Assalto alla villa del penalista, la famiglia presa in ostaggio: «Se scatta l'allarme, ti ammazziamo»

Mercoledì 11 Settembre 2019

Terrore nella villa di Trepuzzi dell'avvocato penalista Antonio Savoia, 50 anni, del posto. L'altro ieri sera poco dopo le otto e mezzo tre malviventi incappucciati ed armati lo hanno bloccato e minacciato di morte appena parcheggiata la sua Porsche Macan. Per costringerlo ad accompagnarli nel seminterrato dove c'è la cassaforte. Per poi svuotarla di gioielli e denaro in contanti, farsi consegnare le parcelle della giornata e l'orologio Rolex indossato dalla moglie. Poco più di 6.000 euro il bottino dei contanti, il valore degli ori è in corso di quantificazione.

Rapidi ed indifferenti, quei malviventi, al trauma che avrebbero subito i due figli e la consorte, vedendo l'avvocato Savoia bloccato da tre incappucciati e con una pistola puntata alla testa, un teaser spianato (un'arma che invia scariche elettriche) ed un coltello.
Illesi tutti. O quasi. L'avvocato Savoia è stato colpito sulla testa, forse dal calcio della pistola. Un colpo ricevuto appena sceso dall'auto. Appena il tempo di sentire correre qualcuno nella sua direzione, girarsi e si è trovato circondato da tre uomini spuntati dalla pineta della villa che confina con la strada. Una strada isolata, la vecchia strada per Squinzano.

Inutili tutti i tentativi di impedire ai rapinatori di entrare a casa. L'avvocato ha cercato di evitare ai figli ed alla moglie di trovarsi al cospetto di una scena così terribile: ha offerto ai malviventi le chiavi della Porsche e le parcelle della giornata. Gli ha fatto presente anche che si stavano comportando molto male, e detto da lui - che certi comportamenti li conosce, visto che negli ultimi anni ha difeso rapinatori della stessa Trepuzzi, di Surbo, di Squinzano e di Carmiano - è tutto dire.

Nulla da fare, non c'è stato verso di convincerli a desistere. Piuttosto lo hanno sollecitato. E minacciato: «Sbrigati, ce ne dobbiamo andare presto da qui». E subito dopo: «Se fai scattare l'allarme ti ammazziamo». Moglie e figli sono stati costretti a stendersi a terra, mentre l'avvocato Savoia ha accompagnati gli uomini nel seminterrato. Con una sola idea in testa: stemperare le tensioni per garantire che a moglie e figli non venisse torto un capello.

In pochi minuti i malviventi hanno ottenuto quello che cercavano. Tutto il contenuto della cassaforte. Lo hanno infilato in una busta di carta e sono scappati verso la pineta. Prima di lasciare la villa hanno rinchiuso la famiglia Savoia in bagno. Per strada c'era qualcuno ad attenderli. Uno o forse due complici: l'autista ed il palo. Il palo che ha avvisato dell'arrivo dell'avvocato Savoia gli altri tre nascosti nella pineta.

Sulle tracce di questa banda ci sono i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Campi Salentina e della stazione di Trepuzzi, arrivati nella villa rapinata pochi minuti dopo la fuga dei malviventi. Hanno acquisito i filmati dell'impianto di videosorveglianza che dispone di telecamere dentro e nel perimetro della villa. E si sono messi a setacciare la strada principale e quelle vicine per cercare altri impianti di videosorveglianza che potrebbero avere registrato l'arrivo e la fuga della banda.

Tanti i nodi da sciogliere. Uno fra tanti: il comportamento tenuto dai malviventi ha innescato il sospetto che conoscessero le abitudini dell'avvocato Savoia. Uno dei rapinatori gli ha infilato una mano nella tasca dei pantaloni, come se fosse stato al corrente che l'altro ieri sera avesse incassato degli onorari. Inoltre l'accento era locale. Del Nord Salento.
E.M.
 

Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA