Oscar, Netflix lancia Sophia Loren verso il tris con il film girato in Puglia, "La vita davanti a sé"

Martedì 12 Gennaio 2021 di Titta Fiore

A parte la meravigliosa bellezza (che già di suo basterebbe), c'è qualcosa in Sophia Loren che l'ha fatta e la fa diversa da ogni altra diva di fama planetaria. Ed è, questa dote che rende il suo fascino inossidabile, un'empatia speciale, o meglio, una capacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore portandolo a immedesimarsi in un vissuto che non potrebbe essere più lontano dal proprio e che invece, straordinariamente, diventa per qualche motivo familiare. «Cosa farebbe Sophia Loren?», l'accattivante documentario di Ross Kauffman disponibile su Netflix dal 15 gennaio, è nato così, dalla sconfinata ammirazione che un'esperta di cinema italoamericana, Nancy «Vincenza Careri» Kulik, nutre da sempre per la sua eroina. Dell'attrice leggendaria Nancy conosce ogni fotogramma, ha studiato a fondo «L'oro di Napoli» e «Matrimonio all'italiana», «La ciociara» e «Ieri, oggi e domani». Ma la sua non è solo una passione cinefila. Per lei, e per tanti come lei, Sophia è unica perché non ha mai rinunciato a nutrirsi delle sue radici. E non ha mai rinnegato il suo passato. Ai suoi occhi, la Loren rappresenta un pezzo d'Italia. La migliore. Quella di chi ha lottato per riuscire, non ha mollato mai e alla fine ce l'ha fatta. Quella che nonni e genitori si sono lasciati alle spalle dopo la guerra, ma non hanno mai dimenticato. 

Sofia che racconta in ogni intervista dell'infanzia di stenti a Pozzuoli, del padre assente e dei sacrifici fatti dalla madre bella come Greta Garbo, della fame patita e delle prime comparsate a Cinecittà inseguendo un po' di benessere prima dei sogni di gloria, diventa quindi un modello, oltre che un'icona. Un modello da seguire, per l'intraprendente Nancy-Vincenza, figlia di calabresi che rivede in lei, nei suoi personaggi, i gesti, le espressioni, i sorrisi e le malinconie della sua gente. E ora che la diva è tornata al cinema, protagonista del film diretto da Edoardo Ponti «La vita davanti a sé», prodotto da Netflix, quasi interamente girato in Puglia, a Bari, e per settimane tra i più visti della piattaforma streaming, ecco che quel modello ridiventa prepotentemente contemporaneo. Nel documentario lungo una quarantina di minuti, è la stessa Loren a fare da contrappunto alle riflessioni di Nancy e i ricordi dell'una si intrecciano con le testimonianze dell'altra in un piacevole gioco di specchi tra arte e vita.

Sul set di «La vita davanti a sé», l'attrice vincitrice di due premi Oscar segue docile le indicazioni del figlio regista che alla fine di ogni scena le dice «wonderful», sei meravigliosa. Per il ruolo di Madame Rosa, l'ex prostituta scampata ai lager nazisti che si prende cura di un piccolo senegalese senza famiglia per scacciare i suoi demoni interiori, la stampa internazionale, e quella americana in primis, l'ha già candidata a furor di popolo alla terza statuetta. Sapremo il 15 marzo se donna Sophia figurerà nella cinquina finale dell'Academy. E il 25 aprile, nella Notte delle Stelle, se aggiungerà un nuovo record alla sua luminosa carriera. Intanto, la campagna di lancio è partita alla grande e anche l'omaggio devoto di Nancy potrà fare la sua parte. Nelle scene finali del documentario la diva e la sua emozionatissima fan finalmente si conoscono, grazie all'iniziativa dei loro figli, e l'incontro finisce a tavola, come tra vecchie amiche, sulle note di «That's Amore». Che altro? 

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