Prato, figlio con l'allievo tredicenne. La famiglia della vittima: «Lo ha di fatto sequestrato»

Martedì 17 Maggio 2022
Prato, figlio con l'allievo tredicenne. La famiglia della vittima: «Lo ha di fatto sequestrato»

L'operatrice sanitaria di Prato che dava lezioni di inglese privatamente a casa a un ragazzino di 13 anni, del quale è poi rimasta incinta, «ha di fatto sequestrato la vittima, tra l'altro figlio di una sua amica. Lo ha legato a sé e ha sperato di rimanere incinta, vero è che era delusa di un primo esito negativo del test di gravidanza e lo ha poi ripetuto a una settimana di distanza». Lo ha detto l'avvocato Roberta Roviello, legale di parte civile della famiglia della parte offesa, in aula al tribunale di Firenze dove è in corso l'appello del processo che vede imputata l'allora 29enne che a novembre 2017 rimase incinta del minore cui dava ripetizioni.

 

Condannata in primo grado a 6 anni e mezzo per violenza sessuale su minore e violenza sessuale per induzione, la donna  «ha fatto vivere a un ragazzino di 14 anni 20 mesi di angoscia. Non è stata una violenza singola. La donna gli ha fatto vivere un'esperienza sessuale non confacente alla sua età. Ed è evidente - incalza l'avvocato, parte civile contro la donna e non anche contro il marito, anche lui in aula con l'accusa di alterazione di stato civile - l'invadenza dell'imputata, la sua imposizione e l'induzione a esperienze sessuali non confacenti alla sua età». «La vita del ragazzino è stata travolta - ha ribadito l'avvocato - così come quella della sua famiglia, vero è che nelle more i genitori si sono separati. Quel bambino per il 14enne era e sarà un macigno, ma anche la terribile vicenda vissuta lo sarà. Per sempre». 

 

 

 

Ovviamente di diverso avviso il legale dell'imputata. «Il pubblico ministero definisce la parte offesa come un fanciulletto imberbe, incapace di distinguere tra urina e sperma. A dire però il contrario sono gli sms tra i due, nei quali il ragazzo chiede alla mia assistita precise prestazioni, di indossare perizoma, autoreggenti e tacchi. Messaggi dai quali si può anche dimostrare che la relazione sessuale ha inizio dopo il compimento dei 14 anni e non prima». Lo ha detto nell'aula della Corte d'Appello di Firenze l'avvocato Mattia Alfano, che insieme al collega Massimo Nistri difende la donna di Prato condannata in primo grado a 6 anni e mezzo.  «La sessualizzazione è ad oggi molto anticipata - ha continuato, rivolgendosi al giudice Anna Maria Sacco - è in corso una anticipazione di tutto, di cui dobbiamo prendere atto. La mia assistita ha fatto pressioni, ma non sessuali, cercava affettività: sbagliata, malata, eticamente condannabile, ma affettività. L'allievo rispondeva con messaggi dettagliati ed espliciti, suggerendole di guardare dei video per eseguire meglio una prestazione richiesta. Non si ha a che fare con un soggetto passivo che subisce pressioni sessuali, lei lo faceva per sentirsi dire di essere amata. Sbagliando, ma quello voleva, essere amata». «Non si è mai sottratta al confronto, non ha cancellato i messaggi e ha raccontato fatti potenzialmente distruttivi per lei, si è sottoposta volontariamente a  un supporto psicologico e si sta facendo curare - incalza l'avvocato - In tutto questo la parte offesa ha continuato poi a cercare rapporti con altre coetanee, a dimostrazione che non ha avuto la sessualità devastata». 

Ultimo aggiornamento: 21:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA