Volley, l'Italia contro l'Olanda: la partita infinita per sanare la ferita delle Olimpiadi

Volley, l'Italia contro l'Olanda: la partita infinita per sanare la ferita delle Olimpiadi
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Martedì 12 Settembre 2023, 11:36 - Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 21:32

“Schiacciata dell’Olanda, difende Bovolenta, Tofoli, poi Giani ma la palla è fuori. Peccato, l’Olimpiade è dell’Olanda”. Telecronaca da Atlanta 1996, l’oro stregato sfuggito d’un soffio: tutti ricordano dov’erano in quel preciso momento, la delusione di un’intera generazione. Tutti i ragazzi che oggi amano il volley l’avranno rivista almeno una volta. Dopo abbiamo vinto tanto, tantissimo ma è come se il tempo si fosse fermato: la squadra dei Fenomeni senza la medaglia più importante, la ferita mai rimarginata, il tabù Olanda che toglie ancora il sonno come il rigore sbagliato in finale da Baggio contro il Brasile.

L'appuntamento

Li ritroviamo oggi a Bari, come è già accaduto spesso in questi 27 anni: di nuovo l’Olanda, crocevia per il titolo europeo, più di una semplice partita. Spesso li abbiamo battuti, qualche volta abbiamo ri-perduto, ma il bilancio non conta perché il pensiero corre sempre lì. A quella finale maledetta. A quei fantasmi che coach Fefè De Giorgi – salentino-pugliese di Squinzano – allontanerà dalla mente di Giannelli, Lavia e compagni per tenerli liberi di giocare e divertirsi.

Per chi è cresciuto con Zorzi, Bernardi e Lucchetta – quando il volley diventò spettacolo, da allora secondo sport in Italia per numero di iscritti – c’è molto di più. Quella finale persa al tie-break segna un’inversione di tendenza per un’intera generazione: gli olandesi li avevamo amati per il calcio totale di Cruijff, per l’amore libero, per i canali di Amsterdam, per i grandi parchi tra i dipinti di Van Gogh e Rembrandt e, più tardi, per il trio Van Basten-Gullit-Rijkaard anche se non eri del Milan. Il Nord Europa dei mulini a vento che tutto sembrava meno che gelido e respingente. Terminal desiderato di un viaggio in Interrail e meta universitaria preferita con l’Erasmus. Fino a quella maledetta serata di un caldo agosto quando gli olandesi, dopo quella schiacciata di Giani finita sull’asticella, diventano gli arci-nemici per sempre. Rivali storici e avversari detestati. Le lancette che vorremmo riportare indietro per giocare meglio quell’ultima palla.

Altre meravigliose vittorie sarebbero, poi, arrivate: la Pellegrini nel nuoto, Valentino sui circuiti di mezzo mondo, il bis-Mondiale del calcio nel 2006 per chi già aveva festeggiato con Paolo Rossi e gli Europei del 2021 con Mancini in panchina, fino ai trionfi inaspettati di Jacobs e Tamberi agli ultimi Giochi di Tokyo.

Ma resta il grande vulnus: la Nazionale di volley mai salita sul gradino più alto del podio olimpico, lo stop all’ultimo miglio della squadra - tra tutti gli sport - forse più bella di sempre.

La sfida oggi con l’Olanda riaccende i riflettori. Noi favoriti, loro un gradino più sotto ma con la stella Aziz da tenere a bada. Non sarà facile, ma niente patemi. Se dovesse andar male ci sarà modo per rifarsi per una Nazionale giovanissima. In caso di vittoria sarà il primo passo verso traguardi inevitabilmente su un doppio binario: gli Europei ora e qui (semifinali e finale a Roma); l’Olimpiade il prossimo anno perché non possiamo non guardare a Parigi per sanare la ferita più grande.

Il destino è nelle mani della nuova generazione: Michieletto, Romanò e Russo per citarne alcuni. Hanno visto Gardini e Cantagalli contro Van De Goor e Blangè su Youtube e sanno di cosa stiamo parlando. Come lo sa il 19enne Bovolenta, il più giovane del gruppo: Alessandro di nome e figlio del grande Vigor che ad Atlanta c’era eccome prima della tragica morte sul campo qualche anno fa. Per ora Bovolenta jr giocherà poco (ma presto sarà un pilastro insostituibile) ma è come se quasi 30 anni dopo avesse raccolto il testimone: dal papà, ovviamente, ma anche da quella generazione. Bovolenta jr è la conferma che non è finita.

De Giorgi, invece, nel 1996 non c’era: sempre presente da giocatore nei grandi trionfi, ma escluso dal guru Velasco quasi a sorpresa. «Con me tra i dodici avremmo vinto anche ad Atlanta», ha sempre scherzosamente dichiarato nelle interviste. Curioso che tocchi ora a lui, l’unico assente della generazione dei Fenomeni in quella finale, il compito di ribaltare la storia guidando da coach la Nazionale. Vincere oggi con gli olandesi per continuare la striscia di successi in vista del grande sogno olimpico. Riscatto, vendetta, rivincita: chiamatela come volete. E, poi, forse torneremo ad amare l’Olanda come una volta. Fefè, allenatore operaio, bada alla sostanza e non ama paroloni. La sua missione è vincere e chissenefrega delle metafore. Certe ferite, a pensarci bene, bruciano per sempre e non possono essere sanate. Possono essere dimenticate e c’è un solo modo: prendersi la medaglia che ci manca. Ricominciando da Bari contro gli Orange. Parigi 2024 ci aspetta.

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