Turismo senza personale, il ministro Garavaglia: «Modifiche al Reddito di cittadinanza entro 20 giorni»

Il ministro Garavaglia in visita alle Grotte di Castellana
Il ministro Garavaglia in visita alle Grotte di Castellana
di Paola ANCORA
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Sabato 4 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 5 Giugno, 19:46

Tre settimane per modificare il Reddito di Cittadinanza, «altrimenti sarà troppo tardi per salvare la stagione estiva». Il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia è netto: la corsa contro il tempo per tamponare la cronica carenza di personale da impiegare nel comparto è già iniziata e il Governo utilizzerà ogni mezzo per sostenere le imprese turistiche italiane e pugliesi. A partire dalla reclamata modifica al Reddito di Cittadinanza, destinato a conservare il suo impianto complessivo di strumento di lotta alla povertà, ma con una modulazione graduale degli importi riconosciuti nei mesi estivi per incentivare il lavoro stagionale. 

Ministro in un documento del 23 maggio, insieme alla ministra Luciana Lamorgese, avete chiesto alle principali associazioni di categoria di stimare il fabbisogno di personale nel settore turistico. Tuttavia questa richiesta ad alcuni operatori del comparto è apparsa tardiva: c’è chi l’ha bollata come “una pagliacciata” perché la stagione turistica, in particolare al Sud, è gia cominciata. Perché questo ritardo?
«In realtà io stesso ho sollecitato l’avvio di un ragionamento sul Decreto Flussi già un paio di mesi fa perché era ben visibile già da allora che la situazione, di lì a poco, sarebbe andata peggiorando. Abbiamo un enorme fabbisogno di personale e un tasso di disoccupazione molto elevato: sono problemi che abbiamo visto e affrontato già durante la stagione invernale e che derivano, anche, dal forte rimbalzo avuto nel settore turistico, con recupero di quote mercato importanti che ha acuito il fabbisogno di personale. Gli arrivi stanno andando davvero molto bene, dunque bisogna correre».

E ritiene ci siano i margini per intervenire in tempo?
«Devono esserci, oppure i ristoranti continueranno a ridurre il numero dei tavoli a disposizione e gli alberghi a porre dei limiti alle camere disponibili in ciascuna struttura. Non possiamo permetterci la chiusura delle attività». 

Lei ha proposto di tagliare il Reddito di cittadinanza del 50% per evitare che questa misura, pensata come mezzo di contrasto alla povertà dilagante, si trasformi in un disincentivo al lavoro, in particolare a quello stagionale. In quanto tempo prevede si potrà intervenire con una riforma, che peraltro piace alle imprese?
«Quello da me proposto è un modo semplice per rendere il Reddito di cittadinanza un meccanismo di avvio al lavoro e non un disincentivo: una riduzione dell’importo, per il solo periodo estivo, consentirebbe di accompagnare al lavoro una buona platea di percettori, offrendo loro la possibilità di un impiego che non è detto resti stagionale. Una riforma, in tal senso, consentirebbe in tempi rapidi di aumentare la disponibilità ad accettare lavori stagionali risolvendo il giusto problema sollevato dai percettori del Reddito, ovvero non perdere l’aiuto, e garantendo loro, contestualmente, di percepire i contributi, che non mi pare un vantaggio di poco conto». 

E sui tempi, cosa può dirci?
«Tre settimane al massimo per la riforma, altrimenti la stagione estiva sarebbe parzialmente compromessa».

Alcuni imprenditori pugliesi hanno suggerito di “stornare” le somme tagliate al Reddito di cittadinanza nel periodo estivo, indirizzandole verso le imprese che assumeranno, per incentivare la stipula di contratti regolari. Cosa ne pensa?
«Penso che si possa sempre fare di più, ma l’importante è non immaginare adesso percorsi troppo complicati da seguire, perché mentre aspettiamo il varo della norma perfetta, i mesi corrono. Serve una norma semplice, applicabile subito. Poi sono certamente d’accordo sul fatto che i risparmi derivanti da una revisione saggia del Reddito di Cittadinanza vengano destinati alla decontribuzione: mi sembra l’obiettivo finale di una riforma seria e organica del comparto».

Resta il nodo del lavoro nero e irregolare nel settore turistico, un problema che attanaglia in particolare il Mezzogiorno. Come pensate di intervenire?
«La verità è sempre nel mezzo. Oggi non riescono a trovare lavoratori nemmeno le imprese che offrono anche più dei contratti regolari e c’è, ahimè, ancora qualcuno che se ne approfitta. Ma intanto, così com’è, il sistema non funziona: l’ottimo è sempre nemico del bene. Va trovata una soluzione all’emergenza ed è naturale che i controlli vadano fatti per garantire condizioni di lavoro eque, a norma di legge». 

Si va verso una modulazione nuova del Decreto Flussi, per consentire l’arrivo di lavoratori stranieri. Di quante persone parliamo?
«Non abbiamo discusso di cifre, ma è ovvio che, se piove, vada aperto l’ombrello. Penso che il Decreto andrà in discussione già la prossima settimana e so che il ministro del Lavoro Andrea Orlando sta lavorando ad alcune proposte, ma non posso anticiparle. Dobbiamo certamente ragionare in prospettiva, per rendere più fluido il mercato del lavoro».

Concessioni demaniali: la riforma che ci chiedeva l’Europa è legge, saranno assegnate con gara pubblica a partire dal 1° gennaio 2024. Con i decreti attuativi saranno previsti anche degli indennizzi per i concessionari attuali che non riuscissero a vincere quelle gare, ma la polemica resta accesa: le associazioni di categoria hanno annunciato proteste eclatanti. Cosa vuole dire loro?
«Ci si è focalizzati sugli indennizzi e meno su ciò che è davvero importante: con la riforma abbiamo salvato la stagione, evitando che gli stabilimenti già da quest’anno venissero pignorati dalla magistratura mettendo a repentaglio la tenuta del comparto e la nostra credibilità internazionale. Abbiamo finalmente criteri definiti per fare le gare: in Friuli Venezia Giulia ne sono già state fatte diverse e non mi pare sia morto nessuno. Le gare hanno l’obiettivo di tutelare i lavoratori che vivono di questo e le aziende a gestione familiare. Tutto questo dibattito appare, ormai, davvero surreale». 

Si fermerà in vacanza in Puglia?
«Forse, quando andrò in pensione. Adesso c’è troppo lavoro da fare ancora». 

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