Intervista a De Bortoli su attualità e politica: «Il Reddito penalizza i giovani: non aiuta a progredire a scuola»

Dall'economia alla politica, l'analisi di De Bortoli già direttore del Corriere della Sera e del Sole24Ore

Ferruccio De Bortoli
Ferruccio De Bortoli
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Sabato 29 Ottobre 2022, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 14:26

Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e del Sole24Ore, l'Istat segnala un'inflazione record all'11,9%. La premier Giorgia Meloni è stata molto critica con la Bce sull'ennesimo aumento dei tassi di interesse, che penalizzano i Paesi con un forte debito, come il nostro. La ricetta quasi liberista del Governo per risollevare l'economia - non disturbare chi fa impresa - pensa sia quella giusta?
«Ricette liberiste in questo Paese non sono mai state applicate. L'austerità è stata portata avanti, necessariamente, dal Governo Monti e poi dal Conte I, che ha ridotto all'osso il bilancio dello Stato pur avendo, in quegli stessi anni, varato due provvedimenti molto gravosi per i conti pubblici: il Reddito di Cittadinanza e la famigerata Quota 100, una delle peggiori riforme di sempre. Meloni ha detto una cosa importante e politicamente impegnativa: che non metterà a repentaglio la finanza pubblica, al punto che molti degli impegni programmatici saranno rinviati. Penso che l'economia italiana andrà meglio del previsto, tanto più che l'effetto dei servizi e del turismo sul Pil non è ancora stato misurato».
In Puglia una famiglia su quattro è sulla soglia della povertà relativa: ad agosto sono stati erogati assegni del Reddito di cittadinanza per 66 milioni di euro. Questo Governo intende cancellarlo o modificarlo profondamente. Cosa ne pensa?
«Il Governo si accorgerà che non potrà cancellarlo: avrebbe un serio problema di tenuta sociale. Penso farebbero bene a rivederlo, ma dimostrerebbero intelligenza politica se tenessero conto dei risultati della Commissione Saraceno. Il Reddito è un aiuto alla povertà, non una politica attiva del lavoro. E le due cose vanno separate».
Il lavoro è direttamente ancorato all'istruzione e alla formazione. Ma anche in questo caso i dati sono impietosi: al Sud ci sono ancora pochissimi laureati. Come si inverte questa tendenza?
«Purtroppo misure come il Reddito di cittadinanza non solo non sono un incentivo a trovare lavoro, ma non aiutano nemmeno a progredire negli studi. Dobbiamo chiederci se i sussidi non creino, soprattutto fra i giovani, l'idea che possa esistere un benessere di cittadinanza, che non c'è; l'idea che comunque vi sia uno Stato a proteggere i cittadini e che incentivi e aiuti come quello non riducano di molto lo stimolo delle persone a fare la propria parte nella società, producendo peraltro una messe di attività a nero che si è appena provveduto a giustificare con l'innalzamento dell'uso del contante».
A proposito di istruzione, le piace la nuova denominazione del ministero? Si chiama ministero dell'Istruzione e del Merito: c'è chi ritiene che questa dicitura sia, nei fatti, una giustificazione etica delle diseguaglianze.
«Non è così. La Costituzione promuove i capaci e i meritevoli. Il problema è quello di offrire a tutti, attraverso l'istruzione pubblica, un punto di partenza per sviluppare i propri talenti. Trovo puerile questo dibattito, motivato da un approccio ideologico e attento solo all'aspetto nominalistico dei problemi: denota superficialità e anche un certo imbarazzo».
Due giorni fa il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, ha incontrato le Regioni per discutere, informalmente, dell'autonomia differenziata. Tuttavia non sono stati ancora definiti i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Non corriamo il rischio di avere 20 sistemi d'istruzione diversi in un Paese che nella coesione nazionale ha uno dei suoi cardini? Il Sud pagherebbe uno scotto enorme a questa riforma.
«Non sono in grado di capire le sottigliezze del pensiero di Calderoli, che sostiene che tutte le Regioni dovrebbero fare la corsa ad avere più competenze. Il punto è che non è chiaro da dove debbano arrivare le risorse. Comprendo che l'autonomia differenziata, che è la battaglia della Lega, vorrebbe introdurre una concorrenza virtuosa e quindi avvicinare chi paga le tasse all'amministrazione che le impiega, ma la storia delle Regioni ci insegna che questo non è mai avvenuto purtroppo. L'istituzione delle Regioni è stato un grande errore e ora ci troviamo con quelle più ricche che insistono ad avere maggiori attribuzioni e allo stesso tempo dicono - ed è qui che non comprendo Calderoli che questo non comporterà il venir meno della solidarietà nazionale e dei meccanismi compensativi e perequativi che la sostengono. Dove trovano allora le risorse per garantire i Lep? Qualcuno deve pagare. E se ci fosse un minore versamento di tasse a livello locale, lo Stato si dovrebbe indebitare. Il debito, però, prima o poi ricadrà su qualcuno. Siamo un Paese che vive al di sopra delle proprie possibilità e non se ne è ancora reso conto».

