L'incubo dei dazi di Trump sulle eccellenze pugliesi

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Massimiliano IAIA
Donald Trump
Torna l'incubo dazi, e sono a rischio naturalmente anche le specialità pugliesi, dall'olio al vino. Da oggi, infatti, con la conclusione della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio, gli Usa potrebbero imporre nuovi dazi su prodotti base della dieta mediterranea.

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A lanciare l'allarme è soprattutto Coldiretti, che pone l'attenzione sulle ripercussioni per i prodotti pugliesi, proprio dopo che nel 2019 la produzione dell'olio extravergine ha fatto registrare un aumento del 70-80%, dopo il drastico crollo registrato l'anno precedente a causa delle calamità.

«Con la nuova black list Trump - sottolinea la Coldiretti - minaccia di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del Made in Italy, a quasi tre mesi dall'entrata in vigore il 18 ottobre 2019 dei dazi aggiuntivi del 25% che hanno colpito per un valore di mezzo miliardo di euro prodotti italiani. L'olio extravergine d'oliva costa in Italia in media 8 euro al litro. Negli Usa il prezzo sale all'equivalente di 12,40 euro al litro che, con l'applicazione dei dazi al 100% passerebbe a 24,77 euro al litro», denuncia Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia. «L'olio è il terzo prodotto pugliese più esportato - insiste Muraglia - e rappresenta il 9% dell'export di olio dall'Italia».

La Puglia produce oltre il 50% dell'olio extravergine di oliva italiano, «con un grande sforzo - proseguono da Coldiretti - da parte di olivicoltori e frantoiani di arrivare sui mercati nazionali ed esteri con un prodotto di alta qualità e una rinnovata immagine e visibilità, rispondendo alla crescente domanda mondiale su cui incide la maggiore consapevolezza degli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva, provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che anche negli Usa è attento alla qualità della propria alimentazione».

La mozzarella di latte di Puglia costa in media 7 euro al chilo. Negli Usa il prezzo al chilo è equivalente a 16-20 euro, che salirebbe a 40 euro, secondo Coldiretti, nel caso fossero applicati dazi pari al 100% del prodotto. Ora le tariffe sulla mozzarella sono di 2 euro al chilo.
Medesima sorte tocca al vino. «Con i dazi significherebbe che una bottiglia di Primitivo o Negroamaro da 5-6 euro a bottiglia in Italia nella grande distribuzione degli Stati Uniti può costare l'equivalente in dollari di 10-15 euro, con un dazio del 100% il prezzo arriverebbe a 20-30 euro», insiste Muraglia.

Il prezzo di un pacco di pasta che in Italia costa 1,5 euro al chilo, negli Usa sale a 2,75 euro al chilo che, con i dazi passerebbe a 3,75 euro al chilo. Ora sulla pasta le tariffe sono in media di 6 centesimi al chilo. Negli Usa quest'anno il Made in Italy è cresciuto fino ad ora più del doppio rispetto al mercato mondiale dove l'incremento è stato del 3,4%.

«L'Italia - precisa la Coldiretti - potrebbe addirittura essere dopo la Francia il paese più colpito e a pagare il conto più salato rischia di essere proprio l'agroalimentare con formaggi, vini, salumi, pasta, olio extravergine di oliva, ma anche la moda, le moto e la cosmetica. In pericolo sono soprattutto i formaggi per le pressioni della lobby dell'industria casearia Usa che ha addirittura scritto a Trump per chiedere di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l'industria del falso Made in Italy che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni dal Wisconsin alla California fino allo Stato di New York».
I nuovi dazi arriverebbero a quasi tre mesi dall'entrata in vigore dei dazi aggiuntivi del 25% che hanno colpito per un valore di mezzo miliardo di euro prodotti simbolo italiani come Parmigiano Reggiano e Grana Padano, salumi, agrumi e alcuni liquori come amari e limoncello.

Dopo la prima lettera dell'ottobre scorso e gli incontri a Bruxelles, la ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova è tornata a sollecitare Hogan perché metta in campo «ogni sforzo negoziale per scongiurare la penalizzazione che rischia di colpire ulteriormente da subito, e con un peso che si annuncia infinitamente maggiore del precedente, l'agricoltura e l'agroalimentare europei». Per Bellanova è fondamentale «mantenere l'unità d'azione dell'Unione Europea e la coesione tra Stati membri. Coesione che rischia invece di venire meno, laddove le nuove misure venissero a colpire in maniera sproporzionata alcune categorie di prodotti agroalimentari europei».

Dopo il settore lattiero-caseario, per Bellanova l'ampliamento ipotizzato nella lista finirebbe per colpire in Italia «filiere strategiche come quelle viti-vinicole, delle carni lavorate, dell'olio di uliva e degli agrumi. L'impatto non sarebbe sostenibile per le nostre imprese che hanno investito molto in questi anni e che, senza adeguate misure compensative, resterebbero di fatto escluse dal mercato americano». © RIPRODUZIONE RISERVATA