Rianimazione finalmente vuota: fuori pericolo l'ultima paziente

Sabato 16 Maggio 2020 di Maurizio DISTANTE
Mentre proprio nelle scorse ore l'ultima paziente ricoverata per Covid in terapia intensiva all'ospedale Perino ha lasciato il reparto, si comincia a pensare alla fase 2 anche per le strutture sanitarie. Qui, la riduzione del rischio di contagio passa da un'approfondita, corretta e costante sanificazione degli ambienti nei quali il virus ha maggiori possibilità di circolazione.

Intanto, però, Asl e Comune esultano per quella che il sindaco Riccardo Rossi, ringraziando tutti gli operatori del reparto di terapia intensiva, definisce «la notizia più bella degli ultimi giorni». L'Azienda sanitaria locale, infatti, ha annunciato che nella giornata di ieri è stata dimessa dalla Rianimazione l'unica paziente rimasta in reparto, un'ospite della residenza Il Focolare. La donna, 83 anni, è stata trasferita nel reparto di Malattie infettive.
Sul fronte della prevenzione, che sarà fondamentale nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, per potenziare il servizio già esistente e giudicato appropriato dai responsabili, sono in arrivo a Brindisi nuovi macchinari a raggi ultravioletti/ozono che consentono una sanificazione sicura ed ecologica di automezzi, locali e apparecchiature. Lo ha reso noto Flavio Maria Roseto, amministratore unico e responsabile tecnico della Sanitaservice, che ha risposto alle richieste avanzate dalla Cgil Funzione pubblica: il sindacato aveva chiesto ai vertici della sanità locale attenzione proprio alla sanificazione delle strutture per evitare una recrudescenza del virus negli ambienti sanitari.

«Il nostro programma di sanificazione - spiega Roseto è accurato. Per ogni zona vengono eseguiti tre interventi. Nel primo, si procede con la micronebulizzazione di un prodotto decontaminante, nel secondo si nebulizza un prodotto a base di cloro per disinfettare pareti, pavimenti, suppellettili e macchinari e nel terzo si passa alla disinfezione e alla pulizia manuale, sempre con il cloro. Dopo circa 45 minuti è possibile riutilizzare gli ambienti».

L'amministratore della Sanitaservice, poi, prosegue illustrando i compiti dei dipendenti responsabili del servizio, che «seguono un corso di formazione e utilizzano i dispositivi di protezione: maschera semifacciale bifiltro, indumenti di sicurezza e guanti in lattice monouso, sovrascarpe. Tutti gli interventi sono tracciati e al termine delle operazioni viene rilasciato un certificato di esecuzione. La nostra squadra è composta da 18 operatori. Sei sono impegnati h24 nelle operazioni di sanificazione delle aree esterne e comuni di ogni struttura dell'Asl, mentre cinque si occupano, sempre h24, della disinfezione di percorsi covid, stanze e ascensori dell'ospedale Perrino».

Il protocollo riguarda non solo l'ospedale ma anche il territorio: in qualità di responsabile tecnico, Roseto si avvale di una serie di collaboratori che si occupano delle diverse aree di intervento: «Ci sono un coordinatore tecnico part-time e cinque referenti del servizio di sanificazione che si occupano, rispettivamente, dell'ospedale Perrino, dell'area Mesagne-San Pietro Vernotico, del territorio di Brindisi, di Francavilla Fontana-Ceglie Messapica e della zona di Ostuni, Fasano e Cisternino».

Il chiarimento è stato stimolato dalle richieste della Cgil Fp che si è rivolta ai vertici Asl per ottenere delle risposte sulle iniziative volte a potenziare il servizio ritenuto cruciale per evitare che le strutture sanitarie diventino dei ricettacoli del virus, come sarebbe accaduto, secondo Pancrazio Tedesco, segretario dell'organizzazione, per la klebsiella in moltissimi presìdi sparsi per l'Italia. «Non ci si può cullare - ha sottolineato Tedesco - in false sicurezze: bisogna assumere comportamenti finalizzati a evitare che l'epidemia da sars-cov-2 diventi endemica, come appare quella da klebsiella. La consapevolezza della difficoltà a prevedere l'evoluzione della diffusione del covid-19 obbliga l'amministrazione a non rimanere cieca, impreparata e fatalista sulla possibilità di un'endemia e di un outbreak locali del coronavirus. Al di là dei modelli matematici che possono non prevedere con certezza la presenza di eventi superinfettivi, non c'è dubbio che sono i comportamenti organizzativi della sanità pubblica ad avere un grande effetto sul numero riproduttivo di base del virus».

La Cgil, in sostanza, chiede alla Sanitaservice di seguire un dettagliato programma di intervento ambientale, i corretti canali di approvvigionamento, eventuale sanificazione o smaltimento di attrezzature e indumenti da lavoro, un'ottimale organizzazione del lavoro in base alle dimensioni dell'ambiente da sanificare e in base alla diversa esposizione alla contaminazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA