In aula il 14 settembre, accordo fra Stato e Regioni: studenti in classe a un metro di distanza

Sabato 27 Giugno 2020 di Massimiliano IAIA
Dopo le bozze e le anticipazioni dei giorni scorsi, ieri è stata raggiunta l'intesa tra Stato e Regioni: le scuole riapriranno in tutta Italia il 14 settembre. E non più con la didattica a distanza, ma facendo proprio ritorno in aula, su quei banchi che gli studenti sono stati costretti a lasciare per mesi a causa del lockdown. Lo dovranno fare, inevitabilmente, nel rispetto delle regole anti-contagio da coronavirus.

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Diciotto pagine di norme e indicazioni per garantire la massima sicurezza all'interno e all'esterno degli istituti. Escluso, per il momento, l'utilizzo di separatori in plexiglas, o altro materiale, ma confermato il distanziamento fisico di un metro fra le rime buccali, ossia la distanza da labbra a labbra, o meglio da bocca a bocca. I tavoli saranno quindi separati ma in realtà si potrà mettere qualche fila in più visto che gli studenti si danno la schiena.

Ingressi ed uscite saranno «differiti e scaglionati», mentre le lezioni saranno svolte a «turni differenziati». Possibile anche una «diversa modulazione settimanale del tempo a scuola», frase che ha sostituito nel testo definitivo della bozza il prolungamento delle lezioni al sabato.
«Vogliamo classi meno affollate. Le cosiddette classi pollaio a me non piacciono affatto, non le tolleriamo più», ha detto il premier Giuseppe Conte presentando il piano dove, per l'appunto, si chiedono spazi maggiori. Conte ha annunciato lo stanziamento di un altro miliardo. «Vogliamo una scuola con percorsi formativi moderni, digitalizzata e più sicura. Una scuola dove i talenti dei nostri figli possano dispiegarsi liberamente».

Il ministro all'Istruzione Lucia Azzolina ha illustrato le linee guida principali: «Le scuole a settembre saranno innanzitutto pulite. Abbiamo investito milioni di euro per comprare prodotti igienizzanti. È evidente che, sulla base delle indicazioni del Cts, dobbiamo mantenere quel metro di distanziamento ed evitare assembramenti, e lo faremo grazie agli ingressi scaglionati. Faremo formazione per tutto il personale scolastico, con webinar e strumenti di comunicazione in un'ottica di comportamenti responsabili». «Basta classi pollaio - ha sottolineato Azzolina - non permettono di valorizzare i talenti di ciascuno. Studenti e studentesse vanno coltivati, altrimenti si crea dispersione scolastica, e perdiamo gli studenti per strada. Il numero degli studenti per classe deve diminuire, sarà una battaglia di questo governo, già a partire da settembre. E per questo la scuola ha bisogno di spazi, e abbiamo creato un software che ci indica i metri quadri degli ambienti scolastici, delle palestre e degli auditorium. Oggi siamo al 76% di dati che gli enti locali ci hanno fornito. Ora sappiamo tutti i metri a disposizione, classe per classe. Portiamo gli studenti nei cinema, nei teatri, nei musei, facciamo in modo che respirino la cultura di cui hanno bisogno».

Soddisfatto si è detto il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia: «L'intenso lavoro di questi giorni - ha sottolineato Boccia - permette di restituire fiducia al mondo della scuola: insegnati, studenti, famiglie, personale Ata, possono guardare all'inizio del prossimo anno scolastico confidando in una riapertura ordinata e sicura dal punto di vista sanitario».
«Per riaprire le scuole, obiettivo che condividiamo tutti, servono risorse per i lavori che consentiranno di svolgere l'attività scolastica in sicurezza, e garanzie sull'incremento del personale. Avevamo sollecitato interventi celeri in entrambe le direzioni e oggi, in conferenza unificata, abbiamo ottenuto l'impegno del governo», ha detto il presidente dell'Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro.

«La riapertura delle scuole con didattica in presenza a settembre è indispensabile - dice Decaro - ed è stato un bene che le scelte siano state condivise con senso di responsabilità da parte di tutte le istituzioni. Ho apprezzato e ringraziato governo e Regioni per il lavoro svolto. Ma la gestione dei lavori di edilizia scolastica per l'adeguamento degli spazi alle misure di contrasto al coronavirus - conclude il presidente dell'Anci - sono di competenza dei sindaci, ancora di più ora che siamo stati nominati commissari straordinari. Sarebbe stato illogico affidarci un tale impegno in tempi strettissimi senza darci gli strumenti necessari».
Un piano edilizio e ulteriori assunzioni di insegnanti rappresentano invece le richieste dell'Associazione Presidi: «Le classi pollaio sono dovute da una parte all'edilizia scolastica trascurata per decenni, dall'altra alla necessità di aumentare l'organico: servono più docenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA