad oggi, sono stati registrati diversi eventi estremi, di cui quattro trombe d'aria. E due morti: Francesco Zaccaria e Cosimo Massaro. Entrambi morti a causa di un tornado.

 

Il dettaglio

I cambiamenti climatici avanzano sul corpo e il sangue delle persone. Le famiglie che perderanno tutto a causa dell'innalzamento del mare. Taranto è uno dei territori a rischio, come si legge nel rapporto: «Nello specifico entro il 2100 il Mar Mediterraneo si innalzerà tra 0,94 e 1,035 metri, con un picco di 1,4 metri nell'alto Adriatico, dove la costa è anche soggetta a un fenomeno di abbassamento. La stessa analisi di Enea evidenzia con in Italia verranno sommersi circa 5.500 km quadrati di territorio costiero, una superficie paragonabile a quella della Liguria». A farne le maggiori spese saranno spiagge e porti, ma anche strade e infrastrutture. Pensate a quando percorrete la bellissima litoranea tarantina, immaginate che potrebbe essere sommersa dall'acqua. Per avere i dettagli, Legambiente rinvia a una mappa, realizzata in un approfondimento specifico, dedicato a quattro aree italiane: Oristano, nord Adriatico, Cagliari e Taranto. Sulla mappa, pubblicata su paesaggicostieri.org, si può vedere una proiezione delle aree più a rischio. L'isola di San Paolo, appunto, sarà destinata a sparire. Ma anche la spiaggia di San Vito. L'acqua salirà fino a far indietreggiare la costa del Mar Piccolo, con importanti impatti sul tessuto economico, dall'Arsenale fino quanto si trova alla Discesa Vasto. L'area allagata sarà grande oltre quattro km quadrati. Nel dettaglio: 0,24 kmq di superficie del porto; 0,03 kmq di infrastrutture ferroviarie; 0,05 kmq di area residenziale; 0,01 kmq di area commerciale; 0,09 kmq di area industriale; 0,77 kmq di arenile; 0,25 kmq di bacini costieri; 1,8 kmq di suoli agricoli e 0,98 kmq di suoli agricoli.

Gli eventi estremi


I cambiamenti climatici però non si realizzano solo con l'innalzamento del mare, che a Taranto sarà compensato, appena un po', dall'innalzamento della superficie terrestre, come è emerso durante un convegno organizzato dal Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici e il dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Bari nel 2020, proprio a Taranto, ma anche con l'aumento delle frequenze degli eventi climatici estremi. Legambiente fornisce anche in questo caso un mappa dove vengono indicati ben dieci eventi estremi in tutta la provincia, a cominciare dai tornado mortali del 2012 e del 2019, passando per quello che a Manduria, a ottobre 2018, ha danneggiato la chiesa di San Michele Arcangelo, passando per la tempesta che a luglio del 2020 ha trasportato le polveri dell'Ilva praticamente ovunque. Il clima che cambia, a causa dell'aumento dei gas serra, reagisce restituendo moltiplicato all'infinito. A novembre del 2018 le piogge intense hanno definitivamente danneggiato l'antico acquedotto romano di Taranto e nell'estate del 2021 una tromba d'aria ha causato danni per decine di migliaia di euro lungo la costa occidentale, tra Chiatona e Castellaneta Marina. Eventi la cui frequenza è destinata a aumentare e per questo vale l'adagio del direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Uniba, Giuseppe Mastronuzzi: «Ascoltare la scienza fa guadagnare tempo».

Ultimo aggiornamento: 14:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA