L'intervista/Cucinella: «Dal passato il segreto del vivere sostenibile»

L'intervista/Cucinella: «Dal passato il segreto del vivere sostenibile»
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Venerdì 22 Aprile 2022, 23:29 - Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 01:20

La lezione del passato per guardare al futuro, soprattutto in materia di sostenibilità. Non è certo nostalgico il punto di vista di un gigante dell'architettura come Mario Cucinella, specialista di sostenibilità e circolarità, tra gli ospiti di Externa, il salone nazionale più importante dedicato all'outdoor living che si tiene alla Fiera del Levante. Il suo sguardo riguarda piuttosto la possibilità di fare tesoro delle conquiste dell'uomo nelle sue età più virtuose, quando il patto armonioso con la natura era l'unica via per garantirsi la sopravvivenza. Una visione al centro del suo libro “Il futuro è un viaggio nel passato. Dieci storie di architettura”, in cui Cucinella raccoglie le memorie dei suoi dieci viaggi nelle città e nei luoghi del mondo che gli hanno offerto spunti di riflessione sullo sfruttamento razionale delle energie disponibili. «Non racconti nostalgici, ma la scoperta di un passato in cui scovare molte informazioni che potranno aiutarci nel nostro viaggio verso il futuro».
Ma Cucinella non perde di vista la tecnologia: nel 2021 ha presentato Tecla, il modulo abitativo in terra cruda stampato in 3D: una sorta di grotta high tech che risponde ai grandi temi di emergenza climatica, il cui nome è ispirato alle Città invisibili di Calvino.
Architetto, lei porta con sé un universo. Di cosa parlerà in fiera?
«Partirò da questo libro, che ha un titolo importante e da quello che possono insegnarci alcune esperienze del passato. Poi racconterà al pubblico, che in buona parte sarà formato da professionisti come stiamo affrontando negli ultimi decenni l'idea di una sostenibilità».
Di cui lei ha un'idea non scontata.
«Per me la sostenibilità non è esclusiva né solo tecnologica ma piuttosto empatica: ha un rapporto con il clima, con l'ambiente. Ha un rapporto con gli uomini. E poi farò vedere un po' di esempi e di opere realizzate che dimostrano come con il mio studio traduciamo le parole in architettura».
Qui a Bari parlerà della Torre di Unipol a Milano ma anche di uno dei suoi ultimi progetti: quello di Peccioli, in provincia di Pisa.
«Un intervento in cui abbiamo finalmente sfatato un tabù: quello di poter fare dell'architettura contemporanea in un luogo vincolato».
Svelerà anche il suo progetto barese?
«Sì, mostrerò in anteprima il progetto di un edificio residenziale che sto realizzando a Bari».
Quella pugliese è una terra che conosce bene e in cui anni fa ha anche ristrutturato un sistema di trulli.
«Sì, mentre parliamo mi trovo qui nei miei trulli di Ceglie Messapica e i trulli sono un esempio straordinario della sostenibilità di cui parlavamo: il materiale di cui sono fatti arriva dal recupero delle pietre nei campi che servono a costruire edifici con grande sapienza. Basti pensare alla sua efficienza termica ottenuta senza alcun ricorso alla tecnologia».
Bari è una di quelle città del Sud che stanno facendo uno sforzo per scrollarsi di dosso la vecchia dinamica dell'edilizia di scarsa qualità.
«Qui a Bari qualche sprazzo di qualità si era già visto negli anni 90 con la realizzazione dello stadio. Ma senza un pensiero organico. Mi pare però che negli ultimi tempi sia cresciuta nell'opinione pubblica una maggiore consapevolezza riguardo la qualità urbana. Anche la politica sembra aver capito che lo spazio urbano è un tema sociale e che il vivere bene viene percepito dalle persone. Questo è anche uno dei temi della partecipazione nella rigenerazione urbana. Le trasformazioni hanno dimostrato in tante città, anche italiane, di poter contribuire a un grande rilancio anche economico e di qualità della vita e questi aspetti ora rientrano anche nelle scelte della politica. Basta guardare come sono cambiate alcune città europee».
Crede che il turismo della Puglia rischi di spersonalizzare il territorio cambiandogli i connotati?
«È vero che in Puglia c'è una forte vocazione turistica, che ha rilanciato la microeconomia in materia di accoglienza. Ma per fortuna la sua immagine è anche legata all'agricoltura, alla cultura del cibo. Ormai queste terre sono conosciute anche per i loro aspetti qualitativi e per un valore che non tutti i territori hanno».
Cosa può fare la progettazione per migliorare questi aspetti?
«La bellezza delle città storiche traina il turismo e l'economia perché c'è sempre stata una grande attenzione allo spazio pubblico, agli edifici e alle chiese. Quella sensibilità l'abbiamo persa per una cinquantina di anni in un'ottica di speculazione edilizia che ha generato economie per pochi e incapaci di migliorare il territorio: gli interventi di questo tipo hanno lasciato in eredità un'edilizia povera e una scenografia urbana piatta. Quel modello non ha funzionato e qui la Puglia deve giocare fortemente il suo ruolo puntando sulla qualità delle città».
In che modo?
«Come in tanti stanno già facendo: rigenerando i water front, le passeggiate, le periferie. Trasformando gli edifici industriali e riconvertendoli in attività culturali o per l'economia digitale. Ripensando gli spazi pubblici, gli edifici comunali e soprattutto le scuole».
Lei ne ha progettate diverse, quella che mostrerà a Externa è tutta di legno. Le scuole sono edifici fortemente simbolici.
«Le scuole sono edifici chiave per il futuro delle generazioni su cui occorre investire. Le scuole rappresentano quello che noi diciamo ai ragazzi: che ci prendiamo cura di loro anche attraverso la qualità dello spazio. E poi bisogna rendere questi edifici sostenibili. In questo la normativa ci aiuta. La strada è segnata, ora bisogna fare in modo che anche il patrimonio vetusto faccia la sua transizione e migliori le sue prestazioni. Non parliamo di interventi inaccessibili ma di graduali miglioramenti, anche semplicemente usando gli ecobonus».
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