Bari, allarme malavita e scatta la scarcerazione del boss Parisi. Il procuratore Rossi: «Al momento giusto ci sarà la dovuta attenzione»

Bari, allarme malavita e scatta la scarcerazione del boss Parisi. Il procuratore Rossi: «Al momento giusto ci sarà la dovuta attenzione»
di Roberta GRASSI
4 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Marzo 2022, 21:38 - Ultimo aggiornamento: 21:45

Negli uffici della procura si lavora costantemente, e non c’è spazio per alcun allarmismo. Bari è una città complessa, lo sanno gli inquirenti, è ben noto alle istituzioni. Negli ultimi giorni l’escalation delinquenziale è stata multiforme: un agguato in danno di due fidanzatini in auto, al quartiere San Paolo. Ferito gravemente lui, colpita di striscio lei, 15 anni appena. In precedenza c’erano state spaccate, atti vandalici. L’azione delle baby gang. Infine gli ori rubati a San Nicola, furto sacrilego che ha suscitato un’indignazione trasversale e una prontissima risposta delle forze dell’ordine.

Il faro acceso della Dia

Le dinamiche criminali della città sono state delineate con dovizia di particolari nelle relazioni al parlamento della Direzione investigativa antimafia, ma anche nei report annuali dei magistrati del distretto. Lo spaccio di sostanze stupefacenti è ritenuto il business principale della malavita organizzata. Ad impensierire, ma non troppo, la Direzione distrettuale antimafia c’è ora la notizia della futura ma non lontana scarcerazione del boss Savinuccio Parisi, il re di Japigia, questione già presa in carico dai pm baresi in chiave preventiva: «Non è imminente» ha spiegato il procuratore della Repubblica, Roberto Rossi. Il fine pena per Parisi è previsto per la fine della prossima estate o addirittura per l’autunno. Ma il monito del numero uno dei pubblici ministeri è stato chiaro: «Al momento giusto ci sarà la dovuta attenzione».

Parisi è ritenuto uno dei vertici indiscussi della malavita barese. Tornerà a casa, libero, dopo aver scontato la sua pena. E se è vero che i confini di un carcere non sono più da tempo un limite per la gestione degli affari, in tutte le compagini criminali che si conoscono, è ancor più assodato che in assenza di restrizioni vi sono altri rischi da tenere in considerazione. Specie in territori in cui ci sono lotte silenti o esplicite per la spartizione degli spazi.

Spetta alla Dda monitorare tutto questo, anche prevederlo se è il caso. E il pool barese lo ha già fatto in modo tale da non doversi trovare impreparato. Vengono verificati periodicamente i cosiddetti “fine pena”, al momento non dovrebbero esservene altri fra gli “eccellenti”. Si continua per altro a indagare, a scavare, su ciò che è accaduto di recente sebbene si stia concretizzando l’ipotesi che l’ultimo dei fattacci, la raffica di spari contro l’utilitaria a bordo della quale c’era un 23enne noto alle forze dell’ordine e ritenuto vicino al clan Strisciuglio, possa avere anche altre letture, non per forza una interpretazione di “stampo mafioso”. L’atteggiamento è quello, sfrontato e sanguinario, di alcuni ambienti. Ma non è detto, a parere degli investigatori, che il movente sia per forza legato agli assetti della criminalità organizzata. Del resto sono molteplici i segnali di turbolenza in città, diverse le questioni da affrontare a tutela dell’ordine pubblico.

Il ritratto: faide sanguinose

Sullo sfondo resta il ritratto della Dia, relativo al secondo semestre del 2020: sanguinose faide, lotte intestine e un’ampia disponibilità di armi sono la fotografia di Bari città. Tre i clan storici: Parisi-Palermiti, Capriati – Strisciuglio e Mercante-Diomede. «Un contesto criminale – era specificato - in continua evoluzione caratterizzato da frequenti spaccature anche interne, sì da far ritenere tuttora sussistente una struttura orizzontale di tipo camorristico al cui interno nuovi soggetti sarebbero sempre pronti a rimpiazzare quelli neutralizzati dall’azione di contrasto dello Stato o da sanguinose faide».

Feroci le lotte di potere per conquistare posizioni di vertice. Quanto agli affari principali, si parla della gestione del traffico di droga, delle estorsioni, ma anche di usura, riciclaggio e infine della “moderna” distribuzione delle apparecchiature da gioco e intrattenimento. Il traffico di sostanze stupefacenti resta una delle principali risorse per la criminalità organizzata che sfrutterebbe i canali di approvvigionamento nazionali ed esteri dimostrando una elevata propensione alla collaborazione con organizzazioni criminali straniere, soprattutto albanesi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA