Da Salvini a Conte fino a Letta e Meloni: cosa succede ora? Il post Quirinale e la battaglia sulla legge elettorale

La domanda chiave da porsi è: maggioritario o proporzionale?

Da Salvini a Conte fino a Letta e Meloni: cosa succede ora? Il post Quirinale e la battaglia sulla legge elettorale
di Diodato Pirone
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Lunedì 31 Gennaio 2022, 17:31 - Ultimo aggiornamento: 20:34

Come se non bastasse la presenza di un supertecnico a Palazzo Chigi, la partita giocata intorno al Quirinale ha fatto toccare con mano quanto sia bagnata la legna della politica italiana. Tre gli elementi emersi: 1) leader deboli e con idee confuse (ma secondo tutti gli osservatori dal naufragio si sono salvati Enrico Letta, Matteo Renzi e Giorgia Meloni); 2) inesistenza delle coalizioni; 3) partiti divisi al loro interno non solo intorno a correnti diverse ma su strategie opposte.

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Da questo punto di vista la rielezione di Sergio Mattarella al Colle, soluzione non solo degnissima ma ad un certo punto sospirata dalla grande maggioranza degli italiani per una volta in sintonia con i parlamentari, segna una sconfitta dell'intero sistema politico italiano. Se un Paese democratico di un certo peso, come l'Italia, è costretto a designare una eminente personalità al ruolo di arbitro potenzialmente per ben 14 anni è chiaro che qualcosa non funziona. Per l'ennesima volta, a nove anni dal precedente della rielelezione di Giorgio Napolitano al Colle, si è riaccesa la spia di un inceppamento profondo della nostra democrazia frutto del malessere dei partiti ma anche di una buona dose di  superficialità da parte degli italiani nella scelta di chi ne rappresenta gli interessi.

A questo punto una sola cosa è certa: in vista delle politiche del 2013 l'offerta dei partiti cambierà profondamente. Anche perché il futuro Parlamento sarà composto da soli 400 deputati e 200 senatori. Questo vuol dire che se qualche partitino dovesse riuscire ad eleggere propri rappresentanti potrebbe essere determinante per la formazione del governo.

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Che fare, dunque? Semplificando, sia il centro-destra che il centro-sinistra dovranno a breve decidere quale vestito far indossare all'intero sistema politico: o ancora quello delle coalizioni, attraverso una legge con una componente maggioritaria, oppure quello "ognuno per conto proprio" con una legge proporzionale con sbarramento. Nel primo caso è l'elettore che potrebbe determinare chi governa (ma non è sicuro al 100%), nel secondo sono i partiti che dopo le elezioni trovano un accordo (come ad esempio in Germania).

E' evidente che il proporzionale svantaggia le ali e in particolare Fratelli d'Italia che è accreditata di circa il 20% dei consensi e che a capo di una coalizione, se vincente, potrebbe esprimere il premier con Giorgia Meloni. Le mille formazioni centriste, invece, se ne avvantaggerebbero se riuscissero a raggrupparsi e a formare liste comuni e in questo contesto si tratta di verificare sul campo il futuro di Forza Italia. Da capire invece che spazio politico vorrà occupare la Lega che dal "no euro" o qualcosa del genere del 2018 ora appoggia il governo Draghi. Di qui il gran rumore che si sente sia sulla "ricostruzione del centro-destra", sia sulla nascita di una federazione centrista.

Sull'altro versante in attesa di nuovi segnali da parte del Pd (e dei fuoriusciti raggruppati intorno a Bersani e Speranza), è cominciata una lotta all'ultimo coltello nei 5Stelle. Per due ragioni. La prima: trovare un baricentro politico a un partito nel quale c'è tutto e il contrario di tutto. La seconda: stabilire chi fra l'attuale capo politico, Giuseppe Conte, e il suo predecessore, Luigi Di Maio, stabilirà le liste elettorali. Un'operazione terrificante se si pensa che gli attuali 234 parlamentari pentastellati  - stando ai sondaggi attuali che non fanno legge, sia chiaro - probabilmente nel 2023 scenderanno parecchio sotto quota 100.

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