Puglia e voto, il “metodo Emiliano” è regola: un banco di prova per tutti i partiti

Martedì 14 Giugno 2022 di Francesco G. GIOFFREDI

Attenzione, ancora una volta, alle parole. In politica mai casuali, seppur all'apparenza disordinate. E allora: centrosinistra, in Puglia, lo scandiscono in pochi, perché in effetti la mutazione strutturale è in corso da tempo. La coalizione cambia, dilata i confini, si tinge con le sfumature del civismo multicolor e mai uguale a se stesso, troppo vasta per essere etichettata centrosinistra e troppo varia per poterla classificare in altro modo. «La formazione che governa la Puglia», dichiara - scegliendo le sillabe - Michele Emiliano da Taranto, città scelta come avamposto simbolico di un'ennesima, nuova ripartenza verso obiettivi, ambizioni, rilanci. Magari in chiave nazionale.

Il punto però è proprio questo: l'alleanza extra-large e a geometria variabile (orientando la bussola ora al M5s, ora al centro e ora a destra) in Puglia è ormai metodo e dottrina politica, non è una sorpresa, stupirsi serve a poco, è regola e non più eccezione, ma l'orizzonte rimane di non facile lettura. Quasi ignoto. Il nodo è sempre lì: quale sbocco all'attivismo acchiappa-tutti di Emiliano? E quali effetti sui partiti, da sinistra a destra, soprattutto in ottica Politiche 2023? Big bang, bivio e test ora sono per tutti.

Le prospettive

Le ultime elezioni amministrative rafforzano in Puglia certezze e domande. Emiliano veleggia col pilota automatico, in campagna s'è permesso pure il lusso di spendersi lo stretto indispensabile. E ora alza il tiro dopo mesi di basso profilo: quello di Taranto - dice abbracciando il rieletto Rinaldo Melucci - «sicuramente è uno dei risultati più importanti in Italia perché qui la coalizione si è presentata nella stessa formazione che governa la Regione e nella stessa formazione che ci auguriamo possa governare l'Italia nelle prossime elezioni politiche». Come dire: se altrove vince il centrosinistra, in Puglia «vinco io», «vince la coalizione del governo pugliese». Avanti come un caterpillar, e proprio l'istantanea tarantina è un paradigma: il M5s, pur nella coalizione vincente, crolla ormai cannibalizzato dai suoi stessi alleati; il centrodestra, che candidava l'ex segretario provinciale dem e che ha portato pochi big nazionali per la campagna jonica, raccoglie le briciole.

E prima lista, sempre nel centrodestra, s'avviano a essere i Popolari di Massimiliano Stellato, che in Consiglio regionale è nella maggioranza del governatore.
Cortocircuiti, assetti liquidi, gettoni puntati a più tavoli. Lo stesso Marco Lacarra, segretario regionale Pd, inneggia al «campo largo» evocato dal leader nazionale Enrico Letta. Così giocando però su un equivoco lessicale: l'uno, il segretario nazionale, punta sull'asse con quel che resta del M5s, possibilmente arricchito da un rinnovato rapporto con l'area centrista-riformista (Italia viva, Azione); l'altro, Lacarra, s'aggancia al treno del rassemblement à la Emiliano, che raggruppa di tutto e un po' in base ai contesti, alle dinamiche locali, agli apparentamenti con gruppi dirigenti, al vento e ai momenti. Del resto, la frammentazione è da vertigine. Ma la leva strategica dello schema di Emiliano sta proprio in questo: scommettere su un fattore di debolezza (la frammentazione, appunto), elevarlo al rango di forza e opportunità, cementando il modello delle contaminazioni politiche e della capacità di andare oltre.

