Semyon Bychkov, il direttore d'orchestra russo a Oggi è un altro giorno: «Sono andato via per essere libero»

Originario di Leningrado, il direttore è figlio di madre francese e padre ebreo

Un racconto toccante del direttore d'orchestra di fama mondiale, Semyon Bychkov, che ripercorre la sua carriera e le difficoltà di vivere in Russia
Un racconto toccante del direttore d'orchestra di fama mondiale, Semyon Bychkov, che ripercorre la sua carriera e le difficoltà di vivere in Russia
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Venerdì 8 Aprile 2022, 18:36

A Oggi è un altro giorno parla Semyon Bychkov, il direttore d’orchestra, di origine russa, si è espeesso sulla guerra in Ucraina. La sua fama internazionale lo precede e, ora, indirettamente coinvolto nella guerra tra Russia e Ucraina, sostiene: «Da quando è iniziata, essa si è presa tutte le nostre esistenze. Parlo della mia e di quella di moltissime altre persone, che continuano a pensare alla guerra tutto il giorno e cercano di trovarvi un senso. Si è presa tutta la mia vita e, inoltre, al suo scoppio ero con l’orchestra filarmonica ceca, di cui sono direttore. Stavamo preparando un tour delle capitali europee».

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Bychkov sentenzia che è necessario guardare al passato per capire il presente: «Cosa sta accadendo in questo momento è la conseguenza di cosa è avvenuto in passato. Ogni volta come umanità intera ci diciamo che non dovrà succedere mai più. Chi perde la vita in queste guerra, non deve morire invano. Fino a quando non riconosceremo le pagine più buie, continueremo a farci del male. Quando sono emigrato nel 1975, avevo 22 anni e le persone mi chiedevano perché lasciassi il Paese nel quale ero nato. Io dicevo: per essere libero. Oggi la risposta è immutata».

Originario di Leningrado, il direttore è figlio di madre francese e padre ebreo. Dopo gli studi al Conservatorio di San Pietroburgo, nel 1974 si è trasferito a Vienna e nel 1975 negli Stati Uniti dove ha frequentato il Conservatorio della The New School di New York. E, proprio negli Stati Uniti dove ha sposato la sua seconda moglie, la pianista Marielle Labèque. Un mix che tuttora lo rende completo. 

A Serena Bortone, racconta: «Chi sono io, dopo tutto? Un russo: nato nella bellezza di San Pietroburgo. Un americano: uno dei tanti milioni che hanno trovato rifugio e accoglienza in quel Paese. Un francese: far parte di una famiglia francese e condividerne il destino. Un tedesco e un italiano per dirigere Wagner o Verdi, Beethoven o Berio».

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