Vaccini, liste non rispettate: in attesa anziani e operatori delle Rsa. Emiliano invia gli ispettori nelle Asl

Martedì 26 Gennaio 2021 di Nazareno DINOI

Anche la Regione Puglia decide di far chiarezza sui cosiddetti furbetti del vaccino, e per verificare se effettivamente ci sia stato o meno un mancato rispetto delle liste nella fase 1, il governatore ha incaricato gli ispettori del Nirs, Nucleo ispettivo regionale sanitario, di far luce sulla vicenda. Sotto la lente d'ingrandimento le somministrazioni effettuate nel mese di gennaio, allo scopo di verificare se siano state effettuate vaccinazioni anche a chi non era nella lista delle priorità, che invece includeva personale sanitario, personale e ospiti della Rsa. L'attività del Nirs nelle Asl pugliesi, precisa la Regione, sarà in ausilio e non si sostituirà a quella dei carabinieri del Nas e delle Procure.


Ma mentre si fa luce su quanti avrebbero aggirato gli elenchi garantendosi illegittimamente la somministrazione prima degli altri, tiene banco la polemica sulle poche vaccinazioni effettuate nelle Rsa. Tra i primi a sollevare il problema era stato la scorsa settimana il sindacato pensionati Cgil, In Puglia le persone vaccinate sono 81.654, ma solo 7.200 sono anziani dai 70 anni in su. «Cosa sta succedendo? Perché questo dato così basso?», aveva detto Gianni Forte. «È fin troppo evidente che gli anziani ricoverati nelle Rsa non sono stati presi in considerazione in maniera prioritaria».


L'accusa di Forte trova riscontro in un dato che si sta manifestando in maniera evidente proprio in queste ore, e cioè l'altissimo numero di focolai nelle Rsa pugliesi. E se è vero, da un lato, che per attendere l'effetto del vaccino occorre attendere che il richiamo, è altrettanto innegabile che dall'inserimento degli ospiti delle strutture per anziani nella lista della fase 1 ci si attendevano più confortanti sui casi di positività di chi vive negli ospizi. Non è così, come conferma il caso della Rsa San Vincenzo di Miggiano: è qui che si sono registrati 31 casi positivi (ma di questi, quattro si sono negativizzati). Pierluca Di Cagno, titolare della Rsa, afferma: «Come Rsa, avremmo dovuto essere in prima linea per le somministrazioni del vaccino: dall'Asl di Lecce ci hanno già fatto firmare le autorizzazioni a tutti i parenti, oltre che a tutti gli ospiti. Ma il problema ancora più grave, in questo momento, è la carenza di personale infermieristico da inserire in Rsa. In questo lungo anno di pandemia, diversi nostri operatori sanitari sono stati messi in quarantena fiduciaria, per avere avuto contatti stretti con persone contagiate. A questo si aggiunga il fatto che abbiamo perso 25 unità, che sono stati chiamati in emergenza dallo Stato. A quel punto dovevo recuperare quelle unità e mi sono rivolto all'Asl di Lecce: quest'ultima mi ha detto di rivolgermi alla Croce rossa italiana regionale, che mi ha messo in contatto con Cri di Lecce. La prima infermiera che mi hanno mandato se n'è andata dopo un giorno, perché non reggeva il carico di lavoro. Quando ho chiesto alla Cri di Lecce altri 2 infermieri, che avrei pagato 21 euro all'ora altra ingiustizia, visto che a mio parere non è giusto far gravare su un'azienda il costo di una pandemia che non dipende certo da noi - mi hanno risposto che i 2 infermieri erano in attesa di fare il richiamo del vaccini anti-Covid e che dovevo aspettare. Altro aspetto grave - continua Di Cagno - è che si debbano attendere almeno 36 ore per avere gli esiti dei tamponi dall'Asl di Lecce: in quel lasso di tempo può succedere di tutto, perché la maggior parte dei contagiati sono asintomatici. Ci sono dei vuoti normativi e organizzativi e anche l'Asl di Lecce deve dare priorità assoluta ai tamponi fatti in rsa rispetto agli altri».


Intanto, è salito ad una cinquantina il numero dei contagiati nel focolaio esploso nella Rsa Villa Francesco di Mottola. Diciassette tra il personale impiegato, custodi, addetti mensa, lavanderia e pulizie e circa trenta tra gli ospiti, quasi la totalità della capienza. La struttura ha avuto già due lutti tra gli anziani (ufficialmente non classificati come decessi da Covid) e diversi con sintomi anche gravi ricoverati nei reparti Covid della Asl ionica. In questo caso, però, tutti quanti, ricoverati e personale dipendente, erano stati già vaccinati con la prima dose ed attendevano il richiamo. Purtroppo il coronavirus è stato più veloce degli anticorpi che si sarebbero dovuti sviluppare dopo una settimana dopo la seconda somministrazione del vaccino. La situazione nella cittadina sul versante occidentale della provincia di Taranto è alquanto preoccupante. Lo ha capito bene il sindaco Giampiero Barulli che ieri ha invitato i concittadini alla massima cautela.

Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio, 08:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA