Il ministero boccia la Puglia: «Ospedali poco produttivi»

Il ministero boccia la Puglia: «Ospedali poco produttivi»
di Andrea TAFURO
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Giovedì 30 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 12:49

Il ministero della Salute fa le pulci alla sanità pugliese e “boccia” la produttività dei reparti degli ospedali pubblici regionali, ritenendola «piuttosto bassa». Si fa, insomma, meno di quanto si dovrebbe e potrebbe fare. La richiesta di chiarimenti è arrivata nelle scorse settimane ai vertici dell’assessorato alla Sanità e, da qui, ai direttori generali delle aziende ospedaliere locali. Obiettivo: fare il punto sull’attività medica svolta sui territori dopo due anni di pandemia e, contestualmente, riorganizzare la rete ospedaliera dei posti letto anche alla luce della nuova, inattesa ondata estiva del Covid.

Recuperare il gap

Come evidenzia il ministero nella sua rilevazione, la Puglia deve recuperare circa il 40% dell’attività perduta nel 2020 e il 25% circa nel 2021, tra operazioni e visite saltate, liste d’attesa ferme, prestazioni sanitarie slittate troppo avanti nel tempo, blocco dei ricoveri e reparti a mezzo servizio dopo la riduzione dei posti letto decisa per mantenere il distanziamento e limitare al minimo la diffusione ospedaliera del virus. In alcuni casi le attività sanitarie si sono pressoché fermate con la completa chiusura dei reparti, come ad esempio quelli di Medicina generale, tutti riconvertiti per far posto ai pazienti contagiati da Sars-Cov2. A questo si aggiunge la carenza cronica di personale medico e infermieristico che, di fatto, complica ulteriormente i piani di ripartenza. 
I dati pugliesi rilevati dal ministero hanno spinto l’assessorato alla sanità retto da Rocco Palese e il dipartimento regionale di prevenzione della Salute, guidato da Vito Montanaro, a effettuare un aggiornamento del numero di posti letto effettivamente attivi, chiedendo inoltre alle Asl di riattivare tutti quelli «previsti dai vigenti atti di programmazione e, comunque, risultanti nel Sistema Informativo Edotto nella fase pre-emergenziale, superando anche le misure di sicurezza sul distanziamento». E a tal proposito, tra i punti chiave delle criticità emerse, i direttori generali delle aziende ospedaliere locali dovranno verificare anche la produttività dei reparti di tutti gli ospedali pubblici, quella che, appunto, secondo il ministero della Salute, continua a essere «piuttosto bassa». 

Montanaro: «Colpa del covid»

«È nella natura delle cose che dopo due anni e mezzo di Covid – spiega Montanaro - con reparti ospedalieri chiusi, distanziamento negli ambienti e conseguente riduzione dei posti letto, le percentuali delle prestazioni sanitarie, sia ambulatoriali che ospedalizzabili, siano arretrate. Agli ospedali pubblici di tutta Italia, il ministero ha quindi chiesto di accelerare con la produzione di assistenza sanitaria e a tal proposito ha stanziato un fondo specifico, che per la Puglia è di circa 32 milioni, da utilizzare per l’abbattimento delle liste d’attesa. Ritornando alle condizioni del passato – aggiunge Montanaro - ma con la necessaria accortezza dettata dalla nuova ondata di Covid, i numeri potranno tornare a crescere». 
Cosa si sarebbe potuto fare di diverso nella sanità pugliese per prevenire la valutazione negativa del ministero ed evitare questa fase complessa di recupero sulle prestazioni, resta tuttavia un quesito irrisolto. Oggi bisogna fare i conti con l’attività di affiancamento condotta dal ministero della Salute, attraverso la formulazione di pareri e valutazioni, di concerto con il ministero dell’Economia e finanze, sull’attuazione del Piano di Rientro e sull’analisi e il monitoraggio dell’assistenza sanitaria regionale. Una “pagellina” negativa per la Puglia che vede tra gli adempimenti da rispettare, il mantenimento nell’erogazione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza). «Al netto delle difficoltà affrontate sinora e dell’aumento dei ricoveri Covid che stiamo registrando – sottolinea Rodolfo Rollo, direttore generale dell’Asl Lecce – abbiamo dato disposizione a tutte le unità operative ospedaliere di adeguarsi al regolamento regionale sui posti letto dando così seguito alle richieste del ministero della Salute». Sperando di recuperare al più presto il tempo perduto.

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