Politiche, caccia aperta agli indecisi. Ma per i leader è già corsa al dopo-elezioni

Politiche, caccia aperta agli indecisi. Ma per i leader è già corsa al dopo-elezioni
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Domenica 25 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 13:05

Lo spazio angusto e anomalo di una campagna elettorale estiva alla fine è riuscito a contenere e proporre un po’ tutto, ma in piccole dosi “omeopatiche”. Scontri al veleno, ma in edizione ridotta. Proposte e temi, ma senza esagerare e senza andare troppo in profondità. Promesse di rimescolamenti politici e sociali, ma per le rivoluzioni c’è sempre tempo. Nuove leadership, ma col freno a mano tirato. Risultato: una campagna elettorale a bassa intensità, a tratti al cloroformio, preoccupati sui territori più a evitare scivoloni e fuoripista, una campagna spesso imbevuta dai toni della responsabilità e dai tentativi di pragmatismo che la fase critica e la congiuntura storica impongono. Con la brutale complicità di una legge elettorale che imbriglia tutti, obbligando a puntare innanzitutto sul carisma accentratore dei leader e molto meno su specificità e qualità (in senso lato) dei candidati territoriali.

C’è un tratto comune però, che attraversa trasversalmente tutte le forze in campo: l’assalto concentrico ai due principali competitor, e cioè il partito dell’astensionismo e quello degli indecisi. La battaglia delle ultime ore di campagna elettorale si è giocata su questo scivoloso terreno. Al Sud con connotazioni ancora più nette, accecanti, perché il carico di sfiducia e delusione e il quadro socio-economico abbassano tradizionalmente la quota d’affluenza e dilatano il “corpaccione” di chi sceglie solo all’ultimo minuto - o giù di lì - cosa votare. Non a caso, quasi tutte le forze politiche hanno investito gli ultimi, preziosi capitoli di campagna elettorale per concentrare le attenzioni sulle regioni del Mezzogiorno, tra rilevazioni top secret sui collegi contendibili, programmi a forte impatto e blitz (anche fuori agenda) nelle piazze meridionali. Un segnale, inequivocabile. E basta del resto prestare attenzione alle dichiarazioni, al Sud quasi sempre improntate al lessico della protezione sociale e delle mosse anti-crisi, e se state tutti pensando al jolly del Reddito di cittadinanza, ecco, non è un errore. Astensionismo, indecisi, Sud: fattori che orienteranno le elezioni odierne e l’analisi del voto. C’è poi un quarto binario, tutto pugliese: gli intrecci politici e il sistema di alleanze e potere (o poteri) che gravitano attorno alla Regione, le leadership mobili, il carico di veti anche nelle stesse coalizioni o persino nelle stesse forze politiche, e le intese sotterranee sancite con vista già sul post-elezioni. Un sistema a vasi comunicanti, con flussi di voto che si sposteranno da una parte all’altra. E con non poche sorprese, probabilmente.

Il centrodestra

Proprio le peculiarità regionali hanno conferito coloriture a tratti autonome alla campagna elettorale del centrodestra pugliese. Il canale è stato doppio: da un lato, sulla spinta dei sondaggi, i messaggi calibrati sulle leadership nazionali forti e trainanti, soprattutto quella della presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, lasciando quasi del tutto in secondo piano i candidati locali; dall’altra parte invece le marcate sfumature pugliesi della campagna, bersagliando Michele Emiliano e la maggioranza in Regione e promettendo col voto nazionale l’inizio di una nuova era anche in Puglia. Quasi una lunga coda al vetriolo delle elezioni regionali del 2020. Anche su scala pugliese, e non era scontato, i partiti del centrodestra hanno cercato di compattarsi o perlomeno di nascondere le non poche crepe interne, sospinti dalle chance di vittoria innanzitutto in tutti (o quasi) i collegi uninominali pugliesi, prima preda da portare a casa. L’obiettivo nazionale ha pure consentito di recuperare qualche pezzo di destra o di centro che s’era accasato altrove, per esempio all’ombra proprio di Emiliano. Il voto sarà ovviamente un crash test sia per una classe dirigente regionale che ha dovuto incassare battute d’arresto ed emorragie, e sia per i rapporti di forza interni, con inevitabili tensioni destinate a riemergere. E nei partiti c’è chi allena già le ambizioni in chiave Governo: il nome che spicca, ma non l’unico, è senz’altro quello di Raffaele Fitto, anima moderata di FdI, ex ministro, già sfidante di Emiliano, e uomo-ponte a Bruxelles per Meloni. Quale sarà la performance del centrodestra in Puglia? Molto dipenderà dalla tenuta di tutti i partiti, dal lavoro di squadra e dalla capacità dei cinque stelle di rosicchiare consensi anche a destra.

