L'Italia del Volley sul tetto d'Europa: l'impresa del salentino De Giorgi

Lunedì 20 Settembre 2021 di Giuseppe ANDRIANI

Campione d’Europa. Gli mancava solo questo a Fefè De Giorgi. Ha battuto la Slovenia al tie-break, 15-11 sul più bello, dopo esser andato sotto per due volte, prima 1-0 per l’avversario, poi 2-1. L’Italia che ha vinto l’Europeo ieri ha il carattere del proprio coach, che ha preso questa squadra qualche settimana fa, annunciato però già prima delle Olimpiadi di Tokyo.

 

Sul tetto d'Europa dopo la delusione di Tokyo

 

L’ha portata sul tetto d’Europa con pochi giorni di lavoro. Ha trovato un gruppo comunque formato, ha preso il posto di Gianlorenzo Blengini, che veniva però da una grande delusione, quella di Tokyo, i Giochi degli sport individuali, con gli sport di squadra - storicamente perno azzurro - in difficoltà. 

 

Da Squinzano (passando da Ugento) alla Generazione dei Fenomeni

 


Ha vinto Fefè, che tra qualche giorno, il 10 ottobre, festeggerà 60 anni. Nato a Squinzano, ad oggi cittadino di Trepuzzi, dove si è stabilito (e il sindaco Taurino dopo la nomina a Commissario Tecnico lo aveva voluto in Comune, per un riconoscimento ufficiale), cresciuto nel mondo della pallavolo tra la Vis Squinzano e i Falchi Ugento, con cui nel 1983 debuttò in Serie A. Ha fatto parte della “generazione di fenomeni”, quelli che hanno vinto tutto con la maglia azzurra. Uno degli eroi dei tre mondi, chiamato così per quei tre mondiali vinti consecutivamente tra il 1990, il 1994 e il 1998. Da giocatore. Ma lui è anche il simbolo del periodo d’oro della pallavolo salentina, di quell’Ugento, che trainò un intero movimento, quello pugliese, che oggi vive una sorta di rinascimento, con l’apporto della Fipav, tra grandi eventi e non soltanto.

 

La carriera da giocatore che ha vinto tutto

 

De Giorgi da giocatore aveva già vinto tutto: il campionato a Modena, due Coppa Italia, una Supercoppa Italia, una Coppa delle Coppe, la Coppa Cev, la Supercoppa Europea. E da allenatore è stato addirittura capace di fare leggermente meglio: sono ancora i suoi anni. Qualche settimana fa l’ultima Coppa Italia, con la Lube. Ma quel trofeo, da coach, l’ha alzato già cinque volte. Poi due Coppa Cev, tre Supercoppe italiane e due scudetti, entrambi con la Lube a tredici anni di distanza, nel 2006 e nel 2019. E’ andato a vincere anche in Polonia, con lo Zaksa, due campionati e una Coppa. Per vincere anche la Champions e il mondiale per club con la Lube. Da giocatore era un simbolo dell’Italia, da allenatore ha portato le proprie capacità in giro per il mondo. Ha vinto tanto, tutto quello che si poteva e alla prima vera grande competizione sulla panchina azzurra ha vinto di nuovo. 

 

Simbolo del Salento e del Sud 

 


Quest’uomo di 60 anni, quasi, nato a Squinzano e cittadino di Trepuzzi, ha portato in alto la propria terra come fosse la cosa più semplice del mondo. Perché nel frattempo, per non farsi mancare nulla, ha scritto un libro, ha collaborato con la Rai come commento tecnico e opinionista nelle trasmissioni dedicate alla pallavolo. Poi è tornato in pista, si è preso quella panchina che sembrava inevitabilmente destinata a uno dei rappresentati della generazione di fenomeni, e ha portato la maglia azzurra sul tetto d’Europa. Ieri sera era commosso, segno che ci si può commuovere anche quando hai vinto tutto e hai un palmares da fare invidia a chiunque. Perché questa Coppa, questo Europeo, per lui vale un po’ di più. Generazione di fenomeni, che non passa mai. Generazione De Giorgi. Sì, Fefè, sei un fenomeno.

 

Ultimo aggiornamento: 14:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA