La Protezione civile sfrattata dopo i contributi di Tap: «Da qui non andremo via»

La Protezione civile sfrattata dopo i contributi di Tap: «Da qui non andremo via»
L’associazione di Protezione civile “sfrattata” dal sindaco di Melendugno Marco Potì perché destinataria dei finanziamenti Tap non ha intenzione di lasciare i locali di piazza Castello. Tutt’altro: rimarrà lì fino a quando non dimostrerà di avere ragione. Anche a costo di far finire la vicenda nelle aule di un tribunale. A dirlo è Luigi Gallo, presidente dell’associazione “Centro Cb Eruce”: «Stiamo valutando tutto ciò che c’è da fare insieme con i nostri legali. Per il momento restiamo qui e non abbiamo intenzione di muoverci». Gallo ha ricevuto nei giorni scorsi la lettera da parte del primo cittadino di Melendugno, con il quale veniva intimato all’associazione di liberare i locali «entro il termine di 20 giorni».
Il motivo è esplicitato nella stessa missiva (che Potì, peraltro, sottolinea come fosse «privata»): «Sono di questi giorni le notizie che riguardano un nuovo consistente contibuto economico (si apprende pari a 50mila euro) che sarà elargito alla sua associazione da parte della società multinazionale Tap Ag». Potì fa poi riferimento ad altri due finanziamenti, uno dei quali ad un’altra associazione presieduta dallo stesso Gallo. 
«I contributi suddetti - si legge ancora nella lettera - rappresentano per me personalmente, e per l’amministrazione che ho l’onore di guidare, un fatto moralmente gravissimo, se si considera l’impegno, l’abnegazione e la passione civile con cui la nostra comunità si oppone al progetto di gasdotto trans adriatico, che proprio la multinazionale Tap Ag sta cercando di realizzare in questo territorio». Da qui la richiesta perentoria di liberare i locali. «È ovvio e democratico che ciascuno possa e debba avere la propria opinione ed esprimerla conseguentemente su qualsiasi questione - aggiunge Potì - ma la permanenza in un immobile comunale della sua associazione non può più essere mantenuta». Concetti che il sindaco di Melendugno ha ribadito ieri nel corso di un programma radiofonico a Radio24 con il caso che, in pochi giorni, si è guadagnato anche i titoli nazionali. «Ho chiesto loro di lasciare la sede anche perché - ha spiegato ancora il sindaco di Melendugno, Potì - e in questa fase stiamo avviando un bando per l’assegnazione dei locali a vere associazioni di volontariato che non hanno bisogno di finanziamenti privati».
Dura la replica di Luigi Gallo, che evidentemente non si aspettava di trovarsi davanti a un muro nell’interlocuzione con il Comune. «La cosa che più mi lascia sbalordito - osserva il presidente dell’associazione - è che le associazioni di volontariato, da che mondo è mondo, vivono di finanziamenti, di progetti. Sono quindici anni che lo facciamo: quando partecipiamo a un bando lo facciamo con cognizione di causa non certo per arraffare denaro. Peraltro i progetti hanno una finalità precisa, e questo in particolare è destinato all’acquisto di attrezzature e alla formazione del personale di Protezione civile». Gallo è fiducioso: «Spiegheremo la nostra posizione a tempo debito, dopo esserci consultati con i nostri avvocati. Devo dire, purtroppo, che non è la prima volta che il sindaco Potì ci attacca: è già accaduto in passato, per altre vicende».
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Martedì 13 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 12:09