Il penalista rapinato: «Ho avuto paura per i miei figli e per mia moglie»

Mercoledì 11 Settembre 2019
«Vi do tutto quello che volete. Non entrate in casa. Ci sono i bambini. Per favore». L'appello lanciato dall'avvocato Antonio Savoia ed ignorato dai rapinatori che l'altro ieri sera lo hanno bloccato nel parcheggio della sua villa di Trepuzzi.
Avvocato, non c'è stato verso di tenerli lontani da casa?
«No. Gli offerto le chiavi della Porsche, il denaro che avevo portato dallo studio ma non c'è stato nulla da fare. Da subito mi hanno chiesto di aprire la cassaforte».
È vero che l'hanno minacciata di morte?
«Certo. Quando ho cercato di farli desistere, quando ho detto che si stavano comportando male mi hanno risposto di non perdere tempo in chiacchiere, di sbrigarmi. E senza mezzi termini uno di loro ha aggiunto che mi avrebbe sparato un colpo di pistola alla testa se fosse scattato l'allarme».
Ha avuto paura?
«Sì. Ma non per me, per i miei figli e per mia moglie. Abito in quella villa da dieci anni, non ho mai avuto problemi».
Qual è stata la reazione dei suoi familiari?
«Si sono affacciati sulla porta quando mi hanno sentito parlare. Mia figlia ha lanciato un grido di terrore. Ho cercato di tranquillizzarli dicendo di non preoccuparsi, che non stava succedendo nulla di grave e che sarebbe finito tutto molto presto. Uno di loro ha detto a mia moglie, in italiano perfetto: Stia calma signora che non le succede nulla. Li hanno fatti stendere a terra, a mia moglie hanno preso il Rolex portato al polso. Sono stati minacciosi, facevano paura, inutile negarlo, ma per fortuna non sono stati violenti».
È stato colpito alla testa con il calcio della pistola?
«Sì, ma poca cosa. L'importante che non siano stati toccati i miei figli e mia moglie».
Quanto tempo è rimasto in balia dei rapinatori?
«Non saprei, in quei momenti non ti rendi conto del tempo che passa».
Non trova strano che sia stato colpito un avvocato penalista come lei che ha clienti in buona parte del Nord Salento?
«Non so spiegarmelo. Ripeto, abito in quella villa da dieci anni e non mi è successo mai niente».
Alcuni suoi colleghi nelle chat degli avvocati stanno scrivendo che rifiuteranno l'incarico di difendere gli autori di questi rapina, se dovessero essere nominati? Che farebbe al posto loro?
«Rifiuterei senza alcuna esitazione. Fermo restando il principio che qualsiasi cittadino ha diritto ad essere difeso, bisogna valutare anche le questioni di opportunità: se la vittima è un amico o un caro collega viene meno la serenità».
E.M.
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