Riesame dell'Aia, Mittal non ci sta e fa ricorso al Tar

Giovedì 8 Agosto 2019 di Tiziana FABBIANO
La nuova battaglia sull'ex Ilva torna nelle aule di tribunale. Come in pericoloso gioco dell'oca, i passi in avanti sono cancellati da un balzo all'indietro. E questa volta al centro dello scontro è il riesame dell'Autorizzazione Integrata Ambientale concessa nel 2017 con un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri. La partita triangola sempre tra Taranto, Bari e Roma. Nemmeno il tempo di chiudere il caso dell'immunità penale (sostituita l'altro ieri sera da una norma con tutele a scadenza dal Governo) che si apre un nuovo fronte collegato proprio all'Aia. E il rapporto tra la nuova proprietà del siderurgico jonico, il Governo e gli enti locali precipita nuovamente.

La notizia: ArcelorMittal ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale, il Tar Puglia, chiedendo l'annullamento del decreto del Ministero dell'Ambiente del 27 maggio scorso. Il decreto disponeva il riesame dell'Aia per lo stabilimento siderurgico di Taranto del 29 settembre 2017. Si riapriva, prima dell'estate, l'autorizzazione «al fine di introdurre eventuali condizioni aggiuntive motivate da ragioni sanitarie».
A chiedere la riapertura dell'Aia, come si ricorderà, era stato il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci alla luce delle relazioni sanitarie di Arpa Puglia e Asl Taranto. L'istanza del primo cittadino, del 21 maggio scorso, era stata accolta dal ministro dell'Ambiente Sergio Costa.
Un caso che sembrava ormai chiuso, almeno per ora. Non è stato così. Almeno fino a quando, l'altro ieri pomeriggio, al palazzo di città di Taranto è arrivata la notifica di ArcelorMittal contro il decreto di riesame dell'Aia. Il ricorso ha fatto infuriare il primo cittadino che ha parlato di «schiaffo alla città». «Sono stato tra quelli che si era adoperato per una convivenza civile e sostenibile, nel suo ruolo istituzionale e di responsabilità. Evidentemente qualcuno ha pensato che a Ferragosto fosse possibile l'ennesimo saccheggio e l'ulteriore presa in giro di questa città», ha detto.

Non meno duro il Governatore della Puglia che, appresa la notizia, ha già deciso i prossimi passi: «Ho già dato mandato all'Avvocatura regionale di intervenire ad opponendum nel giudizio al Tar Lecce», ha detto ieri pomeriggio il presidente della Regione, Michele Emiliano.
La nota del sindaco Melucci, in cui si è resa nota la decisione dell'impresa, non è stata meno pungente. Secondo Melucci l'azienda «non comprende quanto sia cruciale per Taranto il tema del danno sanitario, che non vuole arrendersi all'idea che, senza un quadro chiaro per il futuro in questo frangente, i tarantini tutti non consentiranno alcuna produzione, non sarà un comunicato stampa o un protocollo di intesa che risolveranno la questione questa volta».

Il sindaco ha chiesto al ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio di convocare con urgenza gli enti locali. «Nessuno può sottrarsi in questo momento, ascoltiamo il grido delle parti sociali e decidiamo insieme come correggere la pessima strada che questo gestore ha imboccato, sempre che esso abbia davvero in animo di restare a Taranto. Ci aspettano giorni molto delicati e impegnativi. Valuteremo con calma il da farsi, senza paura, sempre razionali. Non si arretra di un passo per Taranto», ha affermato.

Due ore dopo la replica di ArcelorMittal Italia che, in qualità di gestore dello stabilimento siderurgico di Taranto, ha presentato la settimana scorsa il ricorso, definendolo «precauzionale». «Non perdere la facoltà di tutelare eventualmente i propri diritti precisa ArcelorMittal Italia non vuole in alcun modo contrastare lo spirito di piena e attiva collaborazione che la società sta dimostrando e vuole continuare ad avere con le Autorità competenti. ArcelorMittal Italia sottolinea infine che è impegnata con serietà nel realizzare tutti gli interventi del Piano ambientale, nel rispetto delle scadenze stabilite nel decreto Aia», è la dichiarazione pubblica che il colosso mondiale dell'acciaio affida ad una nota.
Anche la Regione, a più riprese, aveva chiesto il riesame dell'autorizzazione ambientale per il siderurgico, poi effettivamente concesso dal ministro Costa. Ed Emiliano quindi attacca direttamente ArcelorMittal: «L'affittuario brandisce oggi l'arma giurisdizionale per tentare di paralizzare l'unico atto che può riaprire il tema delle autorizzazioni ambientali, con il contributo istruttorio della Regione attraverso la valutazione preventiva di impatto sanitario commissionata all'Organizzazione Mondiale della Sanità. Noi non ci fermeremo e faremo tutto ciò che possibile per tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente». © RIPRODUZIONE RISERVATA