Il centrosinistra

Lo sforzo del pragmatismo, non sempre con successo, ha animato un po’ tutte le coalizioni: energia, imprese, welfare, Europa, temi che coinvolgono parecchio la Puglia. Un registro rispettato anche nel centrosinistra e nel Pd pugliesi, che ha dovuto preventivamente ricucire in fretta e furia le ferite sanguinanti delle trattative sulle liste. La coalizione, qui, è espressione di governo da circa 17 anni. Con tipicità ben note: il disinvolto trasversalismo politico di Emiliano, il ruolo cardine del civismo, non a caso ben presente nella squadra di candidati dem. Tanto che il governatore ha messo a più riprese la firma sulla campagna elettorale, non senza qualche rumorosa piroetta. L’abitudine ai successi elettorali, la rodata rete di acchiappavoti e le postazioni di governo regionale sono senz’altro plusvalori per il centrosinistra pugliese, che dovranno però giocoforza incrociare il “vento” nazionale. E al netto, anche qui, delle faide interne e delle fratture. Il voto avrà certo ripercussioni in Regione, comunque vada: scosse in vista. Ci sono poi due “elefanti nella stanza”: l’alleanza con il M5s e il congresso del Pd. La Puglia-laboratorio è casa dei maggiori teorici e sponsor dell’asse dei dem con i pentastellati, su tutti Emiliano a Francesco Boccia (capolista al Senato): il governatore, che in Regione li ha pure in maggioranza, s’è spinto a dire che «votare Pd o M5s è la stessa cosa», s’è fatto garante del dialogo post elettorale e ha così già accennato manovre di riposizionamento. E poi c’è il futuro del Pd: il voto sarà un antipasto del congresso, l’altro grande player pugliese - Antonio Decaro, sindaco di Bari - tesse la tela degli amministratori dem con un occhio alle dinamiche nazionali e con l’altro alla Regione. Postilla: anche il centrosinistra pugliese ha spesso cercato di dare una torsione molto regionale alla campagna, tanto che lo stesso Enrico Letta - la cui strategia comunicativa non ha seguito un canovaccio unico - ha scelto in corsa la Puglia per presentare il manifesto per il Sud.

I cinque stelle

I cinque stelle erano «dati per morti» (parole di Giuseppe Conte), e invece la nuova crescita è palpabile. Larga parte della ricetta sta proprio nell’ex premier foggiano, una specie di “one man band” politicamente adattabile che ha nascosto i non pochi deficit strutturali del movimento. Al momento, e come insegna la campagna elettorale, il posizionamento a sinistra sembrerebbe ormai solido e certo, e nelle urne senz’altro pagherà. Ma il M5s pescherà ancora una volta anche a destra, facendo leva stavolta perlopiù sulla difesa strenua del Reddito di cittadinanza (al Sud una chiave fondamentale) e sul rafforzamento degli strumenti assistenzialistici. Una strategia che ha stanato, in varia misura, anche centrosinistra e centrodestra, “costretti” in molti casi a rincorrere su Rdc, welfare e dintorni. La Puglia, in tutto ciò, sarà allora una rilevante regione-sentinella e un granaio per il M5s. Resta per Conte, ma non è una novità, la complicata operazione di ricambio e ricostruzione della classe dirigente e il nodo del rapporto col Pd.

Il terzo polo

Il quarto principale primattore del copione elettorale è l’alleanza liberal-riformista di Azione e Italia viva. La Puglia è una specie di emblema per il terzo polo: nelle parole di Carlo Calenda e Matteo Renzi è terra delle più stridenti contraddizioni Pd, del “metodo Emiliano”, dei “no” a infrastrutture e sviluppo e delle opportunità tradite. Anche in questo caso, un rebus capire se e come il terzo polo condividerà un domani la strada col Pd. L’alleanza, in Puglia, ha intanto dato pass e candidatura - tra non pochi mugugni - proprio a un pezzo di emilianismo, il centrista Massimo Cassano (direttore Arpal). Ma a monopolizzare riflettori e voti resta comunque il messaggio di Calenda-Renzi. Domani, poi, si vedrà: in fondo, è il mantra di tutti, coalizioni, partiti e leader.

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