Conte in visita a Milano: «Non mollare proprio ora». Fontana e Sala critici sulla Fase 2

Martedì 28 Aprile 2020 di Giammarco Oberto
Si sono visti tutti in prefettura, ieri sera. Sala, Fontana, il neopresidente di Confindustria Carlo Bonomi, con il prefetto Saccone a fare gli onori di casa. E Conte, che per la sua prima uscita ufficiale dal lockdown ha scelto la martoriata Lombardia: prima Milano, poi Bergamo e Brescia.

Un incontro lampo, con la mascherina sul viso, per dimostrare vicinanza. «Non sono venuto nella fase critica perché avrei creato solo intralcio» ha detto ai cronisti. Ma nel giorno delle polemiche su una Fase 2 che a tanti sembra raffazzonata, è qui anche per difendere l’operato del governo. «Non è questo il momento di mollare. Tutti speravano di tornare presto alla normalità, ma non ci sono le condizioni, ce lo dobbiamo dire in modo chiaro e forte» ha detto il presidente del Consiglio. La Fase 2 che parte il 4 maggio ha incassato critiche e perplessità sia da Palazzo Marino che da Palazzo Lombardia. Ma Conte si è arroccato: «Sono misure studiate per alleviare le sofferenze anche psicologiche che tutti stiamo affrontando, ma questo non significa che noi buttiamo a mare tutti i sacrifici fin qui fatti. Dobbiamo continuare ad agire in modo responsabile. Il piano nazionale è un principio di razionalità che ci consentirà di governare la Fase 2».

Sulla fine del lockdown Sala e Fontana lo aspettavano al varco. Per il governatore bisognava «aprire di più» già dal 4 maggio. Pensa a negozi e ristoranti, Fontana: «Aspettare così tanto tempo rischia creare dei problemi notevoli a interi comparti. Quindi ci pensi» ha detto al premier. Anche Sala ha evidenziato le sue perplessità sulle regole della Fase 2. Sul tema il sindaco si era già scatenato nel videomessaggio del mattino. Soprattutto la questione “accesso ai parchi ma senza assembramenti”, ha fatto storcere il naso a Sala: «Ci si dice “apriteli” e poi controllate che non ci siano assembramenti». Come dire, aggiustatevi. «Ma come?». E sulla questione mascherine: «Non si è chiarito come verranno distribuite e soprattutto come e dove dovranno essere obbligatorie». E sul ritorno al lavoro di moltissimi da lunedì prossimo: «Come aiuteremo le famiglie nelle quali i genitori potranno tornare a lavorare e ci sono bambini piccoli? A Milano sono 120mila».
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