Lecce, mafia, armi ed estorsioni agli ambulanti: 17 arresti nel clan Briganti. Una madre al boss: «Mio figlio ha rubato, perdonatelo»

Lecce, mafia, armi ed estorsioni agli ambulanti: 17 arresti nel clan Briganti. Una madre al boss: «Mio figlio ha rubato, perdonatelo»
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Venerdì 8 Aprile 2022, 07:38 - Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 08:01

Blitz all'alba nel Salento: i poliziotti della Squadra mobile della Questura di Lecce hanno arrestato 17 persone ritenute appartenenti al clan capeggiato dal boss leccese Maurizio Briganti, con l'operazione condotta con il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Giovanna Cannalire. I 17 sono indagati a vario titolo per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico ed alla commercializzazione di sostanze stupefacenti, estorsione e violazione della legge sulle armi.

 

Gli arrestati

Carcere per

  • Senad Ahmetovic, 29 anni, di Lecce
  • Fabio Briganti, 50 anni, di Lecce
  • Pasquale Maurizio Briganti, 52 anni, di Lecce
  • Aleandro Capone, 25 anni, di Lecce
  • Francesco Capone, 28 anni, di Lecce
  • Daniele De Vergori, 22 anni, di Lecce
  • Carlo Gaetani, 37 anni, di Lecce
  • Giuseppe Guido, 32 anni, di Lecce
  • Sergio Marti, 48 anni, di Lecce
  • Giorgio Piccinno, 32 anni, di Maglie
  • Nicola Pinto, 34 anni, di Lecce
  • Gianluca Stella, 32 anni, di Lecce
  • Carlo Zecca, 33 anni, di Lecce

Domiciliari per 

  • Nicolò Greco, 23 anni, di Lecce
  • Domenico Persano, 62 anni, di Lecce
  • Enzo Quaranta, 36 anni, di Lecce
  • Silvia Renna, 28 anni, di Lecce
Video

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Le accuse

L'ordinanza di custodia cautelare contesta loro, a vario titolo, le accuse di associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, nonché estorsioni e possesso di armi. Per le estorsioni si parla anche della richiesta di 20 euro a ogni commerciante ambulante della festa di Sant'Oronzo del 24, 25 e 26 agosto 2019: 20 euro a testa al giorno, in cambio di servizi di guardiania che non furono mai effettuati. Gli introiti sarebbero stati poi versati nelle casse del clan.

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Il blitz

Si tratta di uno dei due clan operanti in città, dicono le sentenze ed i processi. L'altro fa riferimento all'ergastolano Cristian Pepe i cui rapporti sono mutati nel tempo: dagli scontri a una sorta di pax mafiosa per scongiurare manifestazioni violente che potessero attirare l'attenzione delle forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria. Di questo si è parlato nell'operazione Final Blow di due anni fa, mentre la figura di Briganti è cominciata ad emergere nel blitz Pit del 2003 per prendere sempre maggiore maggiore consistenza nelle operazioni Augusta del 2010, Eclissi, Network e Final Blow. Legato allo storico clan Tornese di Monteroni, secondo gli inquirenti.

Il questore

«Lecce non è una città fuori controllo. Non siamo in Svizzera - ha commentato il questore Andrea Valentino - ma non siamo una città fuori controllo. Mi piace sottolineare che il blitz arriva in coincidenza con la presentazione della relazione semestrale della Dia. La Scu c'è, ma ci siamo anche noi. Prima della pandemia l'operazione Final Blow ed ora che stiamo tornando alla normalità una nuova operazione che costituisce un segno di continuità nella lotta al crimine».

Il capo della Mobile

Pasquale Testini, nuovo capo della Squadra mobile a Lecce ha dichiarato: «Quattordici indagati erano liberi, tre in carcere. L'operazione nasce nell'estate del 2019 per trovare riscontro alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia sull'operatività del clan Briganti in città. Parliamo di una associazione che si dimostra molto pericolosa perché bene armata e abituata all'uso di metodi violenti nei confronti tanto di persone vicine al clan che di esterni a esso».  Da questo punto di vista, Testini ha ricordato il furto e l'incendio dell'auto di un pusher che aveva contratto debiti e altri casi di addetti allo smercio della droga prelevati dalle loro abitazioni e picchiati. 

«Il clan Briganti - ha proseguito il capo della Mobile - aveva il controllo totale della zona 167B. Due anni di indagini hanno condotto anche al sequestro di kalashnikiv, di mitragliette e molte munizioni, oltre a diversi chili di cocaina, decine di chili di hashish e centinaia di chili di marijuana».

Un altro fenomeno documentato dagli investigatori riguarda le estorsioni: i membri del clan avrebbero gestito - secondo le risultanze investigative - un giro di estorsioni nei confronti soprattutto degli ambulanti della città che lavoravano durante le partite di calcio del Lecce, gli eventi musicali e durante la festa di Sant'Oronzo. Venivano richiesti dai 20 ai 50 euro, «ma al di là delle somme - ha commentato Testini - si tratta di una forma di controllo del territorio. I sodali del clan volevano far capire che poteva lavorare solo chi avrebbe riconosciuto un benefit all'organizzazione».

L'episodio

Uno degli aspetti che ha più allarmato i poliziotti riguarda l'episodio la madre di un minore che si è recato da un membro del clan per chiedergli perdono dopo che il figlio era stato condotto in questura per la commissione di un furto. «Quel ragazzo - ha detto Testini - aveva rubato senza avere l'autorizzazione del clan. Si tratta di un episodio emblematico ed allarmante. In risposta, il membro del clan ha detto a quel genitore che i cani sciolti non sono tollerati, ma che in quella occasione non sarebbe stato preso alcun provvedimento».

Antonio Miglietta, capo della sezione criminalità organizzata

«La capacità rigenerativa del clan, le nuove leve, i ragazzi inseriti nei ranghi criminali anche attraverso le affiliazioni: si tratta di una strategia mirata per mantenere saldo il controllo della 167B e rinnovarsi» ha detto Antonio Miglietta, capo della sezione criminalità organizzata.

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