Ostuni, parcheggi sugli scogli e centro storico invaso: il turismo da ripensare

Ostuni, parcheggi sugli scogli e centro storico invaso: il turismo da ripensare
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Sabato 16 Luglio 2022, 16:25

È lodevole l’intenzione della Commissione straordinaria che governa il Comune di Ostuni di realizzare o ampliare parcheggi in prossimità delle spiagge del litorale, da Torre Pozzelle sino a Lido Morelli. I parcheggi sono in fase di sistemazione, così che solo tra Lido Pozzelle e Santa Lucia sarà possibile ottenere 200 nuovi stalli per autovetture, raddoppiando la iniziale disponibilità. Resta tuttavia la preoccupazione per quanto riguarda la realizzazione delle opere, soprattutto laddove, come nel caso di Torre Pozzelle, l’ampliamento del parcheggio già esistente avviene a pochi metri dal litorale, in aree che andrebbero preservate. E invece ora dal parcheggio, rimanendo in auto o nel camper, si può godere di una vista mare straordinaria, da privilegiati. A 5 stelle. Ma a dispetto della natura, a dispetto dell’ambiente, a dispetto di chi ancora crede (nei fatti, non a parole) che i beni pubblici vadano preservati e che la sostenibilità ambientale debba essere parte di ogni scelta sia pubblica che privata.

La proposta

Negli anni scorsi è stata la proprietà del villaggio turistico Th Resorts, la struttura alberghiera ex Valtur localizzata tra Torre Pozzelle e Lamaforca, a chiedere all’amministrazione comunale di Ostuni di rivedere l’accesso alla spiaggia di Lamaforca, dichiarandosi disponibile a mettere a disposizione terreni di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti (socia di Th Resorts) localizzati a 100 metri dalla spiaggia per evitare lo scempio delle autovetture che vengono parcheggiate a pochi metri dagli scogli. È stato il presidente di Th Resorts, Graziano Debellini a chiedere al sindaco pochi mesi prima del commissariamento del Comune, di «trovare insieme una soluzione condivisa con l’unico obiettivo di superare una situazione che sa di scandalo, poco rispettosa del creato e dell’ambiente, senza avere alcuna intenzione da parte nostra di privatizzare la spiaggia di Lamaforca», che è in parte libera e in parte in concessione al gruppo alberghiero che gestisce il villaggio turistico. È singolare che nell’assegnazione delle 5 Vele o della Bandiera Blu, le associazioni ambientaliste che partecipano alle assegnazioni contestino al Comune di Ostuni l’intenzione di realizzare alcuni resort, decidendo di cementificare il territorio, e poi non si accorgano di parcheggi e autovetture a pochi metri dal mare.

Le auto a ridosso del mare

«A me sembra intollerabile che possano ancora esserci condizioni tali per cui si parcheggia sugli scogli. Abbiamo cercato in passato di bloccare la strada di accesso, che è di nostra proprietà, ma i blocchi sono stati subito rimossi», ricorda Debellini. «Abbiamo quindi deciso di mettere a disposizione aree nella nostra disponibilità a 100 metri dalla spiaggia e dichiarato al Comune l’intenzione di realizzare a nostre spese il parcheggio e anche di gestirlo. Ci sembrava e ci sembra una posizione che tutti dovrebbero condividere per evitare di continuare a offendere la natura e a fare scandalo con una gestione dei beni pubblici. La nostra battaglia per garantire un uso pubblico sostenibile degli arenili e del territorio in generale continuerà», conclude Debellini.

