Coronavirus, Cacciari: «Assisto a scene di follia collettiva. Scuole chiuse e discoteche aperte?»

Giovedì 27 Febbraio 2020 di Generoso PICONE

«Siamo alla follia collettiva», dice Massimo Cacciari, sconsolato in una Milano surreale deserta e semi paralizzata. «Ho camminato a piedi per qualche chilometro e ho incontrato quattro persone, dico quattro persone, con la mascherina. Sono andato in un importante studio legale e non c'era quasi nessuno. Ho saputo che le sarte di Prada si sono rifiutate di andare a Parigi dove era programmata una sfilata per non correre il timore di andare in quarantena. Mi hanno appena comunicato che dopo il Salone del Mobile è saltato anche quello del libro di Firenze e rischia di slittare pure l'altro a Torino. Ho dovuto annullare lezioni, esami e sessioni di laurea all'Università per non dire di conferenze che non so quando potrò mai recuperare. Certo, io non faccio Pil, ma se moltiplichiamo per cento questi problemi avremo il quadro di un Paese tramortito dalla paura. Ma dico: si può? Alla fine quale sarà il conto che dovremo pagare per quanto sta accadendo?», si chiede il filosofo già sindaco di Venezia e parlamentare, professore alla facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Cacciari, lei dunque ritiene che la reazione alla diffusione del Coronavirus sia sproporzionata?
«Mi pare chiaro che siamo di fronte a un virus sconosciuto, per il quale non è stato ancora trovato un vaccino, e che quindi occorra mettere in campo tutte le azioni adeguate per far fronte a questo tipo di emergenza. Non sottovaluto né banalizzo, insomma. Anzi: sono convinto che proprio il profilo del rischio attuale richieda l'urgenza di misure dettate dalla lucidità, dalla competenza e dalla responsabilità».

Invece?
«Invece constato che si sta procedendo in un clima di confusione totale. Che senso ha chiudere le scuole in aree dove non sono state registrati casi di Coronavirus se poi magari si tengono aperte le discoteche? Ho la percezione che chi dovrebbe assumere decisioni non abbia precisamente capito che cosa stia succedendo e, così, abbia perso l'autocontrollo indispensabile in frangenti del genere».

A chi si riferisce?
«A governo centrale, regioni, sindaci. Insomma: gli esperti affermano che siamo in presenza di un contagio e non di una epidemia, e in fondo che non si tratti della peste di Alessandro Manzoni lo avevamo compreso anche da soli. L'Istituto superiore di sanità ci ricorda che l'influenza di stagione provoca ogni anno in media il decesso di 8000 persone, nel 97 per cento con una patologia cronica preesistente. Oggi in Italia probabilmente per i controlli che il nostro sistema è in grado di effettuare sono stati riscontrati meno di 400 casi di Coronavirus, purtroppo con la morte di 11 persone che nella maggioranza erano già malate. Sono stati individuati i focolai del contagio e delimitate le zone di maggior pericolo. Allora: perché incentivare la diffusione di un panico collettivo che produce esclusivamente comportamenti folli?».

Già, perché?
«Perché la capacità di governare le emergenze è debole, drammaticamente debole».

Quando dice capacità di governare si riferisce al premier Giuseppe Conte e al consiglio dei ministri?
«Questo governo è debole perché ha paura. Una paura politica, di essere attaccato e contestato a ogni passo e allora cancella i voli dalla Cina, aderendo così alla logica isolazionista, senza concentrarsi sulle decisioni che avrebbero dovuto tranquillizzare il Paese e il mondo. Ora si svegli, agisca con un po' di razionalità perché gli effetti di questa crisi saranno tragiche per l'industria e il turismo».

Se questo è vero, se cioè il governo è debole, l'immagine dell'Italia del Coronavirus è di un Paese assai fragile.
«Vero. Un Paese fragile e senza cervello, che si lascia trascinare dagli eventi e manifesta il suo lato più vulnerabile».

Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio, 09:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA