Puglia, nuovo fronte sul Piano rifiuti: «Un inceneritore o falliremo»

Il Dem Amati: «Senza un termovalorizzatore le discariche non potranno essere chiuse»

Puglia, sul Piano rifiuti ancora polemiche: «Un inceneritore o falliremo»
Puglia, sul Piano rifiuti ancora polemiche: «Un inceneritore o falliremo»
di Antonio BUCCI
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Venerdì 17 Dicembre 2021, 05:00

«Se non costruiremo entro tre anni un nuovo termovalorizzatore pubblico, le discariche e il rischio malattia saranno il nostro futuro. Altro che chiusura al 2025 delle discariche Martucci e Corigliano. E questa non è una profezia ma la realtà fondata sui numeri». Neppure il tempo di far placare le scosse di assestamento: è il presidente della commissione Bilancio di via Gentile, Fabiano Amati, a rilanciare. La prova d’Aula non basta. Le ore successive all’approvazione del nuovo piano di gestione dei rifiuti - in via Gentile - sono quelle della «messa a terra». Vale per le scelte sui siti rimasti aperti e finiti al centro del braccio di ferro. E per la corsa contro il tempo sull’impiantistica, visto che non basta neanche aver scongiurato il rischio di perdere i fondi del paniere europeo: tocca farsi trovare pronti e lavorare ai bandi del Ministero per la Transizione Ecologica, che scadono a febbraio.

A gettare acqua sul fuoco delle polemiche è la titolare dell’Ambiente – Anna Grazia Maraschio – che prova a rasserenare le comunità del Barese e della Grecia salentina: «Vorrei sottolineare l’importante lavoro svolto dal Consiglio per garantire quanto più possibile la sicurezza dei siti, il continuo monitoraggio ambientale e tempi certi per la corretta e attenta chiusura dei siti stessi. Su questo c’è la massima disponibilità della Regione ad accompagnare e supportare gli Enti Locali a mettere in atto quanto necessario per garantire la sicurezza per i nostri cittadini», ribadisce alla vigilia della riunione del tavolo tecnico con le amministrazioni comunali di Mola e Conversano.

Le polemiche

Nessuno stralcio in toto ma anticipo della dismissione al 2025 e riattivazione a condizioni precise. Insufficienti, tengono le posizioni gli azzurri: «Più che rassicurazioni, sono la prosecuzione di un emendamento che dice ovvietà. Il monitoraggio e la riqualificazione li prevede già la legge, i territori si aspettavano uno stralcio pieno. Avevamo e abbiamo in animo di proporre alternative a Martucci e Corigliano ma ci aspettiamo che si apra un confronto serio coi territori e le opposizioni. Altro che piani aperti, i piani aperti non esistono e non avevamo bisogno di un ulteriore piano per attività che si mettono in campo già con le azioni dell’assessorato e di concerto con i territori», punta il dito il capogruppo di Forza Italia Stefano Lacatena. In entrambi i casi, le vasche non dovrebbero aprirsi prima della metà del 2022.

I fronti aperti

Tra i fronti aperti, quello del Tarantino e della discarica gestita da Manduriambiente. Il direttore di Ager, il capo del dipartimento Ambiente e la stessa Anna Grazia Maraschio chiariscono come «per tale impianto non sia previsto alcun ampliamento e sarà, quindi, dismesso una volta esaurita la capacità volumetrica disponibile, condizione alla quale è legata la scadenza della concessione per la quale non si prevede la proroga. Le volumetrie si esauriranno nel 2022», spiega il pentastellato Marco Galante, distinguendo la struttura dall’impianto TBM dotato di linea ReMat, che sta per recupero materiali «in grado di separare carta/cartone e plastiche recuperabili come materia dal rifiuto indifferenziato in ingresso». «Il mantenimento in esercizio dello stesso è previsto fino alla scadenza della concessione, ovvero fino al 2037, seguendo quindi un percorso diverso rispetto alla discarica», precisa. Il resto del quadro è quello che tratteggia Amati. Una questione che poggia su un quantitativo «ottimisticamente stimato» di 200mila tonnellate annue di rifiuti da sottovaglio, cioè quella frazione di indifferenziati non riciclabili che resta dopo il trattamento meccanico biologico.

«Questa quantità di materiale può essere indirizzata o alle inquinanti discariche oppure agli impianti di recupero energetico», racconta il fasanese, in pressing e con riferimenti neppure troppo lontani: «Per realizzarne uno, nel sito che tecnicamente dovesse risultare più idoneo, servirebbero due anni, cominciando subito, e l’inaugurazione coinciderebbe con il rispetto dell’obiettivo di chiudere le discariche entro il 2025. Per questo motivo, credo che la giusta protesta contro le discariche si disonorerebbe se da oggi non si facesse accompagnare dalla richiesta di costruzione di un termovalorizzatore pubblico, che sia la metà di quello di Acerra (ha tre linee di produzione per quasi 700mila tonnellate annue) e un po’ più piccolo di quello con annessa pista da sci di Copenaghen (400mila tonnellate annue)». Il 2025 non è poi così lontano.

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