Crisi di governo, Matteo Renzi: «Il Recovery è migliorato, ma ora manca il Mes»

Martedì 12 Gennaio 2021 di Stefania Piras
Crisi di governo, Matteo Renzi: slitta il ritiro delle ministre Iv

Grande freddo tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. In queste ore, e da diverse settimane, sono solo gli sherpa a parlarsi. I fari sono puntati sul consiglio dei ministri di stasera e su cosa dirà Renzi, ospite di Bianca Berlinguer alla trasmissione tv Carta Bianca. Per ora il leader di Iv smentisce «passi indietro». 

 

In tv Renzi parla come chi si sente ancora maggioranza. Parla del Recovery e tira fuori la carta "Mes". «Il Recovery plan è già migliorato e lo stanno riconoscendo tutti. Un mese fa tutti ci davano degli irresponsabili e sfasciacarrozze. Ora un passo avanti è stato fatto. È sufficiente? Vediamo. Io ho l'impressione che manchi una cosa fondamentale che si chiama Mes: Conte non lo vuol prendere per accontentare il M5s», ha detto a Carta Bianca. E aggiunge:  «In Consiglio dei ministri chiederemo il Mes: se diranno sì al Mes, votiamo a favore, se diranno no, ci asteniamo». 

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L'ex premier ha parlato con il ministro Roberto Speranza e il leader di Iv ha assicurato che, comunque vada il dibattito in Cdm, domani in Parlamento Iv voterà le risoluzioni di maggioranza sullo stato di emergenza legato al Covid. Le ultime indiscrezioni parlano di un ulteriore prolungamento della crisi: il ritiro delle ministre di Italia Viva, Teresa Bellanova e Elena Bonetti, avverrebbe domani e non questa sera. Per domani pomeriggio è prevista inoltre una conferenza stampa di Italia viva alla quale parteciperà il leader di Iv Matteo Renzi. 

E la conferma dello slittamento delle dimissioni arriva direttamente da lui. Stasera Italia viva ritira le sue ministre dal governo? «Sembra che sia il ritiro dei panni, stiamo parlando di donne con un'esperienza straordinaria.. Stasera vediamo che tipo di discussione viene fuori e domani facciamo una conferenza stampa e ne parliamo». L'ha detto Renzi parlando con i giornalisti al Senato. A proposito della bozza del Recovery plan, sul tavolo del Consiglio dei ministri di stasera, Renzi ha chiarito: «Nel giro di un mese pare che abbiano migliorato il Recovery plan, io non l'ho ancora letto tutto, lo devo leggere, ma dicono tutti che sia migliorato».

Al momento siamo all'ultima Enews dell'ex premier, pubblicata sul suo sito in cui ribadisce il percorso, e i nodi politici, che hanno portato alla crisi: «Quello che noi stiamo facendo si chiama politica (scritto a carattaeri cubitali, ndr): studiare le carte, fare proposte, dare idee. Molti pensano che fare politica sia solo mettere un like. Noi in Italia Viva pensiamo che fare politica sia approfondire, studiare e poi decidere, non vivere di slogan e superficialità. Irresponsabile sarebbe sprecare centinaia di miliardi dei nostri figli facendo debito cattivo e non investendo sulla sanità, sull'educazione, sull'innovazione». «Leggo le veline di oggi sulla stampa: come si fa a aprire una crisi di governo con tutti questi morti? Io rispondo: davanti a tutti questi morti, noi non vogliamo più ministeri. Vogliamo più soldi per la sanità. È così difficile da capire?», sottolinea ricordando che per Iv è necessario prendere il Mes

 

Lo scontro personalizzato

Intanto contro Renzi si sono sollevate pressoché tutte le voci, fino ad oggi silenti, del Movimento 5 stelle. Dal capo politico Vito Crimi ad Alessandro Di Battista fino al ministro Vincenzo Spadafora. Tutti in coro a dire che se il senatore di Rignano stacca la spina non è il caso di prenderci più nemmeno un caffé. Un altro elemento che ha fatto assai fibrillare i pentastellati è stata l'ipotesi dell'ingresso nell'esecutivo di Maria Elena Boschi. Lei, l'ex ministro per le Riforme, risponde che è al Mes a cui dovrebbero pensare e non a Meb: gioco di parole che rimanda al nickname utilizzato dalla presidente dei deputati renziani su Twitter. 

 

Getta acqua sul fuoco il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà (M5s) che apprezza i miglioramenti introdotti nel Recovery e scandisce gli appuntamenti futuri e cruciali del governo, invitando a ricomporre la crisi. «La nuova stesura del #RecoveryPlan presenta moltissimi miglioramenti. Voglio ringraziare il Presidente Giuseppe Conte e i ministri che vi hanno lavorato e che hanno saputo conciliare e sintetizzare gli spunti e le proposte giunte da più parti. Adesso dovrà essere approvato in Consiglio dei ministri e poi andrà in Parlamento dove potrà essere ulteriormente migliorato». Lo scrive su Fb il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. «Intanto, solo nel mese di gennaio - sottolinea D'Incà - dobbiamo approvare un nuovo dpcm con le nuove misure di contrasto al #Covid19 che entrerà in vigore dopo il 16 gennaio, predisporre uno scostamento di bilancio per sostenere un nuovo decreto per erogare i ristori a chi ha subito cali di fatturato, dobbiamo provvedere ad una proroga dello stato d'emergenza che vada oltre il 31 gennaio. Sono tutte scadenze inderogabili, non ci possiamo permettere incidenti di percorso, gli italiani non capirebbero una crisi di governo in questo momento». «Ô un enorme rischio per la gestione delle misure anti covid - aggiunge il ministro - è un enorme rischio per i provvedimenti a sostegno del nostro tessuto economico, è un enorme rischio per la tenuta sociale del Paese. Ognuno deve fare la sua parte».

 

Il Pd tenta di spegnere l'incendio

Il capodelegazione del Pd, Dario Franceschini, è stato a Palazzo Chigi poco dopo l'ora di pranzo. Ha lasciato la sede del governo attorno alle 16, senza rilasciare però dichiarazioni. In una nota congiunta il Pd accoglie positivamente i contributi di Iv e rilancia la propoista di un patto di legislatura: «Ci sono molte cose da fare per il bene dell’Italia di fronte alla crisi sanitaria, economica e sociale e alla domanda di sicurezza che viene dal Paese. L’urgenza è quella di dare risposte concrete per la rinascita italiana. Questa maggioranza può farlo. La via maestra per servire l’Italia è approvare la bozza del Recovery Plan modificata con il contributo delle forze politiche, avviare il percorso parlamentare e impegnarsi per attivare in fretta le misure per il rilancio, l’economia, il lavoro. Subito, da domani, su proposta del Presidente Conte si discuta e si approvi il patto di legislatura per affrontare i problemi aperti e per rilanciare l’azione di Governo. Confermiamo la nostra contrarietà all'apertura di una crisi che ora, tra l'altro, impedirebbe l'approvazione del decreto ristori e gli aiuti per tanti italiani, per tante imprese e piccole attività in difficoltà». La nota è a firma del segretario Nicola Zingaretti, il capodelegazione Dario Franceschini, il vicesegretario Andrea Orlando e i capigruppo di Camera e Senato, Graziano Delrio e Andrea Marcucci. 

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