E l’agenzia “chiude” le slot
«Rinuncio ai guadagni
basta rovinare le famiglie»

E l’agenzia “chiude” le slot
«Rinuncio ai guadagni
basta rovinare le famiglie»
C’è chi dice no alle slot machine. «Rinuncio a soldi e guadagni, non voglio sulla coscienza la rovina delle famiglie e dei giovani». È il caso dell’agenzia di scommesse “SalentoGame” che sorge a Monteroni, a pochi chilometri da Lecce. Per i gestori, che in questi giorni hanno rimosso dal loro locale tutte e sei le slot che venivano utilizzate dai clienti, si tratta di «una scelta etica e di buonsenso». Una decisione che mira ad abbassare la pericolosa “febbre del gioco”, ma che comporta anche qualche sacrificio economico.
«Ci sarà ovviamente un mancato guadagno, ma la situazione è seria - afferma Francesco Padovano, titolare insieme alla moglie Rosy Rizzato dell’attività commerciale - e in qualche modo anche rischiamo di sentirci responsabili. Non vogliamo rovinare le persone e le famiglie. E crediamo sia doveroso anche tutelare i più giovani».
La ludodipendenza, infatti, non è un gioco. «E contrastarla è un impegno che deve riguardare sia esercenti che istituzioni. Alla fine conviene a tutti. La nostra è un’agenzia che propone diversi servizi: pagamento bollette, ricariche, fotocopie dei libri, internet point, abbonamenti per i trasporti pubblici e anche un punto bar. Nel locale - sottolinea il titolare - spesso entrano genitori con figli adolescenti. E proprio i ragazzi sono subito attratti dalle slot più di ogni altro».
Attirati come una calamita dall’illusione del guadagno facile. Nei mesi scorsi, peraltro, anche la cittadina di Monteroni è finita nell’elenco delle segnalazioni dei carabinieri: i militari hanno individuato cinque centri scommesse con slot e videopoker che non rispettano la distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili - scuole e chiese, innanzitutto - stabilita dall’apposita legge regionale del 2013. E che quindi rischiano la revoca della licenza.
«La nostra agenzia non è tra quelle segnalate. E comunque esprimiamo rispetto e solidarietà ai colleghi che continuano a mettere a disposizione dei clienti le macchine slot, anche perché non è facile portare avanti un’attività in questi periodi di crisi, e che corrono il pericolo di vedersi togliere una licenza ottenuta magari già da numerosi anni. In un paese è complicato rispettare queste distanze. E trasferirsi in periferia, soprattutto per chi è proprietario dell’immobile in cui sorge l’attività, non ha senso», commenta Padovano.
 
Ed è lui stesso a entrare nelle pieghe della sua iniziativa: «Il nostro è solo un segnale che trasmette un messaggio etico: non vogliamo indurre in tentazione le fasce più deboli della popolazione con l’esca dei videopoker. È una decisione di buonsenso, al di là di ciò che dice la normativa. Se serve a contrastare la dipendenza, abbiamo fatto gli interessi della nostra comunità. La ludopatia, chiaramente, non si combatte solo così. Abbiamo offerto il nostro contributo - conclude il titolare di “SalentoGame” - rimettendoci anche economicamente, ma le istituzioni devono scendere in campo seriamente. Più che revocare le licenze, basta intensificare i controlli per evitare che soprattutto i minori possano avvicinarsi al gioco e procedere con le sanzioni per i gestori che consentono ai ragazzi di utilizzare le slot». E fare in modo, quindi, che il gioco possa tornare ad essere semplicemente un gioco.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledì 13 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 14-06-2018 13:36