Patologie dell'intestino: l'Europa punta sulle alghe

Giovedì 16 Settembre 2021 di Giampiero Valenza

L'Unione europea dichiara guerra alle malattie dell’intestino puntando ai principi attivi che si trovano nelle alghe. È con uno stanziamento di 7,5 milioni di euro in 4 anni, inseriti nel programma quadro Horizon 2020, che uno studio internazionale sta cercando di capire come fare a trovare trattamenti contro le Mici, le malattie infiammatorie croniche intestinali. L’obiettivo è sferrare un colpo duro a patologie come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, che riguardano 7 milioni di persone nell’intero pianeta, di cui 200.000 solo in Italia.

IL PIANO

Il progetto di ricerca Algae4Ibd (Algae for Inflammatory Bowel Disease) è coordinato dall’Istituto israeliano Migal e vede la partecipazione di 21 partner, tra cui l’azienda italiana Solaris Biotech di Porto Mantovano, in Lombardia, che ha il compito della progettazione e della realizzazione dei bioreattori che permetteranno tutto il lavoro. «Sono stati riuniti specialisti di ben 11 Paesi: esperti in crescita e produzione di alghe, gastroenterologi, sviluppatori di alimenti funzionali e piccole e medie imprese farmaceutiche – dice Dorit Avni, ricercatrice dell’istituto Migal e coordinatrice del progetto - Questo gruppo multispecialistico e multiculturale apporterà le competenze necessarie per sviluppare prodotti che, si spera, possano prevenire e curare le malattie infiammatorie intestinali». «Le alghe hanno bisogno di luce e di vivere a una determinata concentrazione salina. Sono di facile coltivazione e hanno una buona resa proteica», aggiunge Antonio Castagna, del settore Ricerca e Sviluppo di Solaris. Che abbiano effetti virtuosi contro le malattie infiammatorie intestinali in parte già è stato notato dalla ricerca scientifica: un lavoro condotto in laboratorio e pubblicato dall’Università della Tanzania su Plos One ha dimostrato che l’alga Fucus Vesciculosus riesca a ridurre le infiammazioni del colon. Ma anche gli scienziati dell’Università della California hanno potuto apprezzare le grandi capacità di un’altra pianta marina, la Chlamydomonas, sulla salute gastrointestinale. Quindi, lo studio internazionale a guida israeliana potrebbe facilmente confermare le funzioni curative delle piante acquatiche, aprendo la strada a nuovi trattamenti contro le Mici.

 

 

UN TESORO

 Le alghe sono note per le loro componenti nutritive: hanno grandi quantità di vitamine, antiossidanti, acidi grassi Omega 3. In natura sono tra gli alimenti più ricchi di iodio, necessario per far produrre all’organismo gli ormoni tiroidei. Ecco svelato il perché chi soffre di ipertiroidismo dovrebbe avere una particolare attenzione a mangiarle. Molte alghe, come le giapponesi Nori (meglio conosciute come le “lattughe di mare”, consumate a tavola con un piatto di sushi) hanno una particolare concentrazione di vitamine A, C e minerali (principalmente zinco, manganese e selenio). Vengono usate contro gli eczemi e alcuni piccoli problemi della pelle. L’alga Wakame invece, dal colorito un po’ più bruno (come la Kombu o la Kelp), è particolarmente ricca di calcio e proteine ed è indicata all’interno delle diete vegetariane. In Asia è l’ingrediente tipico di zuppe, minestre o insalate e vengono sia leggermente scottate sia lasciate fresche. Ma la più conosciuta oggi in Europa è forse la Spirulina, tipica dei laghi salati di Africa e Messico, facile da riconoscere per il suo caratteristico verde scuro. Rientra nella categoria delle microalghe ma sotto un punto di vista scientifico è un cianobatterio. È nota sin dai tempi delle civiltà precolombiane ed è un tesoro di carotenoidi e vitamine del gruppo B. Depura, disintossica, ha molte proprietà antiossidanti e rafforza il sistema immunitario. In sostanza sono un tesoro di nutrienti che, a tutti gli effetti, rientra tra i superfood al centro di una sana alimentazione. 

Ultimo aggiornamento: 11:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA