A San Pietro in Bevagna ci sarà un parco digitale

Lunedì 11 Gennaio 2021 di Francesca RANA

Catalogare ogni sito archeologico subacqueo italiano ed il patrimonio culturale subacqueo tra l'età antica, greco-romana, ed il 900, quando si troveranno i finanziamenti, sarà fra le primissime attività importanti di Barbara Davidde, nuovo soprintendente nazionale al Patrimonio Culturale Subacqueo, nominata a dicembre. La sua competenza spazierà tra le testimonianze sommerse nei mari italiani e l'archeologia, le belle arti ed il paesaggio, sulla terra ferma, in tutta la provincia di Taranto, incluso il cantiere appena consegnato al Parco Archeologico di Saturo.
Si è insediata, la settimana scorsa, nelle sedi ufficiali di Taranto, in via Duomo, al Convento di San Domenico, in città vecchia, e via Viola, al Convento di Sant'Antonio, al momento conta su un organico tarantino di 47 persone, nei prossimi mesi si potenzierà il personale di supporto nelle sedi operative presso le soprintendenze territoriali di Napoli e Venezia e si organizzerà la rete tra i nuclei subacquei in diverse soprintendenze uniche multidisciplinari.
«La Puglia - afferma in un colloquio nel borgo di Taranto - è una regione fortunata, perché ha un archivio georeferito aggiornato, grazie al progetto Archeomar realizzato insieme a Campania, Basilicata, Calabria, Toscana e Lazio. Dobbiamo coordinare sforzi e continuare a farlo. È necessario, aggiornare i dati di siti sommersi schedati in programmi ministeriali, nazionali e regionali. Occorre schedare coordinate, descrizione, stato di conservazione, livello di rischio, frequentazione estiva. Importantissima ed ambiziosa, la catalogazione coinvolgerà regioni e soprintendenze. Saranno controllate le vecchie segnalazioni non digitalizzate. Vorrei farla finanziare subito». Attraverso un accordo quadro con l'Istituto Centrale per il Restauro, potrà monitorare o portare a compimento progetti di conservazione finanziati con il Pon Cultura, avviati quando dirigeva il nucleo di interventi di archeologia subacquea, Restaurare sott'acqua, Musas 1, Musei di Archeologia Subacquea, sulle ricostruzioni virtuali di Baia ed Egnazia ed il prossimo, Musas 2: «La Soprintendenza avrà un ruolo. Verranno messe per iscritto tematiche e saranno portate avanti insieme, in ricerca e formazione. A San Pietro in Bevagna (dove si trova un giacimento di sarcofagi), ci sarà il terzo parco digitale, dopo Baia ed Egnazia. Oltre alle barche con il fondo trasparente, il pubblico subacqueo potrà vedere con i tablet la realtà aumentata di età romana. Insieme ai Musei di Campi Flegrei ed Egnazia, cercheremo una sede a San Pietro in Bevagna in accordo con il Comune. Vedremo cosa c'è. Vorremmo installare totem ed apparati subacquei, potremo iniziare a spendere i fondi a fine gennaio».
Ha ricordato i contatti avuti decenni fa con Arcangelo Alessio e la vecchia Soprintendenza Archeologica, quando si installavano i pannelli subacquei a San Pietro in Bevagna e si avviò uno studio su marmi e tecniche di pulitura. In generale, si valuterà il potenziale di tutti i siti, Torre Santa Sabina, approfondito in studi universitari ed altri, passati, recenti, mappati nel Piano Paesaggistico Territoriale, ed ancora inimmaginabili: «Riprenderò le fila di tutto. Porteremo a compimento progetti lasciati a metà. Il relitto recuperato a Torre Sgarrata è ancora nelle vasche di desalinizzazione. Vedremo se c'è possibilità di interventi conservativi e musealizzazione. Negli anni 60, si recuperava senza progettualità. Ora, c'è una coscienza diffusa ed è possibile lasciare in situ (in linea con la Convenzione Unesco di Parigi). Avremo l'occasione di studiare i recuperi di Peter Throckmorton».
Non si escludono intese con la Marina Militare sullo studio di relitti militari affondati il secolo scorso e c'è l'impegno ad organizzare incontri con la società civile: «Voglio cercare di promuovere la Soprintendenza con istituzioni, privati, Carabinieri, Capitaneria, Guardia costiera, pescatori, diving center. Importante è sensibilizzare e formare queste categorie, far comprendere l'importanza, proteggere e segnalare i ritrovamenti. Gli archeologi - prosegue la soprintendente - hanno il compito di dialogare con altre figure professionali ed impostare la fruizione. La programmazione è un po' mancata in passato. Tutte le varie soprintendenze hanno lavorato senza un coordinamento centrale. In genere, il Mibact fa affidamento su programmazioni ordinarie e Pon Cultura. Abbiamo tutta la progettazione europea ed importante è scrivere i progetti, averli nel cassetto, ed essere pronti a presentarli».
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Ultimo aggiornamento: 15:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA