Puglia, i medici scrivono al ministro Speranza: nel mirino Lopalco e la gestione della sanità pugliese

Martedì 13 Aprile 2021

I sindacati pugliesi dei medici scrivono al ministro della Salute Roberto Speranza. Nel mirino finiscono Lopalco e la gestione pugliese della sanità. E chiedono i controlli dei Nas per verificare la conformità alle vigenti normative in materia di livelli essenziali di assistenza, livelli essenziali di organizzazione e di tutela della salute e della sicurezza nelle strutture ospedaliere e para-ospedaliere in cui ci si prende cura di pazienti affetti da SarsCov2 nel territorio della Puglia ed in particolare della città metropolitana di Bari.

La lettera

Secondo i sindacati dei medici (ANAAO-ASSOMED, AAROI-EMAC, FPCGIL MEDICI, FASSID, FED CISL Medici Veterinari Dirigenti sanitari, , CIMO-FESMED, Uil Fpl medici, FVM) la pandemia non ha colpito solo la popolazione, ma «soprattutto la macchina organizzativa dell’Assessorato alla Salute e del Dipartimento Salute della Regione Puglia evidenziando, in maniera netta, la scarsa considerazione dell’evoluzione pandemica dal marzo scorso e l’assente progettualità sulle strutture da dedicare alla nuova ondata e, soprattutto, sul personale sanitario da reclutare per la gestione emergenziale». Dopo la discutibile gestione della pandemia dello scorso anno, dicono i medici ricordando il «“Piano Ospedaliero Coronavirus”, piani non applicati e smentiti da Lopalco ed Emiliano; il contact tracing  saltato perché il Professore ha ritenuto non fosse necessario eseguire tamponi a tappeto come in altre Regioni (“…siete malati di tamponite”, aveva detto) e, ancora oggi, il numero dei tamponi eseguiti in Puglia è un terzo di quello della Regione Toscana che ha meno degli abitanti della Puglia», la situazione oggi peggiora sempre più.

Le criticità

I medici mettono nero su bianco la lista delle criticità che devono affrontare igni giorno nella lotta al coronavirus: positività dei tamponi di circa il 13% a fronte di una media nazionale del 5-6%, occupazione dei posti letto di ambito medico (54%) e di terapia intensiva (46%) per pazienti COVID superiore alla soglia di allarme,  22 nuovi ingressi in terapia intensiva nella giornata di ieri, numero più alto in Italia,  permanenza di ore delle ambulanze del 118 per sbarellare i pazienti in molti Ospedali,  mortalità e letalità superiore ad altre Regioni con la mortalità totale, nell’ultima settimana, a Bari di 124 osservati rispetto ai 50 attesi con eccesso, statisticamente significativo, nel periodo 1-15 marzo dell’85% a fronte di percentuali decisamente più bassi per le altre Regioni,  confusione totale sulla gestione della vaccinazione anti SARS Cov 2 con valutazione negativa portata ad esempio di inefficienza anche a livello internazionale. «Non è neppure chiaro il pieno rispetto delle disposizioni di sicurezza per tutti gli operatori sanitari previste dal D.Lvo 81/08 in ambito della struttura Covid in Fiera del Levante cosi come di altre strutture sanitarie adibite od “arruolate” nell’ambito del territorio regionale nel trattamento di pazienti covid». 

La richiesta

Da qui la decisione di scrivere una lettera al ministro Roberto Speranza: «Si chiede all’onorevole Ministro Speranza, nell’ambito dei suoi poteri di ispezione e controllo, di voler urgentemente disporre, anche per il tramite del locale nucleo operativo dei NAS, tutte le opportune verifiche di conformità alle vigenti normative in materia di livelli essenziali di assistenza (Lea), livelli essenziali di organizzazione (Leo) e di tutela della salute e della sicurezza nelle strutture ospedaliere e para-ospedaliere in cui ci si prende cura di pazienti affetti da SarsCov2 nel territorio della Puglia ed in particolare della città metropolitana di Bari. Non è una aprioristica mancanza di fiducia nelle istituzioni Regionali, ma la constatazione, in relazione ad acclarati dati di fatto, di un fallimento. La Gente di Puglia merita rispetto, così come tutti gli Operatori Sanitari pugliesi che da un anno sono in prima linea “senza se e senza ma” e, soprattutto, meritano rispetto i nostri malati e i nostri morti». 

 

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