​​Superlega, quattro inglesi e l'Atletico Madrid verso il ritiro. Il Barça farà votare i soci. Vertice dei 12 club

Martedì 20 Aprile 2021
Superlega, Chelsea e Manchester City già verso il ritiro

Perde già i pezzi, dopo meno di 48 ore, la Superlega. Il Chelsea, il Manchester City e l'Atletico Madrid potrebbero essere le prime società ad abbandonare il progetto della Superlega: secondo la BBC, il Sun e la stampa spagnola i club starebbero preparando la documentazione necessaria per ritirare l'adesione alla costituzione della controversa competizione. In particolare il City ha formalizzato la sua uscita dalla Superlega, mentre il Chelsea si appresta a farlo. Lo conferma questa sera la Bbc citando fonti delle due società inglesi. Il progetto perde così due pezzi su 12, colpito pesantemente dalla protesta scatenatasi nel Regno Unito da parte dei tifosi, della stampa e di molti addetti ai lavori, protesta sostenuta decisamente del governo del Premier Boris Johnson. E in tarda serata sarebbe stato convocato un vertice dei 12 club che hanno fondato la Superlega.

E dopo Chelsea e Manchester City, secondo le indiscrezioni che stanno trapelando nelle ultime ore tra i media inglesi, altri due club inglesi - Arsenal e Manchester United - avrebbero deciso di fare un passo indietro, rinunciando alla Superlega. Dei sei club di Premier che avevano inizialmente aderito alla nuova costituzione, al momento solo Liverpool e Tottenham non avrebbero ancora fatto retromarcia.

E l'adesione del Barcellona al progetto della Superlega è condizionata all'approvazione dei soci, che saranno chiamati ad esperimersi al riguardo. Lo stabilisce, secondo quanto riferisce l'emittente TV3, una clausola fatta inserire dal presidente blaugrana Joan Laporta nel contratto al momento dell'ingresso del Barça nel 'panel' dei dodici club soci del progetto. Così il referendum sulla Superlega sarà oggetto della prossima Assemblea dei soci, che si terrà in data da stabilirsi. Ma Laporta, che ha già avuto il conforto dei legali che ha consultato, è stato chiaro: il Barcellona rimarrà nella Superlega solo se avrà il via libera dei soci, ovvero se prevarrà il Sì nelle votazioni. Altrimenti abbandonerà l'idea di far parte del super torneo.

La proteste

Da Downing Street ai vertici della Fa, dai capitani ai massimi dirigenti della Premier League, e ancora opinionisti tv e manager pluridecorati, fino alla stragrande maggioranza dei tifosi, schierati in prima fila - sui social come fuori dagli stadi, come quella dei tifosi del Chelsea, andati in scena a Stamford Bridge oggi - per esprimere la loro indignazione contro la Superlega, ritenuta alla stregua di «un'aberrazione sportiva» nel paese che ha codificato le regole del calcio.

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La scossa iniziale, prodotta domenica sera dal comunicato della Superlega, è presto diventata uno tsunami di proteste e accuse, da parte del mondo del calcio d'Oltremanica.

 

Compreso il governo britannico, che fin da subito si è schierato dalla parte dei tifosi contro «un'operazione di pura avidità». Anche oggi, al cospetto dei vertici del calcio nazionale, il Premier Boris Johnson ha ribadito che farà «tutto il possibile» per impedire che vada in porto il controverso piano. Un impegno ribadito in un editoriale pubblicato sul Sun, il tabloid più letto dai tifosi. Come un atto di guerra, che non è escluso potrebbe tradursi anche in clamorose proposte legislative ai danni delle sei società ribelli, come auspicato dalla Federcalcio inglese. E dalla stessa Premier League, che oggi - senza i rappresentanti dei sei club reprobi - si è riunita in una seduta d'emergenza. All'ordine del giorno, le possibili ritorsioni contro gli scissionisti, colpevoli di «egoismo e tradimento».

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E mentre i dirigenti studiano le prossime mosse, e i tifosi - anche dei club sotto accusa - si mobilitano, cominciano ad affiorare - dai campi della massima divisione inglese - anche le prime voci di dissenso. Dopo Jurgen Klopp, il primo a dirsi contrario al progetto escludendo però le dimissioni, oggi è stato Pep Guardiola a liquidare la Superlega come «anti-sportiva», perché priva di meritocrazia. «Sono i proprietari che devono spiegare al più presto il perché di questa decisione - le parole del tecnico spagnolo -. Quando non c'è correlazione tra prestazione e risultati, non c'è sport», ha aggiunto il tecnico catalano. Altrettanto esplicito il giudizio di Marcus Rashford, che ha pubblicato sul suo profilo Instagram la foto di uno striscione che ricorda come «il calcio è dei tifosi». Un'iniziativa personale alla quale presto potrebbe seguire quella coordinata di tutta la categoria, dopo che Jordan Henderson, capitano del Liverpool, ha convocato i capitani di tutte le squadre della Premier per discutere se assumere una posizione unita e compatta contro la Superlega.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 22:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA