«Metodi e slogan fascisti»: rischio processo per 33 indagati. C'è anche una candidata alle Europee

«Metodi e slogan fascisti»: rischio processo per 33 indagati. C'è anche una candidata alle Europee
Aggressione al corteo antifascista a Bari: per 33 indagati, militanti di Casapound, c'è il rischio processo. E nell'avvio di conclusione delle indagini preliminari, notificato nelle scorse ore, compare anche una candidata alle Europee, Lucia Picicci.

Si tratta dell'inchiesta barese su Casapound e sull'aggressione del 21 settembre compiuta da militanti del movimento di estrema destra nei confronti di manifestanti che avevano appena partecipato ad un corteo antifascista e antirazzista.

Sono coinvolti nella vicenda due brindisini, un cegliese un ostunese e due leccesi, uno di Carmiano e l'altro di Veglie. I brindisini sono Alessandro Cavallo, 22 anni, di Ostuni e Roberto Stivali, di 48 anni di Ceglie Messapica. I due leccesi invece sono Ilario Mazzotta, 21 anni di Veglie, e Matteo Verdoscia, di 25 anni.

Tutti e quattro rispondono insieme ad altri di aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista e in particolare per aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica.
Stivali e Mazzotta rispondono anche dell'aver usato armi (sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cintura dei pantaloni) per aggredire quattro persone.

I 33 nomi erano contenuti (insieme ad altre due posizioni stralciate, perché riferite a minorenni) nel decreto di sequestro preventivo della sede di Casapound che risale al dicembre scorso e che è stato di recente confermato dalla Corte di Cassazione.
«Casapound è riportato nel decreto di sequestro è un partito politico considerato di estrema destra per le evidenti visioni estreme sull'immigrazione e sul nazionalismo».
Vi è una narrazione puntuale dell'episodio, avvenuto al quartiere Libertà, su cui sono state svolte indagini. Nell'aggressione rimasero ferite tre persone: Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista, Antonio Perillo, assistente parlamentare dell'eurodeputata Eleonora Forenza (anche lei presente al momento dell'aggressione) e Claudio Riccio di Sinistra Italiana.

Si occupò delle indagini la Digos di Bari, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi. Ai dieci «picchiatori» e ad altre 20 persone, la Procura contesta i reati di «riorganizzazione del disciolto partito fascista» e «manifestazione fascista». Ipotesi confermata dal rinvenimento nella sede e a casa di alcuni indagati di «oggetti chiaramente riconducibili alla ideologia fascista»: bandiere nere con fascio littorio e con l'effige della «X Flottiglia Mas», un busto di Benito Mussolini e croce celtica, libri su Hitler e lo squadrismo, tra i quali una copia di Mein Kampf.

Il gip di Bari che ha poi disposto il sequestro, sottolineava «l'indole violenta e aggressiva legata a ragioni di estremismo ideologico e politico» dei militanti di Casapound che faceva «ritenere concreto il pericolo che, ove si presentino occasioni analoghe, legate a manifestazioni di pensiero a loro sgradite, possano tornare a usare la sede come base operativa per sferrare simili aggressioni organizzate».

Gli investigatori della Digos hanno quindi ricostruito, grazie ai video, i momenti della «spedizione punitiva». In quattro finirono in ospedale, alcuni con ferite profonde alla testa e al volto, presi di mira mentre accompagnavano due donne di colore con passeggini che, impaurite, passavano di lì per tornare a casa. Dopo l'aggressione e l'intervento delle forze dell'ordine per sedare gli animi, ci fu anche la reazione dei manifestanti antifascisti che si scagliarono con calci e pugni contro poliziotti e carabinieri.
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Giovedì 9 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento: 11:18