I sindacati lanciano l'allarme sul calo dell'attività nel porto di Taranto, chiesto un summit

Martedì 25 Gennaio 2022 di Nicola SAMMALI
L'attività al molo polisettoriale

La scheda degli arrivi programmati al terminal container del porto di Taranto lo conferma. Il numero di navi della compagnia francese Cma Cgm calerà. Preludio, forse, di un inaspettato disinteresse verso lo scalo. 
A dicembre scorso, infatti, sembrava che il traffico della Cma potesse consolidarsi a Taranto. A causa delle forti congestioni dei porti del Pireo e di Malta, e di conseguenza anche di altri porti italiani, la Cma aveva deciso di portare qui le navi che non trovavano in quel momento approdi nel Mediterraneo. Una soluzione temporanea, che poteva avere però risvolti per il futuro, secondo quanto era stato prospettato dalla stessa Cma, stabilizzando il traffico delle rotte transoceaniche su Taranto. 

I sindacati 


I sindacati sono in allarme e chiedono un incontro urgente all’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, per non perdere una reale possibilità di crescita, determinante anche sul piano occupazionale. «Non siamo un terminal di riserva». Fino al 7 febbraio saranno complessivamente una ventina le navi aggiuntive che raggiungeranno il terminal container gestito dal gruppo turco Yilport, mentre ne sono state comunicate soltanto due per le settimane successive. 
In particolare, un arrivo è fissato il 14 e l’altro il 21 dello stesso mese. Poi, nulla. 
I segretari di categoria di Cgil (Michele De Ponzio), Cisl (Oronzo Fiorino) e Uil (Carmelo Sasso), non hanno dubbi: «È già finito il grande interesse di Cma Cgm e del suo ex manager Nicolas Sartini, ora co-ceo di Yilport». E avvertono: «Avevamo già intuito, dall’enfasi con la quale Yilport ha annunciato nelle scorse ore il contratto biennale per la movimentazione dei materiali del parco eolico («che non ci appassiona, sul territorio ci sono aziende storiche e consolidate che fanno quel traffico»), che non vi era altro all’orizzonte se non tornare ai ritmi prenatalizi, con una nave feeder alla settimana al terminal container. Chiederemo all’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, porto di Taranto, un urgente incontro per capire definitivamente i programmi commerciali del terminal che, in una fase di congestione e rivoluzione delle rotte nel Mediterraneo, non può restare in stand by nell’attesa di qualche nave Cma Cgm che non sa dove operare». 
Lo scenario si fa cupo. «Da Yilport e dal co-ceo Sartini - aggiungono - noi attendiamo la sottoscrizione di contratti commerciali per il traffico container che resta la destinazione d’uso preminente del terminal di Taranto e per il cui rilancio e sviluppo è stata rilasciata la concessione da parte dell’Autorità portuale». 
Lo sforzo dei lavoratori, che hanno affrontato turni a nastro di 12 ore, non è stato premiato dalla Csm. Il rischio, denunciano i sindacati, è che si torni alla situazione precedente, con una nave da 30-40 container a settimana. 
«Non possiamo avere un terminal fermo a disposizione della Cma». Le navi attualmente in rada sono di 300 metri di lunghezza, da mille container, impegnate sulle rotte oceaniche. «È l’acquisizione di queste linee che ci interessa, che fanno la differenza per lo sviluppo di un terminal, e non solo una nave da 100-120 metri con 30-40 container che fa da “taxi” tra Taranto e Malta una volta a settimana». Mancherebbero quindi «quelle rassicurazioni di Yilport sul traffico che era stato posto a garanzia della richiesta di concessione. Non c’è neanche l’ombra dei numeri che avevano indicato. Sono due anni che non si vede un traffico stabile che faccia crescere l’attività, e siamo molto preoccupati». 

Il vertice 

L’incontro con l’Authority ci sarà nei prossimi giorni, per monitorare e capire cosa è stato fatto e quando saranno soddisfatti gli impegni di Yilport. «Altrimenti bisognerà mettere in discussione anche la concessione stessa». Una decina di giorni fa, incontrando i sindacati e l’Authority, il coo-ceo di Yilport Sartini, che sta temporaneamente guidando anche la società concessionaria San Cataldo Container Terminal (è subentrato a metà dicembre all’ex general manager Raffaella Del Prete), aveva annunciato 29 assunzioni per accompagnare proprio la crescita del traffico. Dieci lavoratori passerebbero da part time a full time, mentre 19 verrebbero assunti part time e a tempo determinato. «Quella promessa non si è ancora concretizzata».

 

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