I timori per l'economia: in Puglia 22mila attività penalizzate dal Dpcm

Martedì 27 Ottobre 2020 di Massimiliano IAIA

Dai ristoranti ai bar che dalle 18 alle 24 potranno lavorare solo con l'asporto e il servizio a domicilio, dalle palestre alle piscine chiuse per tutta la giornata, passando per cinema e teatri, chiamati anch'essi a bloccare la programmazione per la seconda volta. In Puglia le strutture pugliesi penalizzate dal Dpcm in vigore sono 21.938. Un numero impressionante, una fetta importante dell'economia territoriale costretta a fermarsi ancora, per via di un'emergenza sanitaria che è tornata prepotentemente a dettare gli orari della vita di tutti i giorni. E lo spettro di una pesante ripercussione economica sulle tasche dei cittadini sta anche suscitando le prime rivolte sociali.


La fotografia impietosa di un settore produttivo che fa i conti con un semi-lockdown - che però in alcuni casi si ripropone interamente - è scattata dall'Osservatorio economico Aforisma su dati Infocamere. In Puglia la chiusura alle 18 è prevista per 11.356 attività di ristorazione (food, pizzerie, rosticcerie, friggitorie, eccetera), 151 servizi di catering, 8,344 bar, pub, birrerie e caffetterie. Completamente chiusi invece 92 cinema, 41 teatri e sale da concerto, 276 impianti sportivi e piscine, 226 palestre. Stop anche per altre 1.452 attività ricreative e di divertimento (discoteche, sale da ballo, sale giochi e biliardi). Complessivamente, 21.938 strutture. A queste si aggiunge tutto l'indotto, composto da associazioni, fondazioni e singoli professionisti.
Suddividendo le cifre per le singole province, si contano 6.237 attive in provincia di Bari; 2.080 in quella di Barletta-Andria-Trani; 2.336 in quella di Brindisi; 3.393 in quella di Foggia; 4.791 in quella di Lecce; 3.050 in quella di Taranto.


«Dalle prime indicazioni - spiega Davide Stasi, responsabile dell'Osservatorio economico di Aforisma school of management - i ristori a fondo perduto non saranno vincolati dalla perdita di fatturato e saranno erogati dall'Agenzia delle Entrate alle attività coinvolte dalla nuova stretta, selezionate in base ai codici Ateco. Dalle indiscrezioni che circolano nei Ministeri saranno previsti ristori più consistenti per quelle attività che da oggi dovranno sospendere, del tutto, la loro attività come cinema, sale gioco e scommesse, palestre, centri sportivi o piscine per citarne alcune e un ristoro più ridotto per quelle attività obbligate a chiusure limitate come bar e ristoranti che potranno operare dalle 5 del mattino fino alle 18 per i servizi al tavolo o al banco e proseguire oltre la chiusura al pubblico solo con servizi di asporto».


Lo stesso Osservatorio ha anche stimato per la provincia di Lecce il giro d'affari per il solo mese di dicembre delle aziende attive nei settori legati alle festività natalizie: sono in ballo circa 418 milioni di euro. Una cifra che, secondo lo studio, va assolutamente salvaguardata. Per salvare i volumi del mese di dicembre, è quanto rileva l'Osservatorio, l'unica alternativa - considerando le chiusure governative - è quella di sopportare il sacrificio commerciale previsto per il mese di novembre. «Per salvare l'economia locale aggiunge Stasi è indispensabile concedere maggiori aperture dopo questo semi-lockdown, quasi inevitabile alla luce dell'incremento costante della curva dei contagi. Ciascuno ha la propria ricetta per fronteggiare l'emergenza sanitaria, ma è meglio chiudere adesso, piuttosto che più avanti, perché se la curva tornerà ad abbassarsi, com'è stato dopo il primo lockdown di marzo-aprile, probabilmente, arriveremo, in tempo, per qualche concessione in più a Natale. Perdere il mese di dicembre sarebbe come buttare una chiave inglese tra gli ingranaggi del motore dell'economia. Novembre non è mai stato un mese di grandi consumi e tanto meno lo sarebbe stato quest'anno, mentre in vista delle festività natalizie, ripartono ovunque gli acquisti di beni e servizi: dai giocattoli ai gioielli, dalla pasticceria fresca agli spumanti, dai cosmetici ai tour operator. Il periodo natalizio offre una vera e propria boccata d'ossigeno per i negozi di grande, media e piccola distribuzione e, dunque, per tutte le attività».

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