Corte d’Appello a Bari? «No a un’altra ingiustizia». Salento mobilitato contro l’ipotesi di una sola sede in regione

Corte d’Appello a Bari? «No a un’altra ingiustizia». Salento mobilitato contro l’ipotesi di una sola sede in regione
di Alessandro Cellini
4 Minuti di Lettura
Sabato 28 Novembre 2015, 09:59 - Ultimo aggiornamento: 10:13

L’eventualità viene respinta con sdegno praticamente da tutti: un vero e unico fronte di opposizione all’ipotesi che la Corte d’Appello di Lecce (e di conseguenza la sezione distaccata di Taranto) venga soppressa, in previsione dell’istituzione di un’unica e sola sede giudiziaria di secondo grado nel capoluogo di regione, in questo caso a Bari. L’ipotesi è allo studio della cosiddetta Commissione Vietti, presieduta dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Michele Vietti, istituita dal ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Il gruppo è al lavoro, ma per il momento non ha prodotto nulla di concreto: nel senso che non c’è un documento ufficiale che provi la volontà di effettuare un taglio netto alle Corti d’Appello di provincia. Ma l’eventualità è concreta. E già esisteva all’interno di un disegno di legge presentato alla fine dello scorso anno, sottoscritto da 21 senatori, nel quale si indicavano i tagli senza che fossero previsti criteri particolari: una sede di Corte d’Appello per ogni regione. Questo l’unico criterio.

Promettono battaglia i parlamentari pugliesi. Da destra a sinistra, è un fronte unico. Spiega il deputato di Conservatori e Riformisti Rocco Palese: «Chi mi conosce sa bene che sono sempre stato uno strenuo sostenitore della politica di razionalizzazione e taglio della spesa pubblica, ma l’ipotesi di accorpamento delle Corti d’Appello su cui lavora il Governo non ha nulla di razionale, specie in regioni come la Puglia che è lunga 400 chilometri e dove, quindi, oltre all’enorme sovraccarico di processi e ad un ulteriore rallentamento della già lenta macchina della giustizia italiana, si sommerebbero disagi incredibili per cittadini e operatori del mondo della giustizia».

Il principio alla base dell’ipotesi di cui si parla è la razionalizzazione della spesa. Ma questo, osserva Palese, «non significa tagliare a prescindere, ma usare meglio le risorse pubbliche per incidere positivamente sulla qualità della vita dei cittadini. Prima di pensare ad accorpare senza criterio ovunque e comunque, il Governo - conclude - deve dimostrarsi capace di fare una disamina precisa delle situazioni anche geografiche e logistiche, cominciare a tagliare gli sprechi e ad eliminare la corruzione dalla spesa pubblica e poi, se e dove necessario, anche accorpare».

«È una legittima preoccupazione», esordisce il senatore del Movimento 5 stelle Maurizio Buccarella. «Con questo provvedimento si punta alla desertificazione giudiziaria, che insieme all’aumento del contributo unificato, rischia di causare seri danni. Come stanno cercando di “risolvere” questi governi neoliberisti il problema dei ritardi nella giustizia? Potenziando la macchina giudiziaria? Assumendo personale amministrativo? No, scoraggiando i cittadini, facendo in modo che non possano tutelare i loro diritti, aumentando il costo dei ricorsi e rendendo più difficile l’accesso alla giustizia con l’allontanamento delle sedi». Il problema è concreto, e non è solo una battaglia di princìpi: «Con la chiusura della Corte d’Appello di Lecce, le persone sono scoraggiate perché un avvocato, un consulente di parte, un testimone, o la stessa parte in causa saranno costretti a fare 300 chilometri per far valere i propri diritti. Esprimo quindi la massima contrarietà al progetto».

Tenta di gettare acqua sul fuoco il deputato del Partito democratico Federico Massa: «Si parla solo di riordino delle Corti d’Appello. Un riordino nell’ambito del quale sarà possibile rivedere i criteri. Certo, non è pensabile - osserva Massa - ridurre le Corti d’Appello in Italia lasciandone una per ogni regione, in particolar modo in Puglia. Dovrebbe essere fatto con criterio, in funzione del bacino di utenza e del carico di processi». Gianfranco Chiarelli, deputato di Conservatori e Riformisti, componente della Commissione Giustizia della Camera, assicura: «In Commissione non è arrivato nulla. Ma è evidente che un’ipotesi di questo genere rappresenterebbe una stortura della riforma della giustizia. Ci sarà battaglia su questo punto. Il governo non può pensare di risparmiare sulla pelle dei cittadini».

© RIPRODUZIONE RISERVATA