«Il turismo va governato»

Giuseppe Pagliara, amministratore delegato del gruppo Nicolaus/Valtur, condivide la posizione di Debellini e ribadisce la necessità di «evitare interventi di eccessiva antropizzazione sia delle spiagge che dei centri storici». «Il turismo, come ogni altra attività economica, va governato. Ci sono scelte da compiere. E individuare parcheggi a ridosso delle spiagge non mi pare una scelta condivisibile. Basti ricordare che in tante città, in zone di particolare pregio naturalistico e ambientale, anche su molte spiagge, ormai si ragiona in termini di numero chiuso o di numero programmato di visitatori. Altro che auto in spiaggia. Al contrario a Ostuni si lavora alla creazione di altri parcheggi a ridosso degli arenili», dice ancora Pagliara. L’amministratore del gruppo Nicolaus/Valtur pone il problema dell’overtourism, definito dalla World tourism organization (Unwto) come «l’impatto negativo che il turismo, all’interno di una destinazione o in parte di essa, ha sulla qualità di vita percepita dei residenti e/o sull’esperienza del visitatore». «Permettere che le località turistiche di pregio, aree naturali e centri storici vivano senza che i flussi siano governati in sinergia tra pubblico e privato è un errore. E le conseguenze si vedono in termini di caos, di ordine pubblico, di rifiuti in ogni angolo di strada, di scarsa vivibilità, di condizioni insomma che sono valutate negativamente da chi abita abitualmente in quelle zone e dagli stessi turisti, i quali invece vogliono vivere esperienze in condizioni di sostenibilità e scelgono la destinazione pensando anche alla sostenibilità del luogo», evidenzia Pagliara.

L'overtourism

La Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento Europeo nel 2018 definì l’overtourism come «la situazione nella quale l’impatto del turismo, in un certo momento e in una certa località, eccede la soglia della capacità fisica, ecologica, sociale, economica, psicologica e/o politica». Ci sono tanti comuni turisticamente rilevanti dove i cittadini residenti (e anche i turisti) si ritrovano ormai in questa definizione. È il caso certamente del Comune di Ostuni, dove la commissione straordinaria ha emanato nei giorni scorsi tre ordinanze per regolamentare: le emissioni sonore; l’orario di vendita di alcolici e superalcolici; l’orario di vendita degli esercizi del settore alimentare o misto e delle attività artigianali (quest’ultima ordinanza è stata rivista e modificata). L’obiettivo di tutte le ordinanze è quella di tutelare la tranquillità e il riposo dei residenti. Tutte le ordinanze sono state contestate dai titolari di attività di vendita, in particolare per quanto riguarda la farraginosità e a volte l’incongruenza delle norme relative agli orari e alle attività di vendita di vendita. Le reazioni dei commercianti sono legittime ma spropositate, soprattutto quando sostengono il diritto di impresa costituzionalmente garantito, ma molti di loro (non tutti per la verità) dimenticano che nella Costituzione si fa riferimento anche al pagamento delle tasse (cioè all’emissione degli scontrini fiscali). L’overtourism porta con sé l’aumento degli incassi in nero in varie attività, sicché le entrate vanno nella tasche dei privati, le esternalità negative (alto costo della vita, città sporca, caos) si scaricano sui cittadini residenti e anche sui turisti che hanno scelto Ostuni, convinti di poter vivere una vacanza esperienziale in un contesto di assoluto valore ambientale e paesaggistico. Va ricordato che nel 2019 il pil pro capite di Ostuni turistica fu di 16mila euro circa, quello di San Pancrazio Salentino (comune agricolo) di 15 mila. Dunque, la produttività (ufficiale) del turismo stenta a emergere se questi sono i numeri.

Ordinanze a tempo

La movida va regolata, con controlli e indicazioni adeguate, con il coinvolgimento degli operatori commerciali. Ma i controlli a Ostuni con il passare degli anni sono diventati sempre di meno, sino a sparire quasi, e i commercianti si sono convinti che tutto è possibile, soprattutto perché bisogna uscire dalla crisi provocata dal Covid. È mancato quindi l’equilibrio, è mancata la politica. Non solo da quando è in carica la Commissione straordinaria. Le ordinanze anti-movida (come i nuovi parcheggi) pensate per garantire un equilibrio tra diversi interessi, hanno alimentato il caos. Poi le ordinanze hanno valore (a parte quella relativa alle emissioni sonore) sino al 5 agosto. Dal 6 non si capisce se ci saranno norme più restrittive o si tornerà al liberi tutti. E con i controlli.

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