Xylella, il ministro assicura: «Da gennaio disponibili 300 milioni»

Lunedì 7 Ottobre 2019 di Maria Claudia MINERVA

Xylella fastidiosa: secondo incontro del ministro all'Agricoltura, Teresa Bellanova, con le organizzazioni agricole, alimentari e sindacali pugliesi. Questa volta non più a Roma, nella sede del ministero, ma al Dajs (Distretto agroalimentare di qualità jonico-salentino) di Lecce, cioè nel territorio che in poco più di un lustro è stato dilaniato dalla pericolosa batteriosi che ora galoppa sempre più a nord della Puglia. Presente anche l'eurodeputato Paolo De Castro. Tra i temi affrontati, soprattutto quelli attinenti alla ricucitura del paesaggio, rigenerazione e rilancio dell'economia olivicola pugliese, sostegno agli investimenti produttivi, tutela del reddito di imprese e lavoratori, innovazione e ricerca, e agricoltura per le nuove generazioni. Ma, soprattutto, le risorse: i 300 milioni già accantonati dall'ex ministro per il Sud, Barbara Lezzi, che stando a quanto ha detto ieri Bellanova saranno disponibili dal primo gennaio 2020, annunciando un lavoro condiviso con il Governo, pronto a ripartirle.

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Un momento importante, quindi, di ascolto e confronto, successivo appunto a quello con le rappresentanze nazionali tenutosi a Roma, utile a definire anche la scala di priorità su cui intervenire fin da subito. Scala di priorità che proprio il ministro ha sintetizzato nell'intervento di chiusura. «Io e la squadra ministeriale siamo a completa disposizione, le risorse ci sono, ora è il tempo di agire. L'emergenza che ha colpito e in parte compromesso questo territorio è una questione nazionale ed europea, non solo territoriale. Al pari di emergenze che in questo momento stanno assediando altre zone del territorio nazionale. È quello che ho detto ai miei colleghi europei nell'informale a Helsinki di due settimane fa e nel corso dei bilaterali ed è quello che ribadirò anche settimana prossima in Lussemburgo».

E a proposito di Europa, Teresa Bellanova ha precisato: «Non un tavolo sarà disertato, è l'impegno che ho assunto e a cui non intendo derogare. L'agricoltura nazionale e mediterranea si difende così, non con i proclami scellerati che hanno devastato le relazioni con i nostri partner europei e indebolito la nostra autorevolezza. Il mio metodo è preciso: meglio una dichiarazione in meno e un risultato in più».
Chiari anche gli obiettivi del ministra: «No ai tagli di bilancio sulla Pac, semplificazione delle norme, riequilibrio della dotazione per l'Italia, rafforzamento degli interventi settoriali salvaguardando ruolo e competenze delle Regioni».

Diversi gli interventi. A cominciare da quello dei rappresentanti di Coldiretti, che ha commentato così le parole del ministro: «Bene la promessa per cui entro il primo gennaio 2020 saranno a disposizione di agricoltori e frantoiani i 300 milioni di euro stanziati dal Decreto Emergenze per rimettere in moto la più grande fabbrica green del Sud Italia. L'analisi dell'andamento della produzione olivicola, elaborata da Coldiretti sulla base dei dati del Sian, fornirà al ministro una fotografia reale che consentirà di procedere con la ripartizione delle risorse. Il danno al patrimonio olivetato nelle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto è salito ad oltre 1,6 miliardi di euro» hanno denunciato i presidenti di Coldiretti Lecce e Brindisi, Cantele e De Miccolis, chiedendo anche azioni per frenare l'epidemia «che avanza inesorabilmente verso nord ad una velocità di più 2 chilometri al mese».

Nel corso dell'incontro il direttore provinciale di Cia Salento, Danilo Lolatte, si è rivolto alla titolare del dicastero leggendo una lettera aperta. «Il mio intervento - ha esordito - ha diversi capitoli, e iniziano tutti con la Esse. Esse come soldi, vale a dire le risorse per aiutare gli agricoltori e i frantoniani salentini. Esse come semplificazione, la sburocratizzazione dei processi utili a rigenerare il paesaggio, il cui destino molto spesso è nelle mani della Soprintendenza. Esse come speranza, che per noi agricoltori è la forza di non arrendersi, ma che non deve mai diventare illusione. Ci abbiamo sperato tante volte in una presa di coscienza nazionale dei nostri problemi, a volte ci siamo illusi, non vogliamo più illuderci perché non abbiamo più la forza di sopportare nuove delusioni».

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