Coronavirus, Ricciardi: «L’incubazione è oltre i 14 giorni. Gli asintomatici sono un’insidia»

Sabato 22 Febbraio 2020

«Sì, c’è il sospetto che il periodo dell’incubazione in alcuni casi abbia superato i 14 giorni ipotizzati. E comunque ormai è evidente che il 5% dei contagi può partire da un asintomatico. È una percentuale bassa, ma sui grandi numeri è comunque da considerare».

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Walter Ricciardi, membro del Consiglio Esecutivo dell’Organizzazione mondiale della Sanità, è stato tra i primi a chiedere misure più severe per mettere in quarantena chi tornava dalla Cina. Perché tra Lombardia e Veneto i casi di contagiati dal coronavirus di Wuhan in Italia sono arrivati tutti quasi contemporaneamente?
«È presto per trarre conclusioni, ma viene da pensare che sia stato esaurito un periodo di incubazione e che il contagio parta da una fonte contemporanea. Siamo di fronte a un cluster, un piccolo focolaio».
Sembrano non coincidere, rispetto alle previsioni, i tempi dell’incubazione, anche se ancora in realtà non sappiamo chi abbia trasmesso, originariamente, il virus al trentottenne di Codogno.
«Immaginavamo che questo tipo di ipotesi andasse comunque presa in considerazione. Mediamente il periodo di incubazione è tra 7 e 9 giorni, poi per sicurezza si amplia la quarantena a 14 giorni. Ma questo non vuole dire che non vi possano essere delle eccezioni. Proprio perché sono casi rari, penso che non sia opportuno rendere più lungo il periodo di quarantena».
Le indagini sono ancora in corso, ma c’è l’ipotesi che l’uomo di Codogno sia stato da un collega tornato dalla Cina, che non presentava alcun sintomo della malattia. Se davvero possono trasmettere il virus anche gli asintomatici non rischiamo di essere impotenti, di non avere armi per fermare il contagio?
«Chi dice che i contagi partano dai sintomatici non dice una cosa sbagliata. Vale però per il 95-96 % dei casi, resta un 4-5 %, una percentuale molto bassa in cui, come sapevamo, anche chi non ha sintomi può trasmettere il virus. Ma il 4-5 per cento, sui grandi numeri che caratterizzano la diffusione del coronavirus, rappresentano un’insidia significativa».
Cosa pensa della decisione del Governo di prevedere la quarantena per tutti coloro che tornano dalla Cina? Sia per quelli che torneranno nei prossimi giorni, sia per chi è arrivato nelle ultime due settimane. L’Italia avrà la forza per gestire così tante persone in isolamento?
«Guardi, io sono stato tra coloro che avevano chiesto con forza la quarantena per tutti quelli che venivano dalle regioni a rischio della Cina. Ma ho l’impressione che adesso si ecceda dall’altra parte, perché coinvolgere zone della Cina con pochi casi di contagio potrebbe essere inutile. Nelle risposte, anche quelle più dure, bisogna comunque essere razionali. Anche l’invito a non uscire di casa gli abitanti delle città coinvolte è esagerato. E dice una sciocchezza chi già parla di “chiudere i porti”».
Cosa stiamo sbagliando nella gestione di questa emergenza?
«Con il blocco dei voli non siamo riusciti a fare controlli efficaci, perché come tutti sappiamo poi si arriva in Italia con gli scali o con i treni. Secondo me servirebbe una gestione centralizzata, non può essere che ogni regione vada per conto proprio. Con il coronavirus SarsCoV2, in Italia siamo a una fase nuova con casi di trasmissione secondaria dell’infezione. Bisogna rintracciare caso per caso i contatti vicini alle persone positive e agire di conseguenza. Se positivi, vanno ricoverati in isolamento. Se negativi, ma con contatti diretti, vanno isolate, anche a casa ma in modo concreto, cioè con un isolamento domiciliare con piantonamento che non affidi alla persona la volontarietà di stare o meno 14 giorni a casa».

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