Roberta Ragusa, la figlia Alessia si tatua il nome della mamma: «Sarai sempre parte di me»

Mercoledì 4 Dicembre 2019 di Veronica Cursi

«Una mamma ti insegna a vivere, a rialzarti quando cadi, a lottare con tutte le tue forze in ciò in cui credi. Ma soprattutto una mamma ti ama incondizionatamente, un amore che dura per sempre, un po’ come l’inchiostro di un tatuaggio impresso sulla pelle. A te, mamma, che eri, sei e sarai sempre parte di me».

Alessia Logli ha 19 anni, qualcuno dice che ha «gli occhi profondi di sua madre» Roberta Ragusa, l'imprenditrice pisana svanita nel nulla il 13 gennaio 2012 e mai più ritrovata. Per il suo omicidio il marito Antonio Logli è stato condannato a 20 anni di carcere. E per Alessia e suo fratello Daniele è stato un altro lutto.
All'epoca dei fatti Alessia aveva 11 anni ed era una bimba spensierata, «certo non esiste la famiglia del Mulino Bianco», aveva detto una volta intervendo in una trasmissione tv dopo la scomparsa della madre, ma almeno allora una famiglia ce l'aveva. Roberta era una madre premurosa. «Con il papà c'erano delle incomprensioni come succede a tutte le adolescenti. Scatti d’ira del babbo? Nella norma». E invece ora si ritrova con un papà rinchiuso in carcere a Livorno, che continua a proclamarsi innocente, e la nuova compagna del padre, l’ex babysitter Sara Calzolaio, con cui vive nella vecchia casa di famiglia.
 


«Ci insegnano a contare i secondi, i minuti, le ore, i giorni, gli anni - scrive Alessia sul suo profilo Instagram - Ma nessuno ci spiega il valore di un attimo». Quegli attimi che lei ora non potrà mai più rivivere. 
 
 

Roberta fu uccisa, secondo i giudici, per motivi di natura economica. Il rapporto coniugale «si era logorato per la duratura relazione extraconiugale intrattenuta da Logli proprio con Sara Calzolaio. La Ragusa era divenuta consapevole sospettando anche l'identità dell'amante del marito» e voleva separarsi ma il marito «temeva le conseguenze economiche» di quest'azione visto che «la coppia aveva interessi patrimoniali ed economici strettamente connessi». Secondo i giudici della Suprema corte, Logli ha cercato di «allontanare da sé i sospetti» e «distogliere le indagini dalla sua persona», ma gli inquirenti hanno comunque documentato «le anomalie comportamentali dell'imputato» come «l'omessa partecipazione alle ricerche» della moglie e «la riluttanza a divulgare» le sue fotografie, fino all'«eliminazione del giubbotto indossato nella serata precedente, sottratto volutamente agli accertamenti di polizia e mai più rinvenuto». Infine, l'esperimento effettuato la notte del 25 gennaio 2013 per «verificare se fosse possibile vedere all'interno di un veicolo parcheggiato in strada al buio dopo che la Tv aveva diffuso la notizia dell'esistenza di un teste che lo aveva visto litigare con una donna in via Ulisse Dini». «Solo chi realmente si era trovato a vivere quella situazione per propria esperienza diretta - hanno spiegato i giudici - era consapevole della veridicità della testimonianza».
 

I SOCIAL Alessia in questa lunga storia giudiziaria ha sempre difeso suo padre. Sul suo profilo social scorrono le immagini di una ragazza come tante, le foto romantiche con il fidanzato, gli abbracci con le amiche, i viaggi. Ma mai un ricordo della sua famiglia fatta a pezzi. Ha preferito rimanere in silenzio. Fino ad oggi. Che con una foto su Instagram racconta il dolore, incancellabile, come quel tatuaggio che ha scelto di farsi su un fianco. Alessia si è tatuata sulla pelle quell'amore che nessuno potrà portarle via e scriversi il nome di sua madre Roberta, perché lei, loro, quello che erano, rimarrano per sempre.
 


 

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 11:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA