PUGLIA MON AMOUR/Francesco Arca: «La quiete dei paesini meglio della movida»

Sabato 12 Luglio 2014 di Valeria BLANCO

C’è chi la sceglie per il mare cristallino, chi per la bellezza delle campagne punteggiate da ulivi secolari, chi per la movida e chi ancora per il buon cibo. La Puglia è ormai una delle mete di viaggio più ambite dai turisti. Tra questi, anche tanti ospiti “speciali”: artisti nazionali e internazionali che vi hanno acquistato casa, eleggendo la regione a buen retiro, oppure che ci tornano ogni anno semplicemente per qualche giorno di relax. Questa rubrica dà loro voce per raccontare i tanti volti del territorio dal punto di vista di chi lo ha scelto come “casa”.

La pronuncia è perfetta, quella di chi si è esercitato ordinandolo spesso nei ristoranti. Il tono di voce tradisce l’acquolina in bocca: “Ciciri e tria” è il piatto della cucina salentina di cui l’attore Francesco Arca, toscano da anni stabilitosi a Roma, più sente la mancanza. Buona forchetta, Arca il Salento lo ha scoperto insieme a un Cicerone d’eccezione: il regista Ferzan Ozpetek, che lo ha voluto come protagonista maschile di “Allacciate le cinture” accanto a Kasia Smutniak. Lui si è lasciato guidare alla scoperta del barocco, fino a farsi affascinare e travolgere da questa terra «di grandi cuori e tanti sorrisi».

Una terra che - complice anche una bellezza che non passa inosservata - lo ha accolto con calore, ma mai con invadenza. Inevitabile, però, il subbuglio nelle spiagge dove lo scorso anno Arca si è fatto vedere spesso: da Otranto a Porto Badisco, passando per Gallipoli e le marine di Melendugno. Non è passato inosservato nemmeno quando, la scorsa primavera, è stato avvistato di prima mattina fare footing nella villa comunale di Lecce. Frequentatore assiduo della movida leccese - tanto che leggenda vuole fosse proprio lui a guidare il cast composto da Carolina Crescentini, Filippo Scicchitano, Giulia Michelini e Francesco Scianna a spasso per i locali del centro storico - Arca rivela però di preferire un altro volto del Salento: quello dei paesini del litorale, dove le dimensioni piccole fanno sentire «coccolati e a casa».

Partiamo dalle donne: come sono le salentine?

«Incarnano benissimo la bellezza italiana. Il Salento in estate è posto pieno di gioventù, una bellissima gioventù. Io, poi, ho avuto una “raccomandazione” eccezionale, quella di Ferzan. È anche merito suo se tutte le persone che ho incontrato mi hanno coccolato come solo i salentini sanno fare».

Avranno puntato sul cibo.

«Esatto. Ho mangiato tante friselle, ma per me il piatto principe della cucina salentina sono quei pazzeschi “ciciri e tria”. Al di là dei singoli piatti, però, sono i prodotti pugliesi ad essere straordinari: pomodori, mozzarella, il vino rosato e il pane mi facevano impazzire».

Com’è stato il primo incontro con il Salento?

«Travolgente, come una grande storia d’amore. In passato ci ero stato già in vacanza più volte, ma avendo fatto semplicemente il turista non mi ero fatto coinvolgere dallo spirito dai luoghi. L’ultima volta, avendoci vissuto per quasi tre mesi, sono riuscito a percepire la ricchezza culturale del posto e la profondità delle persone. Ci tornerò anche quest’anno per ritrovare la pace del litorale e il calore degli amici».

Così innamorato di Lecce tanto da voler, come si dice, comprare casa da queste parti?

«Magari potessi. Non sono alla ricerca di una casa, ma a Lecce tornerò già tra qualche settimana per le vacanze».

La sua è stata una presenza costante nella movida salentina.

«In discoteca non ci vado più da anni e dal momento che, per lavoro, avevo la sveglia molto presto, ho vissuto molto “cena e dopocena” nei locali del centro storico di Lecce. Mi sentivo perfettamente a mio agio, protetto da una città a misura d’uomo».

Qual è il suo “luogo del cuore”?

«Ne ho almeno due, ed entrambi sono legati alle persone. A Lecce, via Umberto I con il suo fermento e lo Shui bar, dove Sebastiano, il titolare, mi ha fatto sentire sempre a casa. A San Foca, dove ho preso casa con gli amici, ho amato la tranquillità tipica dei paesini e le buone cene che mi preparava Flavio del Puntarenas, a Torre Specchia. Entrambi sono diventati miei amici non vedo l’ora di tornare per riabbracciarli».

Il ricordo più bello della permanenza a Lecce.

«Il giorno della proiezione del film, al cinema Massimo. Per me che sono un attore, fare un film con Ferzan, farlo nel Salento, presentarlo davanti ai salentini è stata un’emozione forte. Sull’applauso finale che non finiva più ho trattenuto le lacrime, ma è stata dura».

Cosa mette in valigia quando parte dal Salento?

«I sorrisi di tutti gli amici che ho lasciato».

Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 15:17