La Lega sostiene che, così, si risolverà il problema della mala gestio nelle amministrazioni del Sud.
«Ma è un'altra cosa. È giusto esercitare la giusta pressione sulle Regioni del Mezzogiorno perché si diano da fare. Basti dire che abbiamo un ministro del Sud, Nello Musumeci, che da governatore della Sicilia non è riuscito a ottenere il finanziamento di un solo progetto del Pnrr: c'è da sentirsi male».
Pnrr sul quale ora la competenza è del ministro Raffaele Fitto, già governatore della Puglia.
«Affidargli quella della delega è stata un'ottima idea, perché ha buona competenza sul tema. Ancora un esempio: come si può pensare che la Regione Basilicata impieghi i fondi del Pnrr per fare una decina di musei della civiltà agricola? Quella stessa Basilicata dove è stata fatta la peggiore scelta di educazione civica che si possa fare: gli sconti in bolletta. Il consumo non è gratuito: la Regione avrebbe dovuto esercitare pressione perché vi fosse un maggiore risparmio energetico, altrimenti si va nella direzione opposta alla transizione ecologica. Nessuno, però, dice nulla».
A fine anno ci sarà una valutazione dei target raggiunti con la prima tranche di fondi del Pnrr. Fin qui si è speso su progetti già avviati. Ora, soprattutto al Sud, ci si scontrerà con l'inadeguatezza e l'insufficienza del personale negli uffici degli Enti locali.
«Abbiamo un Governo politico che può attivare i poteri sostitutivi, previsti dal Pnrr. Possiamo farcela. Il problema vero è creare le giuste competenze. La Puglia, per esempio, ha un capitale umano straordinario, come conferma anche il rettore del Politecnico di Bari».
Dalla Basilicata alla Puglia, il Consiglio regionale ha approvato una norma che prevede il pagamento di ristori da parte delle imprese che abbiano impianti sul territorio pugliese. Tap, per esempio, dovrà pagare il 3% del valore commerciale del gas trasportato. Confindustria e alcuni giuristi ritengono questa norma incostituzionale e difficilmente applicabile, perché retroattiva. Cosa ne pensa?
«Penso sia incostituzionale. E poi le aziende come dovrebbero giustificare una simile mossa ai loro azionisti? Forse sarebbe più efficace chiedere alcune forme di intervento sul welfare. Alcune proposte demagogiche sembrano irresistibili, ma sono viziate da un livello di applicabilità modesto e, se non si fanno, creano una disillusione molto forte. Un intervento di welfare, per esempio sulla mobilità, avrebbe più motivo d'essere perché le diseguaglianze si curano con i servizi, non con i ristori. Su Tap, se qualcuno facesse autocritica non sarebbe male».
La variante populista si è impossessata di tutte le forze politiche: è un fenomeno in via di dissipazione o va ritenuto ormai un fattore strutturale?
«Secondo me strutturale. È una mala pianta che cresce ovunque, accresciuta dalla globalizzazione e dalle pulsioni identitarie. Ciò pone una sfida ulteriore per una politica più sincera e responsabile: la società italiana è sana e merita un discorso di verità».
Giorgia Meloni prima donna presidente del Consiglio: ritiene abbia dato una lezione alla sinistra oppure no?
«La sinistra certamente ha promosso di più i diritti delle donne, ma la destra ha promosso di più le donne. A Milano come a Lecce la prima sindaca è stata di centrodestra. Non si può pensare, come è stato detto, che Meloni abbia scalato e rotto il soffitto di cristallo non occupandosi dei diritti delle donne: la sua è una storia tutta femminile, è cresciuta senza un padre. E anche la presenza discreta del suo compagno, che fa il lavoro del papà, è una bellissima lezione di parità».
 

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