Madri e diritti: l'emancipazione femminile nel convegno all'Università

Madri e diritti: l'emancipazione femminile nel convegno all'Università
di Eleonora Leila MOSCARA
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Giovedì 12 Maggio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 12:42

Essere donna significa essere libere e protagoniste? Esiste un emancipazionismo totalmente al femminile? Il progresso culturale di una società si misura dal ruolo delle donne? Queste solo alcune delle domande che hanno portato allo sviluppo del convegno internazionale intitolato: “Madri di diritti. L’emancipazione femminile nei volti delle sue pioniere”, che si terrà a Lecce a partire da oggi fino a sabato 14 maggio presso la Sala Conferenze del Rettorato in piazza Tancredi 7. L’appuntamento, arrivato alla sua quarta edizione con il Dipartimento di Storia dell’Educazione dell’Università del Salento, è organizzato dalla professoressa e titolare della cattedra, Anna Maria Colaci, presente anche nel comitato scientifico assieme al docente in Scienze della Comunicazione Mimmo Pesare e al professore di Pedagogia sperimentale Salvatore Colazzo.

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«Non sono sicura che oggi si possa parlare di donne libere e protagoniste senza una riflessione: abbiamo consolidato il cambiamento che ci aspettiamo di aver raggiunto? – dichiara la responsabile scientifica Anna Maria Colaci – Nel convegno cercheremo di partire dalla storia per presentare la ricerca e gli studi di ogni relatore, da una visione glocale per arrivare a una visione internazionale di questo argomento. Denso e carico di significato. Ancora oggi. Da studiosa osservo che il vero progresso culturale di una società risiede anche (e soprattutto) nel modo in cui si permette alle donne di essere libere e protagoniste nei vari ruoli di responsabilità comunitaria». 

Tra i protagonisti di questo convegno ci saranno, tra gli altri, Simonetta Polenghi, direttrice del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica di Milano e membro dell’Ische, il Comitato esecutivo della più prestigiosa società mondiale di studi storico-educativi, la International Standing Conference for History of Education, che presiederà la prima giornata di lavori; la studiosa Carla Callegari, docente di Storia della Pedagogia dell’Università di Padova che si occuperà di un interessante intervento intitolato “Anna Freud e Alice Goldenberger: l’esperienza di Lindfield. Riportare alla vita i bambini degli inferni”; la giurista spagnola specializzata di filosofia del diritto, María Cruz De Teràn Velasco dell’Università di Navarra, che approfondirà l’argomento “Senza donne non c’è giustizia: pionieri nel riconoscimento dei diritti”. E poi ancora Caterina Sindoni dell’Università degli Studi di Messina che darà un taglio storico con i “Ritratti di maestre ‘pioniere’ nel sud Italia tra Ottocento e Novecento”, e molti altri ancora. Tutti personaggi che hanno contribuito a portare grande innovazione nel mondo della ricerca.

I valori del femminismo

«Riscopriremo volti e momenti fondamentali del femminismo italiano e internazionale - continua la professoressa Colaci – nel momento in cui la donna entra attivamente a far parte del processo educativo ed emancipazionista, accede a un tipo di istruzione che aveva lo scopo non solo di formarla come futura moglie e madre, ma anche di perfezionarla dal punto di vista professionale, inizia la sua battaglia per spezzare la visione che la considerava subalterna e inferiore all’uomo. Comincia così la “Rivoluzione femminile” che, a partire dall’Unità d’Italia e per tutto il corso del Novecento, porterà alla parità di diritti e all’uguaglianza di genere».

Sibilla Aleramo,  Maria Montessori, Luisa Levi, Oriana Fallaci e tante altre 

«Da Sibilla Aleramo a Maria Montessori, da Luisa Levi a Oriana Fallaci e molte altre pioniere, racconteremo le donne che hanno lottato e lottano ancora oggi per l’emancipazionismo - aggiunge – e poi cercheremo di volgere uno sguardo alle donne di oggi nella società occidentale, quelle che crediamo siano libere e protagoniste. Basti pensare al precariato diffuso che offende lo stesso archetipo di essere donne. Donne che diventano “pericolose” per le loro eventuali maternità. Donne che hanno studiato e si sono formate, ma per una laurea che non rappresenta più un punto di arrivo bensì un punto di partenza. Discuteremo di tutto questo durante queste giornate di formazione e studio».

E così nelle tre giornate del convegno, attraverso i vari interventi si viaggerà dalla figura storica della “Marchesa Giulia Colbert di Barolo e l’educazione delle donne nelle carceri piemontesi (1821-1849): un’esperienza all’avanguardia” (ne parlerà Maria Cristina Morandini dell’Università di Torino) fino alla modernità di “Luisa Levi, una pioniera dell’educazione sessuale” (Salvatore Colazzo, Università del Salento). Si andrà dalla “Ginnastica femminile nella scuola elementare italiana dell’ultimo Ottocento e il pionierismo immaginato della maestra Pedani” (Paolo Alfieri, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) a scoprire come e perché “La pace del mondo è nella culla del bambini. Maria Montessori e la maternità sociale” (Barbara De Serio, Università degli Studi di Foggia).

Il convegno, rivolto a tutti gli studenti universitari, rientra in un processo di sensibilizzazione che intende coinvolgere tutte le giovani generazioni attraverso università e scuole.

«Mancano le politiche attive di prevenzione, - sottolinea la professoressa Colaci – al di là dell’ottimo contributo delle associazioni, c’è bisogno di rieducare la società civile, attraverso percorsi educativi come questo convegno, che coinvolgono tutte le strutture deputate alla formazione delle nuove generazioni. La pedagogia oggi si propone di rappresentare uno strumento per educare al dialogo alla libertà e alla tolleranza, urge un processo di rinnovamento. In ultimo – conclude - vorrei che emergesse un concetto più ampio, uomini e donne non sono uguali ma simili e complementari, non ci dovrebbe mai essere antagonismo né prevaricazione ma, collaborazione e solidarietà. Ecco di cosa abbiamo bisogno di uomini e maturi e responsabili nei rapporti umani, libertà e protagonismo restano parole vuote se sono senza valori, sta a noi caricarle di valore e significato attraverso la leva pedagogica percepita come preziosa occasione di crescita umana e sociale».

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