Emergenza e chirurgia, Puglia ancora indietro: bocciate Lecce e Taranto

Emergenza e chirurgia, Puglia ancora indietro: bocciate Lecce e Taranto
di Andrea TAFURO
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Venerdì 1 Luglio 2022, 05:00

Doppia bocciatura per la sanità pugliese: ieri quella del ministero, che ritiene la «produttività degli ospedali piuttosto bassa», oggi quella che arriva dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, secondo la quale le prestazioni assistenziali e sanitarie pugliesi hanno subito un arretramento causato non solo dalla pandemia, se è vero che regioni come il Veneto o la Toscana, pure travolte dal Covid e con una rete di ospedali principalmente pubblici, hanno fatto di più e meglio. Ogni anno il “Sant’Anna” valuta lo stato di salute delle aziende ospedaliere italiane e, quindi, dei sistemi sanitari regionali. Su una base di 450 indicatori differenti, il sistema della sanità pugliese ha registrato per il 2021 performance altalenanti, con una valutazione “media” al 34,88%. Percentuali frutto della valutazione “pessima” fatta per le Asl di Taranto (41,67%) e Lecce (37,84%), rispettivamente ultima e penultima, per esempio, per controlli cardiologici in regione, e la performance “scarsa” dell’Asl di Brindisi (29%), penultima per controllo neurologici (-43,34%). Sul fronte opposto performance positive per gli stessi parametri sono state ottenute dall’Asl di Bari (45,7% ottima e 17,1% buona) e dagli ospedali riuniti di Foggia, con performance “ottime” e “buone” nel 53% dei casi. 

Asl Lecce ultima per visite ginecologiche

L’Asl Lecce è ultima per visite di controllo ginecologiche, tuttavia recupera terreno sulla prescrizione farmaceutica e risulta la migliore sulla resilienza oncologica, ovvero il numero di interventi chirurgici non procrastinabili, effettuati durante la pandemia. Valori prossimi al 50% per le attività sanitarie classificate tra ottime e buone per il policlinico di Bari. Male invece la Asl Bat con il 30% di valutazioni “pessime”. Alla luce di più fattori considerati nell’analisi, dal contrasto alla pandemia all’erogazione di adeguati livelli di prestazioni sanitarie, la Puglia riceve voti bassi sull’emergenza urgenza e sui follow up ambulatoriali (-24,92%). Peggio ha fatto solo la Liguria con meno 25,1%. Calo che ha comunque riguardato anche i volumi per interventi chirurgici oncologici, ad eccezione degli interventi chirurgici per tumore alla prostata. 

I ricoveri

È stata registrata una contrazione del -13% dei ricoveri con almeno un intervento di angioplastica e del 26% per gli interventi di bypass (in media con le altre Regioni). L’incidenza di dimissioni volontarie – indicatore dell’apprezzamento da parte dell’utenza – resta il tallone di Achille del sistema, nonostante sia migliorato nel corso degli anni. Anche nell’assistenza domiciliare, la situazione rimane sostanzialmente invariata rispetto allo scorso anno: la percentuale di anziani curati in casa rimane sul 2%, un valore inferiore alla media. Dimissioni volontarie e assistenza domiciliare si confermano due delle criticità ataviche del sistema presenti anche nel report 2019. 
Luci e ombre per il percorso materno-infantile: se la proporzione di parti operativi si conferma contenuta, il ricorso a parti cesarei ed episiotomie è relativamente frequente (supera il 30% la percentuale di parti cesarei). Dato, quest’ultimo, in progressivo miglioramento rispetto al passato. In riferimento al percorso cronicità invece, il tasso di amputazione per diabete (indicatore triennale), nonostante un miglioramento rispetto al valore del 2019, è tuttora superiore alla media. Nel percorso oncologico, gli screening continuano a rappresentare un punto di debolezza. Difatti, anche le visite di controllo oncologiche sono calate a livello regionale del 26.4%. Più eterogenei i risultati per quanto riguarda la fase del “trattamento”. Se i tempi di attesa per mammella e retto sono più dilatati della media, quelli per prostata, utero, colon e retto sono contenuti. 

Anche i pronto soccorso sono stati messi sotto pressione: il tempo medio di permanenza aumenta del 4.7%, mentre è particolarmente marcato il calo dell’assistenza in emergenza domiciliare (- 18.3%). Il percorso emergenza-urgenza registra una performance media lungo tutte le fasi. In particolare, l’indicatore che misura l’intervallo di tempo che intercorre tra la ricezione della chiamata da parte della Centrale Operativa e l’arrivo del primo mezzo di soccorso sul posto (target) ha subito un peggioramento rispetto al 2020 (da 17 a 23 minuti). La Puglia paga maggiormente le difficoltà di ripresa dal terremoto pandemico, anche nel confronto con le altre regioni italiane. Nel dettaglio delle performance, per una visita di controllo ginecologico la Puglia (-13,47%) precede Basilicata, Piemonte, Umbria e Liguria, ma si attarda di diversi punti percentuali rispetto a Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia (-0,52%) e Toscana che fa segnare addirittura il +4,17%. Per i controlli neurologici il sistema sanitario pugliese, terzultimo, sfiora la zona rossa con -29,34%, pesantemente staccato nei volumi di attività da più regioni, con Toscana e Veneto ancora in vetta. La strada per una sanità efficiente e capace di competere con i servizi offerti al Centro-Nord, insomma, è ancora lunga.
 

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