La Bosnia accusa la Iena Pelazza: "Il servizio sui trafficanti d'armi è un falso".
Gli autori: "Tutto documentato"

Pelazza a Sarajevo durante il servizio contestato
Pelazza a Sarajevo durante il servizio contestato
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Sabato 8 Ottobre 2016, 17:55 - Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 10:14

Il servizio delle Iene sul presunto traffico di armi dalla Bosnia ai terroristi dell'Isis era una «bufala»: ne è convinta la procura di Sarajevo, che ha arrestato due uomini intervistati dal programma di Italia 1, i quali avrebbero confessato di essere stati pagati per fingersi trafficanti.

«Accuse false», replica il papà delle Iene Davide Parenti, che parla di «inchiesta documentata» attraverso «ore e ore di girato che saranno messe sul sito» della trasmissione. Anche Luigi Pelazza, autore del servizio, smentisce che si sia trattato di finzione e dichiara di non aver pagato nessuno. L'inviato delle Iene era già stato espulso qualche giorno fa dal Marocco, dove lavorava a un reportage sulla prostituzione minorile, con l'accusa di aver «filmato minori senza consenso».

Secondo la procura, Davor Jarcevic e Nermin Sejdic, i due uomini apparsi nel servizio del 2 ottobre, si sono finti trafficanti di armi e per recitare la parte sono stati pagati da Pelazza, confessando poi tutto nell'interrogatorio. Intanto - sostiene ancora la procura - sono state identificate le armi di provenienza bosniaca filmate nel servizio, mentre si continuano a cercare le altre, residuati bellici (1992-95), coinvolte nell'inchiesta. «Poiché il servizio tv ha danneggiato l'immagine della Bosnia Erzegovina, per ciò che riguarda la lotta al terrorismo», la procura «ha informato della vicenda le competenti autorità italiane per ulteriori procedimenti».

«Quello che so con certezza - spiega Parenti all'ANSA - è che abbiamo realizzato un'inchiesta straordinaria, che documenta come le armi rimaste in Bosnia dagli anni '90 siano quelle che hanno sparato a Charlie Hebdo, al Bataclan e in altri luoghi delle stragi collegate all'Isis in Europa. Pelazza è andato lì per cercare di capire chi vende queste armi, come si comprano e ha scoperto che è facile farlo. Dire dunque che abbiamo realizzato un fake è una balla cosmica». «Se il servizio andato in onda è di venti minuti - dice ancora il curatore delle Iene - abbiamo però ore e ore di girato e faremo in modo di renderlo pubblico, mettendolo sul nostro sito entro domattina. Non abbiamo nulla da nascondere».

Quanto ai soldi che sarebbero stati pagati ai presunti testimoni, «abbiamo dato cento euro a questi manigoldi - spiega ancora Parenti - per essere credibili sulla nostra intenzione di provare il loro kalashnikov e di acquistarlo e ci siamo impegnati a saldare l'arma al momento della consegna». Il ministro della sicurezza bosniaco Dragan Mektic sottolinea che «la storia presentata dal giornalista è tendenziosa e volutamente sensazionalistica, dannosa per l'immagine del Paese». «Tuttavia - ammette - è un dato di fatto che in Bosnia esistono armi fuori controllo e che i contrabbandieri le acquistano; noi nei Balcani occidentali abbiamo questo problema e non c'è differenza alcuna tra Bosnia, Macedonia, Kosovo, Serbia e pure Croazia: in tutti i paesi dell'ex Jugoslavia, ad eccezione della Slovenia, si possono acquistare armi illegali, è un problema di cui noi parliamo apertamente». 

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