Sanremo 2019, scontro tra giurie e televoto. Mahmood è un caso politico

Scene da un Festival che si chiude con un simpatico e ingombrante vincitore a sorpresa: tutti felici e contenti, o quasi tutti. Felici perché la settimana di irragionevole follia è finita, perché ora si passa all'incasso (concerti, dischi, trasmissioni, progetti), perché la sbornia provoca una strana sensazione di eccitazione. Eccitato, addirittura inferocito, lo abbiamo visto in piena notte, il favorito della vigilia, Ultimo, arrivato secondo. «Me l'avete tirata e mi avete rotto il c...zo» ha sparato verso l'affollata platea della sala stampa. Non ha partecipato neppure alla rituale passerella di Domenica in. La sua rabbia è accompagnata dalle sirene che si sono alzate sul sistema di votazione, perché la vittoria di Mahmood non è l'investitura popolare di un'Italia che vota per l'integrazione. Per qualcuno, addirittura, è un vero e proprio dispetto verso il «prima gli italiani» di Matteo Salvini.

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I SOLITI NOTI
Colpo basso di un Sanremo partito sulle ali della polemica sui migranti e finito con la vittoria di un ragazzo dal papà egiziano. Il suo successo, in effetti, è il frutto dell'orientamento delle due giurie non popolari, quella cosiddetta d'onore (pesava il 20 per cento), formata in gran parte da gente di cinema e quella della sala stampa (influiva per il 30). E, allora, fiato alle trombe. La bocciatura del responso del televoto popolare non poteva non mobilitare il fronte populista: Salvini nella notte si è buttato dalla parte di Ultimo («Mahmood, mah... Preferivo Ultimo»), Giorgia Meloni è scesa invece nel dettaglio dei meccanismi sanremesi («Mi chiedo che senso abbia far votare a pagamento se poi decidono i soliti noti»). Pro o contro, resta il fatto che nelle cinque serate Ultimo ha avuto nel televoto popolare solo un avversario, Il Volo, col vincitore addirittura nelle retroguardie (poco gradito anche dalla demoscopia), preceduto da Bertè e Cristicchi. Poi, sabato, il ribaltone con la giuria cinematografica allineata alla sala stampa. Terzo Mahmood, prima del round finale (lui al 9,85 per cento, Il Volo al 10,54, Ultimo all'11,72). Poi, dopo il turno conclusivo, con Ultimo vicino al 50 per cento del televoto (al 48,8), la somma finale ha dato Soldi al 38,92, I tuoi particolari al 35,56, Musica che resta al 25,53.

LA COMPENSAZIONE
Sotto accusa, dunque, il giudizio dei soliti noti, come dice la Meloni? Anche Baglioni è perplesso. O l'una o l'altra votazione. Se la prende con la giuria d'onore (la composizione si è via via edulcorata in sfilata di vip qualsiasi). Ma dimentica che la compensazione al televoto venne varata (dopo la vittoria di Valerio Scanu nel 2010) per ovviare al problema della sua vulnerabilità, visto che non funziona secondo il principio «una persona un voto», ma su chi spende di più, magari ingaggiando centralini capaci di scaricare a pagamento migliaia di voti. Insomma, abbiamo imboccato la strada del deja vù rivoltato. Problemi del futuro direttore artistico.

IL FUTURO
Sarà Baglioni a guidare il Festival dei 70 anni (mentre lui ne avrà 69)? Adesso ha voglia di ombra, dice. Poi, nell'euforia bagnata dagli ascolti (due punti sotto al risultato di un anno fa col 56,5 per cento e 10 milioni e mezzo di media), si lascia sfuggire che tornare per la terza volta gli piacerebbe. Ha già in mente dei ritocchi: al sistema di votazione, sui cantanti da limare a 20, sul Festival che potrebbe partire prima e non andare avanti a oltranza nella notte. Ha, però, una paura: «Il troppo storpia, anche se è bello e faticoso». La Rai lo vuole, anche perché le alternative non sembrano poi tante. Amadeus è un'idea debole, un nuovo Conti saprebbe di restaurazione e si misurerebbe con questi ascolti planetari.
Ma in casa Rai 1 non dispiacerebbe avere comunque il divo Claudio sulla rete ammiraglia, anche impegnato in altri programmi, ora che ha confermato il suo television touch. E chissà che viale Mazzini non tragga vantaggio anche dai rapporti stretti con Claudio Bisio e con Virginia Raffaele che dice di voler tornare a teatro, ma quando Teresa De Santis, il direttore di Rai 1, fa capire che un suo ingaggio sarebbe gradito alla rete, sgrana i suoi occhioni svegli.
 
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Lunedì 11 Febbraio 2019 - Ultimo aggiornamento: 15:48
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