Scuola, il Cts: in aula senza distanziamenti se prof e ragazzi sono immunizzati. Sì alle mascherine

Martedì 13 Luglio 2021 di Mauro Evangelisti
Scuola, il Cts: in aula senza distanziamenti se prof e ragazzi sono immunizzati. Sì alle mascherine

Nel prossimo anno scolastico si potrà andare a lezione senza l'obbligo di rispettare il distanziamento. Ma con alcune condizioni: bisognerà continuare a indossare le mascherine perché comunque le aule sono luoghi chiusi in cui la trasmissione del virus è molto più probabile se c'è un infetto; si potrà rinunciare al distanziamento solo dove c'è un'ampia copertura vaccinale, sia tra i ragazzi (parliamo della fascia di età 12-18 anni per i quali esiste un vaccino autorizzato) sia tra gli insegnanti.
OBIETTIVI
Proprio il nodo dell'ampia platea dei prof, che inspiegabilmente in alcune Regioni hanno rifiutato di vaccinarsi, rappresenta una incognita che rischia di mandare in tilt il sistema scolastico. Non si comprende perché nel Lazio la quasi totalità degli insegnanti abbia aderito mentre in Sicilia la percentuale sia molto bassa.

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Inoltre, il tema della mobilità dei professori è delicato, perché può succedere che in una regione in cui c'è una forte percentuale di adesione al vaccino vengano chiamati ad insegnare docenti di zone di Italia in cui invece c'è una forte propensione no-vax. Nel dibattito di ieri sera, all'interno del Comitato tecnico scientifico, non è mancata anche una proposta: rendiamo obbligatorio i vaccini per gli insegnanti.

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Probabilmente non sarà una strada praticabile, ma lo spettro di dovere ricorrere alla Didattica a distanza, anche nel prossimo anno scolastico, a causa degli insegnanti no-vax è ben presente. In linea di massima, il Cts ritiene che si possa tornare a scuola senza il ricorso alla Dad. Il Lazio, ad esempio, è convinto di poterne fare a meno perché sta accelerando anche nelle immunizzazioni della fascia di età 12-18 anni. Ma con la variante Delta che ha già fatto aumentare pesantemente il numero degli infetti in tutta Europa, certezze sul prossimo anno scolastico non possono essercene.
Il Comitato tecnico scientifico ieri sera si è riunito, su sollecitazione del ministro della Pubblica istruzione, Patrizio Bianchi, che ha inviato una serie di quesiti su come riorganizzare la riapertura delle scuole a settembre. Se è vero che per allora il 70 per cento degli italiani sarà vaccinato (stando alle rassicurazione del commissario per l'emergenza, il generale Francesco Figliuolo), il Paese sarà in un'area di sufficiente sicurezza per tornare alla normalità?


I NODI
Dal Comitato tecnico scientifico è stata data una risposta articolata, perché in questa fase complicata dell'epidemia vi sono ancora alcuni dati che mancano. Prima di tutto, non sappiamo se l'incremento dei nuovi casi positivi, evidente anche nel nostro Paese praticamente in tutte le Regioni, porterà a uno scenario simile a quello delle precedenti ondate, con gli ospedali che andavano sotto stress. I dati raccolti confermano che tra i ricoverati la percentuale dei vaccinati con doppia dose è molto bassa, ma non va mai dimenticato che la platea dei non immunizzati è ancora maggioritaria. Inoltre, a causa dei viaggi e delle vacanze il virus sta circolando moltissimo proprio tra i giovani che, quanto torneranno in aula, potrebbero alimentare il contagio, causando nuovi focolai. Se la percentuale dei non vaccinati tra studenti e insegnanti sarà maggioritaria, diventerà impossibile escludere a priori il ricorso, in emergenza, alla Dad.

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Ad oggi, comunque, il Cts dice: con un'alta percentuale di immunizzazioni, è possibile andare alla riapertura delle scuole anche in quelle strutture in cui non si può garantire il distanziamento, ma è comunque consigliabile mantenere l'obbligo di mascherina in classe. Qualche settimana fa, l'assessore alla Salute, Raffaele Donini, ha anche avanzato una proposta: «Per gli studenti vaccinati non deve mai essere previsto il ricorso alla Didattica a distanza».

 


 

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