Mazzette e corruzione: chieste condanne per giudice, cancelliere e imprenditore

Giovedì 20 Gennaio 2022

Una mazzetta dal consulente del Tribunale e l’istruttoria di una causa in cui avrebbe avuto interessi diretti il suo compagno: accuse per le quali ieri è stata chiesta la condanna per la ex giudice onoraria Marcella Scarciglia, 47 anni, di Veglie (difesa dagli avvocati Giuseppe Corleto e Stefano Prontera); per il cancelliere Amedeo Donno, 51 anni, di Sogliano Cavour (avvocato Ubaldo Macrì); e per Franco Serra, 76 anni, imprenditore, di Gallipoli, originario di Pomigliano d’Arco (avvocati Michele Lembo e Giuseppe Della Ducata).

 

Le richieste del Pm

 

Tre anni e quattro mesi di reclusione per la got, 2 anni ed 8 mesi per il cancelliere e 4 anni per l’imprenditore, le richieste presentate dal pubblico ministro della Procura di Potenza (ufficio competente dei reati contestati e subiti dai magistrati del distretto della Corte d’Appello di Lecce) al giudice per l’udienza preliminare Salvatore Pignata. La moglie e la figlia di Serra si sono costituite parti civili con l’avvocato Luigi Suez. Si torna in aula il 22 marzo per le arringhe difensive e la sentenza.

La presunta mazzetta e i favori al compagno


Il processo è quello nato dall’inchiesta che il 12 giugno del 2018 vide gli investigatori della sezione di polizia giudiziaria della polizia di Stato distaccata in Procura arrestare la ex got con l’accusa di avere imposto al suo consulente di versargli una “mazzetta”, per continuare a provvedere alle liquidazioni. Corruzione in atti giudiziari, l’accusa.
L’altra vicenda di cui si sta occupando il processo vedo coinvolti la ex got e l’imprenditore Serra. L’uomo, ossia, che la got della seconda sezione civile del Tribunale di Lecce avrebbe favorito nella causa che lo vide contrapposto alla società di gestione della pizzeria Vesuvio: proprietario dell’immobile, la got Scarciglia sua compagna - sostiene questo l’accusa - accolse la domanda di fare lasciare quell’immobile alla società Vesuvio. La sentenza pubblicata il 30 giugno di cinque anni fa prevedeva anche il pagamento dei canoni e degli accessori maturati e non versati.

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