Apre San Cesario: ospiterà i malati Covid ricoverati in Pneumologia e Infettivi e in via di guarigione

Lunedì 23 Novembre 2020 di Maddalena MONGIò

L'Ospedale di comunità Covid apre le porte. Oggi è il giorno di San Cesario che finalmente avvia l'attività per la cura dei pazienti che ormai sono fuori dalla fase acuta, ma ancora positivi e quindi necessitano ancora di cure. Un'apertura che si è resa possibile grazie ai giovani medici delle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziali) che hanno dato alla Asl di Lecce la disponibilità a prestare servizio nel nosocomio di San Cesario convertito al Covid post acuzie.


Saranno supportati da 4 medici di maggiore esperienza, mentre i giovani hanno fatto un corso di formazione propedeutico alla presa in servizio riguardante le procedure da osservare con questi pazienti. L'apertura di San Cesario Covid, con 40 posti letto in prima battuta, è una boccata d'ossigeno importante per il reparto di Malattie infettive del Fazzi, per Pneumologia Covid del Dea e per Malattie infettive e Medicina Covid di Galatina. Sinora, infatti, questi reparti sono stati costretti a tenere in corsia pazienti che avevano abbondantemente superato la fase acuta perché non c'erano strutture alternative all'ospedale per acuti.


La direzione generale ha messo sotto pressione il sistema per arrivare corazzata al 30 novembre. L'altro ieri è stata decisa anche la riorganizzazione del pronto soccorso del Dea, l'ampliamento della Pneumologia Covid, l'aumento dei posti di terapia intensiva che salgono a 40: 32 al primo piano del Dea e 8 collegati al pronto soccorso e gestiti dall'equipe di Scorrano, guidata da Filippo De Rosa, che momentaneamente si trasferisce al Dea di Lecce. L'altro ieri è stata una giornata campale per il direttore generale della Asl di Lecce, Rodolfo Rollo, che ha tenuto le fila della riorganizzazione del Dea su cui c'è stato un confronto con i direttori dei reparti in campo: Terapia intensiva Covid guidata da Giuseppe Pulito, Pneumologia Covid diretta da Francesco Satriano, Pronto soccorso Covid diretto da Silvano Fracella.

La nuova organizzazione è stata spiegata a Quotidiano dal direttore generale della Asl di Lecce, Rodolfo Rollo: «Il pronto soccorso Covid avrà tre aree: un triage con dieci ambulatori per lo studio dei casi; sei posti letto di osservazione breve intensiva che consente anche la ventilazione dei pazienti, se necessario; ventiquattro posti letto di Medicina d'urgenza e otto posti letto di terapia intensiva Covid che sarà gestita dall'equipe di Scorrano. Per questo, momentaneamente Rianimazione a Scorrano chiude. Abbiamo potenziato fortemente il pronto soccorso Covid, ma alcune scelte quali il reparto di Medicina d'urgenza rientrano in una visione a cui ci ispiriamo e che si rifà a un Policlinico». Intanto la Pneumologia Covid lascia il piano terra e si trasferisce al quarto piano dove è già operativo un reparto da 20 posti letto. A questo punto al quarto piano sale a 40 la disponibilità di posti letto, con un eventuale aumento sino a 60 se si rendesse necessario per fronteggiare i ricoveri Covid.

Per i 32 posti letto della Terapia intensiva del Dea, il direttore del reparto Giuseppe Pulito ha accorpato le terapie post operatorie di Cardiochirurgia e Neurochirurgia in modo da liberare un'equipe per il Dea. Se necessario potrebbero essere momentaneamente chiusi 8 posti di terapia intensiva no-Covid del Fazzi, sempre per portare gli anestesisti al fronte. Intanto l'avviso pubblico riservato ai medici già specializzati che stanno partecipando al concorso bandito per assumere 10 anestesisti (sicuramente Asl Lecce ne recluterà almeno 25) non ha avuto gli esiti sperati. Solo quattro disponibilità sono pervenute all'Azienda sanitaria salentina: 2 di anestesisti già specializzati e due di specializzandi. Troppo pochi, a fronte del numero corposo che serve in questo particolare momento. D'altra gli specialisti che stanno partecipando al concorso bandito da Asl Lecce non sono disoccupati e quindi lascerebbero il loro posto solo per un'assunzione a tempo indeterminato.

Tanti sono gli anestesisti salentini che lavorano in vari ospedali sparsi per l'Italia, ma bisogna aspettare la conclusione del concorso per averli qui. La prova orale è fissata per il 2 dicembre, poi ci saranno i tempi tecnici per la formulazione della graduatoria, per eventuali ricorsi e infine per la contrattualizzazione delle assunzioni. Tempi non comprimibili, neppure in tempo di Covid quando sarebbe importante poter semplificare le procedure, in particolare quelle per le assunzioni.

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