De Castris: «Troppe violazioni delle norme anticontagio, subito con le richieste di condanna»

Domenica 22 Marzo 2020 di Erasmo MARINAZZO
«È uno dei casi in cui la funzione della pena deve esplicitare tutto il suo potere di deterrenza; una deterrenza che va resa effettiva con una sanzione adeguata. Alla fine, in termini di comparazione degli interessi del bene giuridico tutelato, la valutazione più urgente da fare è fra la libertà di movimento ed il diritto alla vita ed alla salute. Nel nostro ordinamento costituzionale i secondi sono assolutamente prevalenti e indicano una strada interpretativa obbligata per il giudice penale. Bisogna tenere presente che la legge e la sua interpretazione, nei momenti della massima pressione, tutelano sempre il soggetto più debole». È il messaggio della Procura di Lecce attraverso il suo capo, il procuratore Leonardo Leone de Castris. Nella convinzione che anche l'autorità giudiziaria debba fare la sua parte in questa emergenza sanitaria. Con gli strumenti a disposizione.

Procuratore, è questo allora il vostro ruolo nella fase critica che sta attraversando il Paese?
«Ci siamo dati un orientamento interpretativo, dopo una riunione in conference call con i colleghi. L'orientamento è quello dell'ufficio, dunque. Abbiamo stabilito che costituisca interesse della collettività venire informata di come la Procura ritenga dare priorità alla trattazione delle violazioni dell'articolo 650 del codice penale. Ossia, le violazioni dell'ordine dell'autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, di ordine pubblico o di igiene. In premessa desidero fare pervenire un sincero ringraziamento alle forze dell'ordine ed ai medici impegnati in queste ore nel difficile lavoro di contenimento del contagio. Ed anche a chi fino ad oggi ha pagato le tasse e ci consente di avere un sistema sanitario di eccellenza».

Una premessa che consente di comprendere l'orientamento seguito. Questi fascicoli diventano dunque prioritari rispetto ad altri?
«Sì. Priorità nella trattazione delle violazioni dell'articolo 650 del codice penale in relazione ai decreti del presidente del Consiglio dei ministri, del ministro della Sanità, del presidente della Regione e, quando legittime, anche delle ordinanze dei sindaci. L'articolo 650 prevede, è bene ricordarlo, un ordine legittimo dato dalla autorità. La legge e le circolari del Csm attribuiscono al procuratore la facoltà-obbligo, nell'ambito della obbligatorietà dell'azione penale, di stabilire delle priorità in base alla gravità dei fatti o delle situazioni contingenti che vanno contestualizzate anche contemperando l'interesse pubblico. La violazione del 650, emesso in relazione a provvedimenti inerenti ragioni di giustizia, sicurezza pubblica o igiene, prevede l'arresto fino a tre mesi o l'ammenda. Deve essere chiaramente ribadito che si tratta di una violazione di natura penale e come tale, in caso di condanna destinata a rimanere a rimanere impressa nel certificato penale, destinato a restare nel casellario».

Concretamente cosa accadrà?
«L'orientamento della Procura è che da domani saremo operativi e, quindi, con assoluta priorità depositeremo al gip le richieste di decreto penale di condanna, curando che i tempi siano più celeri possibili per non correre il rischio che tra qualche anno il reato possa estinguersi per prescrizione. Da parte nostra c'è un impegno massiccio a ritenere prioritaria questa attività, così come si è soliti fare per i reati di mafia, contro la pubblica amministrazione, l'ambiente e i soggetti deboli».

Cosa vi ha indotto ad adottare questa interpretazione così rigida?
«La riflessione sul numero di denunce che ci sono arrivate. Quel numero dice come sia evidente che le cose non stanno andando come devono andare. Non spetta a me dare solleciti di alcun tipo, è un compito che spetta alla politica, ma il numero delle denunce ci ha indotto a fornire questi chiarimenti all'utenza amministrata; si tratta di una informazione sulle conseguenze penali di certi comportamenti che tendono ad ignorare o minimizzare l'emergenza sanitaria».

Come farete a gestire un così alto numero di fascicoli?
«È fisiologico che alcune denunce possano risultare infondate. Sarà compito nostro verificare caso per caso la rilevanza penale delle condotte; il giudice penale è sempre giudice del fatto e non delle strategie». Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 08:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA