Ex sindaco scrive a Mattarella: «Comune sciolto ingiustamente. Torto alla democrazia»

Massimo Lanzilotti
Massimo Lanzilotti
di Danilo SANTORO
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Domenica 10 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:43

BRINDISI - La lettera è indirizzata direttamente al Presidente della Repubblica, corredata non solo dalle sentenze di assoluzione, ma anche dalle motivazioni dei singoli giudici, che analizzando le circostanze oggi d’indagine hanno evidenziato “l’assenza di elementi per ipotizzare collegamenti a clan mafiosi”. A scrivere al Presidente Sergio Mattarella sono Massimo Lanzilotti e Francesco Leoci, ex sindaco e presidente del consiglio comunale di Carovigno, sciolto per infiltrazione della criminalità il 12 marzo 2021. Lanzilotti e Leoci hanno indirizzato la loro istanza anche al Premier Mario Draghi ed al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Nei contenuti delle loro richieste l’auspicio di una riforma dell’art. 143 del Testo Unico degli Enti Locali, che prevede il provvedimento più duro per le amministrazioni. Richieste di modifiche dello stesso riferimento normativo che appena 48 ore fa sono giunte anche dal governatore della Puglia Michele Emiliano, che ha ribadito la “necessità di migliorare e precisare questa legge”. 

La lettera

Istanze indirizzate ai vertici dello Stato che dagli ex amministratori di Carovigno sono motivate dalle valutazioni anche dei giudici. «La Commissione di accesso ispettivo inviata dal Prefetto, sulle cui conclusioni è stato emanato il provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale di Carovigno, per sua stessa ammissione, ha basato le sue valutazioni “approfondendo” le risultanze dell’ordinanza di custodia cautelare emessa l’8 giugno del 2020 dal Gip del Tribunale di Lecce Simona Panzera. Ma se la Commissione -scrivono Lanzilotti e Leoci- avesse correttamente letto l’ordinanza di custodia cautelare non sarebbe pervenuta alle errate conclusioni cui è pervenuta e il Comune di Carovigno non avrebbe subito il provvedimento di cui all’art. 143 Tuel nell’assoluta assenza dei presupposti che lo potevano legittimare». Nell’ordinanza del Gip, viene precisato che: “Il mancato riconoscimento di una piattaforma indiziaria pregnante ed univoca a carico dei Saponaro in relazione alla ipotizzata appartenenza a clan mafiosi preclude ex se la possibilità di configurare la contestata condotta di concorso esterno in associazione di tipo mafioso”. Reato per il quale i due ex amministratori sono stati assolti con formula piena dal Gup del tribunale di Lecce. Respinta anche la richiesta d’incandidabilità per loro: Massimo Lanzilotti e Francesco Leoci potranno essere candidati sin dal prossimo appuntamento elettorale. 
«Nessuna delle nostre azioni è stata diretta a favorire la criminalità in genere e la criminalità organizzata. Questa verità ha trovato una conferma significativa nella sentenza penale. Dunque il convincimento dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose – insistono Lanzilotti e Leoci- si è formato sulla proposta del Prefetto, ma smentita da una sentenza penale irrevocabile per l’assenza dei fatti contestati dal Prefetto stesso». Da qui le valutazioni che da qui a breve interessano il Comune di Carovigno, in particolare sulla possibilità che alla scadenza dei 18 mesi (settembre 2022) possano essere concessi ulteriori sei mesi di attività della commissione straordinaria. 

Gli interrogativi

«Come mai non siamo stati ascoltati in audizione dalla stessa Commissione? Come è stato possibile disporre lo scioglimento di un consiglio comunale quando a mancare era proprio il presupposto essenziale dello scioglimento e cioè la criminalità organizzata di tipo mafioso? Come è possibile lontanamente anche immaginare di prorogare di ulteriori sei mesi la scadenza della Commissione Straordinaria? Che democrazia è questa che toglie ingiustamente a una città la possibilità di avere un Sindaco eletto? Che democrazia è questa che permetterebbe il permanere di una Commissione Straordinaria nonostante non ci siano i presupposti?».
«Noi - concludono nella lettera inviata al Presidente Mattarella ed al premier Draghi- siamo fortemente convinti che la procedura dello scioglimento ex art. 143 meriti grande attenzione: non tutti possono sopportare una ingiusta accusa che getta ombre e sospetti su amministratori onesti, anche quando si è assolti con sentenza passata in giudicato».

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