Le incognite

Le incognite resistono, si diceva. Anche nel Pd, che stucca molte rughe, in tanti contesti mostra pure segnali di salute, succhia voti al M5s, ma il rapporto col civismo è un enigma insolubile e pericoloso. E che caratterizzerà ancora il dibattito interno, anche in chiave congresso. I dem cercavano lo scatto d'orgoglio, la reazione è oscillante: primo partito a Taranto, al ballottaggio a Barletta, vittorioso o al secondo turno a Bitonto, Terlizzi, Martina, Galatone, Molfetta e Santeramo, fuori dalla partita a Galatina, Giovinazzo, Gravina, Castellaneta. Le relazioni pericolose con la galassia civica sono un roulette, alcuni termometri: Con, il movimento-listone di Emiliano, a Bitonto, Giovinazzo e Galatina fa altre scelte, e solo nel primo caso i dem riescono a spuntarla; i Popolari di varia natura optano per il centrodestra a Santeramo (ballottaggio contro Pd-Con) e a Gravina. Insomma: la coalizione che governa la Puglia si scompone e ricompone a piacimento. Il dividendo sarà pure immediato, ma di corto respiro. E l'effetto sfibramento finisce per ricadere sulle strategie a largo raggio e lungo termine del Pd, sulla tenuta del partito e infine sulla sua stessa identità: non poco, con vista 2023, quando bisognerà correre con profilo autonomo. La sinistra, in tutto ciò, fa quel che può, da comprimaria.

Emiliano potrebbe ora rilanciare lo schema a elastico su scala più ampia, i ma comunque non mancano. Il primo: senza la sponda di una legge elettorale, il civismo resterà recluso nel recinto dei territori. Il secondo ma: con il suo abito cangiante, il campo largo inteso alla Emiliano può dettare legge soprattutto su base locale, con patti occasionali, rischiando però di affievolirsi fino ad annacquarsi salendo di livello. Il tutto con una variabile finora rimasta un po' sottotraccia: la nuova-vecchia terra promessa del centro, area contendibile e appetibile per tutti. Per il Pd, innanzitutto. Ma pure per una nuova formazione neo-centrista e riformista. Oltre che per lo stesso Emiliano, che fiuta da tempo l'opportunità e lo spazio al centro, tanto da ammiccare a Mario Draghi. Campo largo, ma tanta confusione: si procede a tastoni e rimbalzando da un alleato all'altro.

La Puglia intanto, che nel 2018 era stata una delle regioni simbolo dell'avanzata pentastellata, diventa un teatro del tramonto M5s. Il movimento resta aggrappato ai governi cittadini di fatto solo laddove è in alleanza, con percentuali quasi sempre risibili. Mottola e Polignano le eccezioni: ballottaggio. È evidente la necessità di un ripensamento, di un orizzonte e di una strategia, i cinque stelle sono ormai tutto e nulla. È una questione nazionale, in Puglia amplificata dal logoramento a opera di Emiliano - sostenuto in Regione - e da passaggi a vuoto sui dossier cruciali.
E il centrodestra? Difende con le unghie qualche vittoria o sfida al secondo turno, da Castellaneta a Sava, da Giovinazzo (sottobraccio a Con) a Gravina e Santeramo, fallendo però in tante altre piazze: l'emblema è Terlizzi. Una tendenza dissonante rispetto alle performance nel resto d'Italia e alla spinta dei sondaggi nazionali. Per il 2023 ci vorrà altro passo. Incidono più fattori: Emiliano ha progressivamente eroso e svuotato le truppe del centrodestra pugliese, il ricambio generazionale è lento e faticoso, molte incrostazioni e veleni interni (ai partiti e nella coalizione) pesano come macigni. I simboli dei partiti sopravvivono poche volte, non sempre trainano o addirittura implodono. In qualche caso, i partiti di centrodestra hanno provato a sparigliare e a pescare il jolly del civismo, nei nomi e nell'impostazione. Segno dei tempi e di un nuovo ordine alla pugliese: per informazioni, citofonare in Regione.
 

Ultimo aggiornamento: 20:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA